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Specialità e nuove competenze Il professionista cambia volto

Addio al professionista tuttofare. Oggi, per essere competitivi sul mercato, serve specializzarsi nel settore giusto. Dall’avvocato, che da metà novembre avrà a disposizione 18 materie specifiche tra le quali scegliere, investire in formazione e diventare specialista in due anni. Al commercialista, che in ogni zona d’Italia potrà fruire di una scuola di alta formazione tra le 14 progettate a marzo scorso dal Consiglio nazionale, per affinare competenze specifiche ed essere sempre più vicino all’impresa, con la possibilità di diventare specialista una volta approvato il regolamento ad hoc da parte del ministero della giustizia. Al consulente del lavoro, che invece oggi può contare su un nuovo ventaglio di competenze specifiche create ex novo: certificazione dei contratti, asseverazione, nonché le nuove opportunità offerte dal Jobs act.

Per quanto riguarda le nuove specializzazioni forensi, si ricorda che le stesse entreranno in vigore il 14 novembre prossimo, ovvero 60 giorni dopo la pubblicazione in G.U. (n. 214 del 15 settembre 2015) del dm 12 agosto 2015, n. 144.

Le specializzazioni forensi. Gli avvocati potranno decidere di specializzarsi in una delle 18 materie previste dall’elenco contenuto nel regolamento del ministero della giustizia, che potrà essere rivisto e aggiornato.

Per conseguire il titolo di specialista è necessario seguire specifici corsi di specializzazione ad hoc che forniscano una formazione orientata all’esercizio della professione nel settore di specializzazione. Dopo due anni, 200 ore di formazione, delle quali almeno 100 frontali, e un esame scritto e orale al termine di ogni anno, nascerà quindi l’avvocato specializzato in diritto agrario, in diritto successorio, in diritti reali, diritto informatico e così via. Il quale, per mantenere il titolo, dovrà conseguire nel triennio almeno 75 crediti formativi e, comunque, non meno di 25 l’anno, partecipando a corsi di alta formazione nella materia prescelta.

In alternativa, dovrà dimostrare di aver esercitato la professione nel settore di specializzazione in modo continuativo, ovvero di aver seguito almeno 15 incarichi l’anno nel triennio di riferimento.

Commercialisti in trasformazione. La strada delle specializzazioni l’ha intrapresa anche il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, che ha in programma di modificare la propria legge professionale in tal senso. Servirà un regolamento ad hoc del ministro della giustizia ed ecco che il commercialista potrà diventare specialista. Intanto, a marzo scorso il Cndcec ha avviato il progetto di costituzione di 14 scuole di alta formazione sul territorio, investendo 2 milioni di euro. «Questo percorso è rivolto principalmente al futuro e ai giovani», spiega Massimo Miani, consigliere delegato alla formazione, «che dovranno entrare in studi maggiormente organizzati apportando competenze specifiche e trovando un ruolo diverso e con più valore aggiunto rispetto a quello attuale. Quanto agli attuali iscritti, invece, il progetto offre loro la possibilità di seguire nuove strade in un mercato in evoluzione che vedrà la flessione di attività come quella contabile e fiscale, anche alla luce delle ultime evoluzioni tecnologiche, come la fatturazione elettronica. Ci sarà bisogno, insomma, di un professionista consulente d’azienda sempre più vicino alle imprese».

Nuove competenze per i consulenti del lavoro. Il Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro ha scelto invece una strada alternativa alle specializzazioni. Ovvero, di accompagnare i professionisti, attraverso una naturale evoluzione, verso competenze create ex novo. L’asseverazione contributiva e retributiva delle imprese, nata a gennaio 2014 e avviata nei mesi scorsi, è solo un esempio di nuovi ambiti professionali dove il consulente del lavoro può essere protagonista. Per non parlare dei nuovi spazi professionali offerti dal Jobs act: per esempio, ai fini della corretta qualificazione del rapporto di lavoro, il legislatore, nella riforma dei contratti, ha previsto infatti che le parti potranno rivolgersi alle commissioni di certificazione, che sono costituite anche presso gli ordini dei consulenti del lavoro. In questo senso va la scuola di alta formazione di Treia e i forum di aggiornamento. Proprio a Treia, in occasione della Summer school, la Fondazione studi ha presentato una indagine sugli strumenti che stanno utilizzando le pmi per uscire dalla crisi economica. Con l’obiettivo di comprendere quali saranno le leve future delle imprese, dalle quali i consulenti del lavoro dovranno ripartire per acquisire nuove competenze e abilità da mettere a disposizione delle aziende. Il dato principale dell’indagine è che il web rappresenta lo strumento più importante per le azioni di promozione: nel 2014, il 65% delle nuove imprese con a capo giovani under 35 ha utilizzato infatti per le sue attività di affari il sito internet, le vendite online e i social network. In questo contesto, risulta fondamentale il ruolo del consulente del lavoro, che deve aggiornare le proprie competenze verso questi strumenti di rilancio dell’impresa e diventare consulente «strategico» dell’impresa.

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