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Specialisti, corsi da 200 ore

I corsi per acquisire il titolo di avvocato specialista dovranno avere durata almeno biennale e didattica non inferiore a 200 ore; la composizione del corpo docente dovrà essere mista ed adeguatamente qualificata; la didattica frontale non potrà essere inferiore alle 100 ore. È, inoltre, previsto anche l’obbligo di frequenza nella misura minima dell’80% della durata del corso ed al termine di ciascun anno di corso bisognerà sostenere almeno una prova scritta e orale.

Sulla Gazzetta Ufficiale del 15 settembre 2015 (n. 214) è stato pubblicato il dlgs n. 144/2015, recante disposizioni per il conseguimento e il mantenimento del titolo di avvocato specialista (si veda ItaliaOggi del 12 settembre).

Si prevede che le nuove disposizioni entreranno in vigore il prossimo 15 novembre (nei giorni scorsi diverse associazioni hanno manifestato la volontà di impugnare le norme).

Si tratta di un regolamento abbastanza articolato, con 16 articoli e cinque titoli, in cui si fornisce la definizione di avvocato specialista e si dettano i requisiti per conseguire e mantenere il titolo.

L’avvocato specialista

Nel regolamento viene definito specialista l’avvocato che ha acquisito il titolo in non più di due dei seguenti settori di specializzazione: diritto del lavoro, sindacale, della previdenza e dell’assistenza sociale; diritto dell’Unione europea; diritto internazionale; diritto penale; diritto amministrativo; diritto dell’informatica. diritto tributario, fiscale e doganale; diritto della navigazione e dei trasporti; diritti reali, di proprietà, delle locazioni e del condominio; diritto dell’ambiente; diritto industriale e delle proprietà intellettuali; diritto commerciale, della concorrenza e societario; diritto successorio; diritto dell’esecuzione forzata; diritto fallimentare e delle procedure concorsuali; diritto bancario e finanziario; diritto delle relazioni familiari, delle persone e dei minori; diritto agrario.

Diventare avvocato specialista

Per diventare avvocato specialista bisognerà presentare una domanda presso il consiglio dell’ordine d’appartenenza che, dopo aver verificato la regolarità della documentazione, la trasmetterà al Consiglio nazionale forense.

Potranno presentare domanda gli avvocati che negli ultimi cinque anni hanno frequentato con esito positivo i corsi di specializzazione organizzati dai Dipartimenti o dalle strutture di raccordo ai sensi di legge, degli ambiti di giurisprudenza delle università legalmente riconosciute e inserite nell’apposito elenco del Miur.

Potrà, altresì, diventare avvocato specialista che avrà maturato una comprovata esperienza nel settore di specializzazione.

Per comprovata esperienza si intende: una anzianità di iscrizione all’albo degli avvocati ininterrotta e senza sospensioni di almeno otto anni; e di avere esercitato negli ultimi cinque anni in modo assiduo, prevalente e continuativo attività di avvocato in uno dei settori di specializzazione comprovando di aver trattato nel quinquennio incarichi professionali pari, almeno, a 15 per anno.

Mantenimento del titolo

Al fine di mantenere il titolo, l’avvocato specialista, ogni tre anni dall’iscrizione, sarà chiamato a dichiarare e documentare al consiglio dell’ordine d’appartenenza l’adempimento degli obblighi di formazione permanente nel proprio settore di specializzazione.

L’avvocato dovrà, inoltre, dimostrare di avere partecipato in modo proficuo e continuativo a scuole o corsi di alta formazione nello specifico settore di specializzazione per un numero di crediti non inferiore a 75 nel triennio di riferimento e, comunque, a 25 per ciascun anno.

Oppure basterà provare di aver trattato almeno 15 incarichi professionali l’anno, rilevanti per quantità e qualità, nel proprio settore di specializzazione.

Revoca del titolo

Ultima nota rilevante riguarda la revoca del titolo che potrà essere revocato dal Cnf in forza di una comunicazione del Consigli dell’Ordine circondariale, che attesti l’irrogazione di sanzione disciplinare definitiva, diversa dall’avvertimento, a carico dell’avvocato, conseguente ad un comportamento realizzato in violazione del dovere di competenza o di aggiornamento professionale; oppure per non aver rispettato gli obblighi di formazione continua o non aver depositato nei tempi la documentazione richiesta.

Il Consiglio nazionale forense dovrà però prima sentire il professionista.

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