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Specialisti grazie all’esperienza

Avvocato specialista si può diventare per comprovata esperienza, oltre che frequentando i corsi ad hoc. Bisogna tuttavia documentare una serie di requisiti sull’anzianità e l’esercizio della professione nel settore. A fare il punto, le faq del Consiglio dell’Ordine di Roma, che si affiancano alla nota illustrativa del Consiglio nazionale forense.

Quantità e qualità. Sono tredici i settori in cui il legale può acquisire il titolo: dal civile al penale fino all’amministrativo (si veda tabella in pagina); il primo settore, a sua volta, comprende al suo interno undici indirizzi, il secondo sette, il terzo otto. La comprovata esperienza richiede un’iscrizione all’albo di almeno otto anni senza interruzioni o sospensioni e l’esercizio dell’attività professionale nel settore nell’ultimo quinquennio; il tutto in modo assiduo, prevalente e continuativo. E per documentarla bisogna aver trattato almeno dieci incarichi fiduciari rilevanti per quantità e qualità, al netto delle duplicazioni: non contano dunque gli affari che hanno ad oggetto le stesse questioni giuridiche e prevedono un’analoga attività difensiva. Serve anche la «buona condotta» disciplinare: è necessario dichiarare di non aver riportato nei tre anni antecedenti l’istanza una sanzione deontologica definitiva, diversa dall’avvertimento, che deriva da una condotta contraria al dovere di competenza o di aggiornamento professionale. Il richiedente deve presentare la domanda al Consiglio dell’Ordine cui è iscritto, che verifica la regolarità e la trasmette al Cnf. I requisiti vanno autocertificati: i Coa offrono modulistica ad hoc sulla base del modello elaborato dal Consiglio nazionale. E per dimostrare l’attività svolta è richiesta la produzione di una relazione e di adeguata documentazione giudiziale e stragiudiziale. Occhio alla privacy: gli atti devono essere resi anonimi o pseudonimizziati in tutti i dati riferibili alla generalità delle parti.

Titoli e documenti. L’avvocato viene convocato dal Cnf per sostenere un colloquio sui titoli e i documenti prodotti: a valutarlo è una commissione di cinque membri – dei quali tre avvocati cassazionisti e due professori universitari di ruolo nella materia – uno nominato dal Consiglio nazionale e quattro dal ministero della Giustizia. Gli esaminatori tengono conto della rilevanza degli incarichi svolti. Spetta al Cnf riconoscere il titolo comunicando l’iscrizione nell’elenco al Coa e all’interessato: il conseguimento, tuttavia, non comporta una riserva di attività professionale. Sono salvi i qualificati ante litteram: chi prima del regolamento 163/20 ha seguito corsi almeno biennali promossi dagli organismi forensi può chiedere al Cnf il riconoscimento del titolo superando una prova scritta e orale. E i prof universitari? Possono indicare il titolo con le opportune specificazioni gli avvocati docenti di ruolo in materie giuridiche e coloro che hanno conseguito titoli accademici alla data di entrata in vigore della legge forense 247/12.

Mantenimento e revoca. Lo status di specialista, tuttavia, bisogna mantenerlo. E quindi ogni tre anni l’avvocato deve dimostrare all’Ordine di riferimento di aver adempiuto gli obblighi di formazione permanente nel settore. Ma può restare nell’elenco anche provando di aver svolto nel triennio l’attività da specialista, sempre «in modo assiduo, prevalente e continuativo». Il titolo, infine, può anche essere revocato: in caso di sanzione disciplinare definitiva, diversa dall’avvertimento; per l’inadempimento degli obblighi di formazione o di presentazione dei relativi documenti; per grave e comprovata carenza delle competenze specifiche.

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