Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

«Spazio e difesa, il ruolo dell’Italia Alle piccole imprese 100 miliardi»

«Siamo molto attivi in due settori importanti per il futuro dell’industria europea: spazio e difesa. Credo che anche l’Italia sarà molto interessata». La commissaria Ue all’Industria e al mercato interno, la polacca Elzbieta Bienkowska, è stata a Milano per una serie di incontri. Ha visto anche il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, il numero uno di Assolombarda Gianfelice Rocca e il sottosegretario allo Sviluppo Ivan Scalfarotto. «A fine dicembre abbiamo adottato due piani strategici, i primi di sempre in questi due settori, molto importanti per l’innovazione europea. Numerose nuove aziende nate in Europa sono legate ai dati che forniscono i programmi spaziali Copernico e Galileo. Gli Stati membri hanno deciso di avere un piano di difesa comune, che avrà un impatto anche sull’industria».

Le tensioni tra Usa e Ue hanno raggiunto livelli un tempo impensabili. L’amministrazione Trump è molto aggressiva nel difendere l’industria americana. La Ue cosa farà?

«Abbiamo osservato con attenzione la situazione durante la campagna elettorale e continuiamo a farlo. Le decisioni prese dal nuovo presidente degli Stati Uniti sono molto preoccupanti, anche se non riguardano ancora questioni economiche. La migliore risposta della Ue è rafforzare il mercato unico, che non sta funzionando adeguatamente. Siamo un’economia forte, la più grande area economica nel mondo e dobbiamo usarlo a nostro vantaggio. Ma è anche vero che siamo l’alleato più vicino agli Usa, colpisce sentire certe dichiarazioni. Dobbiamo aspettare per risposte concrete, dure se sarà necessario».

La seconda incognita sul futuro dell’industria Ue riguarda la Brexit. Quali settori sono più a rischio?

«Abbiamo sentito un discorso deciso da parte del primo ministro britannico Theresa May, la situazione però non è ancora molto chiara anche se adesso sappiamo che vogliono lasciare il mercato unico, una scelta che secondo me sarà molto più dannosa per l’economia britannica che per quella europea. Mi ripeto: dobbiamo usare tutti i nostri strumenti per la creazione di un reale mercato unico. Non posso fare una lista dei settori dell’industria europea che soffriranno di più, di sicuro quello finanziario britannico».

In Europa si vede la ripresa, anche in Italia seppure in forma più debole. L’accesso al credito resta però uno dei problemi per le Pmi.

«Un terzo delle risorse del Fondo europeo per gli investimenti strategici è destinata alle Pmi. Tutti gli obiettivi del Piano Juncker sono stati finora raggiunti, certo la parte maggiore dei finanziamenti è andata ai progetti per le infrastrutture, ma un terzo dei 315 miliardi mobilitati andrà alle Pmi. Spesso l’accesso al credito è difficile per le aziende troppo piccole e innovative. Vogliamo creare l’ambiente e la struttura finanziaria per avere linee separate per alcuni settori specifici dell’economia europea. L’accesso al credito è importante, ma lo è altrettanto l’ambiente e la semplificazione della burocrazia. La Commissione ha però poteri limitati in questo campo, sono gli Stati che decidono le norme per le start up, come aprire l’azienda, quante tasse si devono pagare, l’assicurazione…».

È evidente che i Paesi del Nord Europa e quelli del Sud hanno modelli industriali diversi con esigenze differenti. La vicenda del riconoscimento del made in ne è la prova. Cosa può fare la Commissione?

«Rispetto al passato la nostra politica industriale è cambiata. Il mondo si muove velocemente e dobbiamo fronteggiare le nuove sfide tecnologiche e digitali. I settori industriali sono diversi ma ci sono alcuni argomenti che vanno toccati con una prospettiva europea: competenze, digitalizzazione, nuovi modelli di business. Nei prossimi mesi dovremo discutere una politica industriale europea che tenga conto del fatto che la produzione è fortemente legata ai servizi. In alcuni settori l’80% è rappresentato dai servizi e non più dai prodotti. Quanto al made in , la penso come l’Italia. Ma sfortunatamente non tutti gli Stati Ue sono d’accordo».

L’Europa è la prima destinazione turistica nel mondo. Cosa sta facendo la Commissione Ue per sviluppare il settore del turismo?

«Le nostre competenze nel turismo sono limitate ma questo non ci impedisce di dare segnali forti e contribuire al dibattito sullo sviluppo di questo settore che è tra i più importanti dell’industria europea, vale il 10% del Pil e milioni di posti di lavoro considerato anche l’indotto. Stiamo cercando di offrire nuove idee come ad esempio sulla sinergia tra industrie culturali e creative e turismo. La lamentela spesso è che non ci sono abbastanza fondi. Per questo abbiamo stilato una guidance per aiutare le aziende del settore turistico a districarsi tra i fondi Ue a disposizione».

La Commissione ha aperto il tavolo di mediazione tra Italia e Germania per il caso delle emissioni di Fca sollevato da Berlino. Giovedì scorso c’è stato il secondo incontro a livello tecnico. È ancora «scettica» sulla possibilità di arrivare a una conclusione entro fine febbraio?

«Quella è la data limite per l’Italia per fornire tutte le spiegazioni. Non commento un procedimento in corso. Comunque finché non si concluderà definitivamente lo scandalo delle emissioni non saremo in grado di andare avanti e l’automotive non potrà conservare la sua posizione di settore leader in Europa. Dobbiamo essere credibili e trasparenti e questo è per il bene di tutti, consumatori e produttori».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Non ha tempi, non ha luoghi, non ha obbligo di reperibilità: è lo smart working di ultima generazi...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Sono entusiasta di essere stato nominato ad di Unicredit, un’istituzione veramente paneuropea e ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il primo annuncio è arrivato all’ora di pranzo, quando John Elkann ha rivelato che la Ferrari pre...

Oggi sulla stampa