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Spazio alla mediazione «ordinata»

La mediazione per ordine del giudice non può essere un “pro forma” ma deve essere effettiva. È questa l’interpretazione che dopo un anno dalle prime ordinanze del Tribunale di Firenze (del 17, 18 e 19 marzo 2014) continua a diffondersi e ad affermarsi quale opzione esegetica della riforma della mediazione civile adottata nel 2013 con il cosiddetto decreto “del fare” (decreto 69/2013).
Nel corso di questi mesi, infatti, sono state sempre più frequenti le decisioni di diversi tribunali che hanno aderito, in tutto o in parte, alle scelte ermeneutiche dei giudici fiorentini che hanno consolidato un principio in base al quale se il giudice dispone la mediazione in corso di causa la stessa deve svolgersi effettivamente, nel senso che al primo incontro le parti non possono limitarsi a esprimere una volontà negativa sullo svolgimento della mediazione e inoltre occorre che le parti – assistite dagli avvocati – partecipino personalmente restando eccezionale l’ipotesi della sostituzione mediante un rappresentante sostanziale.
In questa scia sempre più numerosi sono i provvedimenti dei giudici che dispongono la mediazione in corso di causa e sempre più sono quelli che seguono il solco tracciato dalle ordinanze di Firenze. Tra le più recenti l’ordinanza del 13 gennaio 2015 del Tribunale di Venezia (giudice Salerno), in materia di divisione di un compendio immobiliare, e due ordinanze del tribunale di Siracusa, una del 17 gennaio 2015 (giudice Muratore) in sede di opposizione a un decreto ingiuntivo e l’altra del 23 gennaio 2015 (giudice Rizzo), relativa a una causa che, giunta alla precisazione delle conclusioni, viene rinviata nello stato in cui si trova per la necessità di riorganizzazione del ruolo da parte del nuovo magistrato titolare dello stesso a tal fine ottimizzando il tempo necessario alla stessa. E proprio quest’ultima ordinanza contiene anche l’invito al mediatore «ad avanzare proposta conciliativa, pur in assenza di congiunte richieste delle parti» (scelta non da molti condivisa, ma che trova il suo precedente in qualche ordinanza del tribunale fiorentino).
Un particolare rilievo assumono poi alcune recenti ordinanze del Tribunale di Roma che è stato sempre in prima fila nel dare ampia e corretta attuazione alla mediazione demandata e anche alla proposta conciliativa giudiziale.
Il giudice capitolino (XIII sezione; giudice Moriconi) ritorna sulla mediazione disposta dal giudice con quattro ordinanze (la prima del 9 febbraio 2015) con le quali scioglie ogni precedente indugio ed afferma che «è richiesta l’effettiva partecipazione» ricordando che la mancata partecipazione (ovvero l’irrituale partecipazione) senza giustificato motivo oltre poter avere conseguenze sulla procedibilità della domanda è, in ogni caso, comportamento valutabile nel merito della causa.
Questi princìpi connotano anche l’ordinanza romana del 12 febbraio 2015 dove – secondo uno schema spesso utilizzato presso quel tribunale – il giudice formula dapprima una proposta conciliativa e, in caso di mancato accordo, dispone la mediazione. E l’esigenza di una mediazione demandata effettiva emerge anche nell’ordinanza del 19 febbraio 2015 resa in appello dal medesimo tribunale di Roma che ritiene opportuno, anche nella fase del gravame, tentare la mediazione, invitando espressamente la compagnia di assicurazioni convenuta a considerare che non apparirebbe giustificata una scelta aprioristica di rifiuto e di non partecipazione.
Ma l’ordinanza di maggior interesse, resa sempre il 19 febbraio 2015, è quella con la quale il Tribunale di Roma, in una causa su un risarcimento per danni derivanti da una insidia stradale, impone a Roma Capitale di svolgere la mediazione effettiva. Nel disporre la mediazione il giudice tiene conto del fatto notorio che l’ente territoriale solitamente non partecipa alle mediazioni nelle quali viene convocato. Ed allora, nel richiamare anche la circolare del Dfp n. 9/2012, rimarca come non possa ritenersi giustificabile «una scelta agnostica, immotivatamente anodina e deresponsabilizzata dell’amministrazione pubblica», che peraltro potrebbe esporre a danno erariale sotto il profilo delle conseguenze del mancato accordo sulla proposta del giudice e/o dell’invio in mediazione comparativamente valutato rispetto al contenuto della sentenza.

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