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Spazio al rito breve per tagliare i tempi del contenzioso

di Francesca Barbieri, Andrea Curiat e Valentina Melis

L'introduzione del rito abbreviato ad hoc per i processi sui licenziamenti potrebbe dare una boccata d'ossigeno ai Tribunali del lavoro, accorciando i tempi per arrivare alla sentenza, che oggi è mediamente, per il solo primo grado, di un anno e mezzo. Anche se sul territorio la situazione è differenziata: si va dal caso "virtuoso" del Tribunale di Milano, che – come sottolinea il presidente della sezione Lavoro Piero Martello – riesce a chiudere le cause in sei mesi e mezzo, al record negativo di Catania con una durata media del contenzioso di quattro anni.
Di sicuro, negli ultimi due anni, c'è stato un appesantimento del carico di lavoro dei Tribunali. In base all'elaborazione dei dati della direzione generale di statistica del ministero di Giustizia, i procedimenti pendenti nei tribunali in materia di contenzioso di lavoro privato sono aumentati del 9% tra il 2010 e il 2011, con un aumento dei nuovi fascicoli depositati del 24 per cento. Sul versante del pubblico impiego si sono registrati picchi del 27,5% sulle pendenze e del 62% sui nuovi procedimenti aperti nel corso dell'anno.
La carenza di organico
Anche l'eventuale nuovo rito, però, per quanto semplificato, dovrà affidarsi alle forze – già ridotte – dei giudici del lavoro: nei Tribunali sono 453 (426 giudici e 27 presidenti di sezione) per 284.365 processi pendenti in materia di lavoro privato e pubblico impiego. Vale a dire oltre 600 cause all'anno per magistrato.
La musica non cambia nelle Corti d'appello, dove i giudici del lavoro sono 181 (28 presidenti e 153 Consiglieri) per 62.316 processi (lavoro privato e pubblico impiego): in pratica 344 cause a testa.
Da una serie di interviste realizzate dal Sole 24 Ore del Lunedì ai presidenti delle sezioni Lavoro dei principali Tribunali italiani il problema più grave, oltre ai posti vacanti (che sono 57 in tutta Italia fra Tribunali e Corti d'appello), è la mancanza di turnover, per cui buona parte dei magistrati che lasciano il servizio non vengono sostituiti.
Così, nel tribunale di Brescia, i giudici della sezione lavoro sono quattro, «con una media per ciascuno – sottolinea il presidente Maria Vittoria Azzollini – di 950 cause pendenti all'anno».
A Catania i giudici sono sette (l'organico ne prevederebbe dieci), con un contenzioso pendente di 24.693 cause, che sale a 25.383 con i procedimenti speciali e cautelari. «Negli ultimi due anni – spiega il presidente del Tribunale siciliano Bruno Di Marco – il contenzioso su lavoro, pubblico impiego e previdenza è decisamente aumentato. Ma con l'entrata in vigore delle nuove disposizioni sui licenziamenti – aggiunge – si moltiplicano le fattispecie, e la qualificazione di queste fattispecie è rimessa al giudice. Certamente, dunque, il contenzioso è destinato ad aumentare». Restando in Sicilia, da Palermo si segnala l'incremento boom delle controversie di lavoro: +55,3% nel 2011, con un +20% delle cause sui licenziamenti e il raddoppio di quelle relative al pubblico impiego. «Un aumento dei fascicoli – osserva Antonio Valerio Ardito, presidente della sezione lavoro – contemporaneo con l'indebolimento della nostra squadra, che ha perso due persone trasferite ad altra sede e che ora conta sette magistrati». In sofferenza anche il Tribunale di Bari, da cui si segnala «una carenza di organico che determina un clima giornaliero di emergenza».
Gli effetti del Collegato lavoro
Da Bologna, il presidente della sezione lavoro, Giovanni Benassi, sottolinea che il costante incremento dei contenziosi avviato nel 2010 è dovuto alla «massiccia ondata di ricorsi arrivati per effetto del Collegato lavoro (che ha imposto nuovi termini per l'impugnazione del licenziamento, ndr) e per lo sviluppo del contenzioso sulla stabilizzazione dei precari della scuola». Sempre a Bologna «le sopravvenienze del solo 2011 – continua Benassi – sono state superiori di quasi il 48% rispetto alla media dei procedimenti arrivati nel decennio precedente».
Infine, anche da Genova il presidente Enrico Ravera segnala che «il trend degli ultimi anni ha registrato un'impennata delle nuove iscrizioni in seguito alle novità introdotte dal Collegato lavoro: con un organico di otto giudici riusciamo a mantenere la durata dei procedimenti al di sotto del limite dei tre anni».

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