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Fa da spartiacque l’attività d’impresa

Gli adempimenti che gli enti non commerciali devono porre in essere al fine di assolvere l’Iva sugli acquisti intracomunitari sono differenti a seconda che l’ente svolga oppure no attività d’impresa.

Enti soggetti passivi. Si è visto nella pagina precedente che gli enti non commerciali che svolgono anche attività commerciali o agricole e rivestono, quindi, la qualifica di soggetti passivi, sono tenuti «comunque» ad applicare l’Iva sugli acquisti intraUe, indipendentemente dall’importo e dalla destinazione, istituzionale o imprenditoriale, dell’acquisto. Tale ultima circostanza rileva tuttavia ai fini delle modalità pratiche di assolvimento dell’imposta; infatti:

– se i beni sono destinati agli scopi istituzionali, occorre osservare i particolari adempimenti previsti per la tassazione degli acquisti intracomunitari degli enti non soggetti passivi, descritti più avanti;

– se i beni sono invece destinati all’attività commerciale, si osservano gli adempimenti stabiliti, in linea generale, per la tassazione degli acquisti intracomunitari dei contribuenti Iva (integrazione della fattura d’acquisto, registrazione ecc.);

– se, infine, i beni sono destinati promiscuamente sia alla sfera istituzionale sia all’attività commerciale, l’acquisto intracomunitario, in sede di registrazione della fattura, dovrà essere imputato a ciascun settore per la parte di rispettiva competenza, osservando pro-quota i corrispondenti adempimenti.

Enti non soggetti passivi. Dal punto di vista sostanziale, l’unica particolarità che differenzia gli enti non soggetti passivi è che essi fruiscono di una soglia di esenzione (o esonero): possono evitare l’applicazione dell’Iva sugli acquisti di beni provenienti da altri paesi Ue, se contenuti entro il limite massimo annuo di 10 mila euro.

Le disposizioni di riferimento sono dettate dal comma 5, lett. c), dell’art. 38, secondo cui non costituiscono acquisti intracomunitari gli acquisti di beni (diversi dai mezzi di trasporto nuovi e dai prodotti soggetti ad accisa) effettuati dagli enti non soggetti passivi, se l’ammontare complessivo degli acquisti effettuati nell’anno solare precedente non ha superato 10 mila euro e fino a quando, nell’anno in corso, tale limite non è superato.

Nella soglia non si computano gli acquisti intracomunitari di mezzi di trasporto nuovi e di prodotti soggetti ad accisa, in quanto tali beni sono in ogni caso tassati a destinazione.

Opzione per l’applicazione dell’Iva. L’esonero dal pagamento dell’imposta in Italia degli acquisti fino alla soglia di 10 mila euro comporta, ovviamente, la tassazione della cessione nel paese membro in cui è stabilito il fornitore. Per questa ragione il comma 6 dell’art. 38 accorda agli enti la facoltà di rinunciare all’esonero e di optare per il pagamento dell’Iva in Italia anche sugli acquisti intraUe al di sotto del limite.

In pratica, gli enti non soggetti passivi possono scegliere, entro il limite suddetto, quale Iva pagare. Questa scelta va fatta in relazione a un determinato periodo di tempo, e non per ciascuna operazione: l’opzione per la tassazione italiana è infatti efficace fino a quando non sia revocata, e comunque almeno per un triennio (compreso l’anno nel corso del quale è attivata) purché ne permangano i presupposti.

L’opzione può risultare particolarmente conveniente quando la tassazione nazionale è inferiore a quella del paese del fornitore. Restando sull’attualità, tale circostanza si verifica, in particolare, in relazione ai prodotti per i quali il dl 34/2020 ha previsto l’esenzione dall’Iva con diritto a detrazione fino al 31 dicembre 2020 e, successivamente, l’aliquota ridotta del 5%,

Adempimenti per gli acquisti non tassabili. Per quanto riguarda gli acquisti intracomunitari contenuti entro la soglia di esonero, sui quali è dovuta l’imposta estera al fornitore, prima di ogni acquisto l’ente è tenuto a presentare all’Agenzia delle entrate, per via telematica, ai sensi dell’art. 50, comma 4, la speciale dichiarazione modello Intra13 (anche questo adempimento dovrebbe rientrare nella sospensione e proroga di cui all’art. 62 del dl 18/2020). Dal momento in cui il limite di 10 mila euro viene superato, scatta l’obbligo di presentare la dichiarazione per chiedere il numero di partita Iva, al fine di assoggettare all’imposta gli acquisti intraUe, con l’osservanza degli adempimenti di cui appresso.

Adempimenti per gli acquisti tassabili. Per gli acquisti superiori alla soglia di 10 mila euro (o anche al di sotto del limite, in caso di opzione per la tassazione in Italia), l’ente non soggetto passivo diventa, ai fini della tassazione degli acquisti intracomunitari (nonché, come si vedrà, di tutti gli acquisti presso soggetti esteri) un contribuente Iva. Ottenuto il numero di partita Iva, l’ente dovrà comunicarlo al fornitore comunitario al fine di permettergli di fatturare la cessione senza l’addebito dell’imposta.

L’ente dovrà inoltre osservare gli adempimenti previsti dall’art. 49 e dall’art. 47, comma 3, del dl n. 331/93, per cui sarà tenuto a:

– numerare progressivamente la fattura del fornitore e a integrarla indicandovi l’aliquota applicabile e la relativa Iva dovuta;

– annotare la fattura integrata, entro il giorno 15 del mese successivo a quello di ricevimento, su un apposito registro

– emettere, qualora non abbia ricevuto dal fornitore la fattura entro il secondo mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione, autofattura in unico esemplare entro il giorno 15 del terzo mese, annotandola nel predetto registro entro lo stesso termine di emissione;

– presentare telematicamente all’Agenzia delle entrate, entro ciascun mese, la dichiarazione relativa agli acquisti intracomunitari registrati per il secondo mese precedente (modello Intra12); la dichiarazione non deve essere presentata se per il mese di riferimento non sono stati registrati acquisti;

– pagare, nello stesso termine, l’Iva dovuta in base alla predetta dichiarazione, utilizzando il modello F24;

– presentare, nei termini ordinari, qualora sussistano i presupposti, l’elenco riepilogativo degli acquisti intracomunitari, modello Intrastat.

Come già detto nella pagina precedente, i termini degli adempimenti sono soggetti alle sospensioni previste dalle disposizioni sull’emergenza Covid-19.

È bene precisare che il possesso della partita Iva per la tassazione degli acquisti intracomunitari (nonché degli altri acquisti di cui appresso) non fa acquisire all’ente la veste di soggetto passivo dell’imposta, sicché non sussiste l’obbligo di osservare gli altri adempimenti previsti dal dpr 633/72 (es. la presentazione della dichiarazione annuale).

L’art. 27 del dl n. 78/2010 ha introdotto l’onere, per i contribuenti che intendono effettuare operazioni intracomunitarie, di manifestare preventivamente tale volontà all’Agenzia delle entrate, ai fini dell’iscrizione nell’archivio dei soggetti abilitati a effettuare tali operazioni (banca dati Vies).

Con la circolare n. 39/2011 l’Agenzia delle entrate ha chiarito che le suddette disposizioni si applicano anche agli enti non commerciali che non rivestono la qualifica di soggetti passivi dell’Iva, nel caso in cui debbano effettuare acquisti intraUe tassabili in Italia.

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