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Spazio, atomo e mare nei piani della ricerca

di Marzio Bartoloni

C'è la ricerca sul nucleare che, nonostante lo moratoria di un anno sulla costruzione delle centrali nel nostro Paese, va avanti e incassa in tutto 109 milioni, scommettendone 80 in una parternship italo-russa che studierà la fattibilità di un nuovissimo reattore a fusione. C'è la voglia di piantare la bandiera italiana nello spazio con il lancio di due super-satelliti di ultima generazione – costo 600 milioni in 7 anni – per scoprire dall'alto nuove risorse ambientali e difendere meglio i nostri interessi militari. C'è ovviamente il biotech che con 3 progetti per 80 milioni punta sulle frontiere della genetica, della diagnostica e della medicina predittiva. E la fisica di cui l'Italia, dai tempi di Enrico Fermi, è capofila con 250 milioni da spendere in un nuovo acceleratore per elettroni e positroni ad alta luminosità. E infine con un budegt da 450 milioni in 5 anni si studierà come sfruttare al meglio (dalla pesca al turismo) la materia prima di cui siamo più ricchi: il mare.

La ricerca pubblica, troppo spesso cenerentola del sistema Italia, riparte da alcune priorità ben definite per spendere al meglio le risorse contate a disposizione. Sono in tutto quattordici i «progetti bandiera» del ministero dell'Istruzione Università e Ricerca che dopo aver incassato il via libera del Cipe mercoledì scorso arriveranno in consiglio dei ministri nei prossimi giorni per mettere sul piatto 1,772 miliardi di investimenti pronti a diventare oltre 2,5 miliardi grazie a partnership con imprese e Pmi.

I fondi rientrano nella più ampia strategia del Programma nazionale della ricerca 2011-2013 che dopo lunga attesa (l'ultimo risale addirittura al 2007) è stato approvato dal Cipe e fissa strategie e obiettivi nella lunga marcia verso il target di spesa dell'1,53% del Pil in ricerca e sviluppo entro il 2020 (oggi spendiamo circa l'1%). Strategia che presto potrebbe vedere piovere nuove e inattese risorse: il ministro Mariastella Gelmini sta, infatti, studiando in questi giorni l'ipotesi di iniettare nuovo ossigeno nella ricerca industriale con altri 530 milioni di euro sui bandi Sud-Nord del Pon 2007-2013. Una boccata d'ossigeno che incassa il plauso di Confindustria: «Sappiamo che il ministro sta lavorando a questa ipotesi – ha spiegato ieri il presidente Emma Marcegaglia –, è un'ottima idea che Confindustria condivide e che credo interpreti anche le esigenze delle regioni». «La decisione ora – aggiunge la Marcegaglia – va presa al più presto». Molto soddisfatta anche Diana Bracco che in Confindustria ha la delega su ricerca e innovazione: «Questo aumento delle risorse – ha chiarito l'imprenditrice – eviterà che progetti di qualità restino esclusi dal finanziamento». I bandi Pon hanno, infatti, visto la mobilitazione di ben 1700 imprese, 200 università e centri di ricerca per un totale di 533 progetti presentati.

Ma per Diana Bracco è cruciale anche il via libera al Progamma nazionale della ricerca 2011-2013 e ai 14 progetti bandiera sui quali ha assicurato il massimo impegno di Confindustria per «garantire un'ampia partecipazione delle imprese così da assicurare ampie ricadute». Appena ci sarà l'ultimo sì di Palazzo Chigi i soldi dei progetti bandiera – che arrivano in gran parte dall'8% del fondo ordinario di finanziamento degli enti di ricerca – saranno a disposizione dei vari “capofila”: dal Consiglio nazionale delle ricerche all'Agenzia spaziale, dall'Istituto nazionale di fisica nucleare a quello di astrofisica. Oltre a nucleare, tlc, fisica e tecnologie marittime gli altri progetti puntano su fronti più tradizionali della ricerca: dai beni culturali (30 milioni a disposizione) alla promozione del made in Italy nel manifatturiero con 12 milioni da spendere nella costruzione della «fabbrica del futuro».

Per la rete degli enti di ricerca, nel pieno di un riordino voluto dal ministro Gelmini, quella dei progetti bandiera è sola la prima sfida che si trovano di fronte. Dal 1 gennaio di quest'anno infatti un altro 7% del loro fondo di finanziamento (poco meno di 150 milioni) sarà distribuito in base ai meriti su specifici programmi di ricerca.

 

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