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Sparisce un simbolo del web Verizon compra Yahoo! Il piano di fusione con Aol

 

Fine di una storia e senza punti esclamativi. Yahoo!, una delle più longeve aziende internet, è stata acquistata dal colosso americano delle telecomunicazioni Verizon per 4,8 miliardi di dollari. Una cifra lontana anni luce da quei 44,6 miliardi messi sul piatto da Microsoft nel 2008, otto anni che nell’era di Internet e nella storia di Yahoo! sembrano davvero un’era geologica. Tanto più se da protagonista indiscusso della new economy e preda di Bill Gates, diventi una multinazionale da 4,3 miliardi di perdite e una direzione ampiamente contestata.

Profetiche, a distanza di dieci anni, le parole di Brad Garlinghouse quando nel 2006, come senior vice president Yahoo!, criticò aspramente l’azienda prima di lasciarla: «Se sei tutto, significa che non sei proprio niente». Ed è questa l’accusa che oggi pesa di più sulle spalle di Marissa Mayer. L’ingegnere, dipendente numero 20 di Google, era stata chiamata nel 2012 a risollevare le sorti del motore di ricerca come amministratore delegato. Ma a distanza di quattro anni, dopo operazioni discutibili, critiche feroci, chiusure degli uffici e licenziamenti, ha dovuto cedere gli asset a Verizon. Non che con i precedenti manager fosse andata meglio: fallite nel 2000 e nel 2006 le trattative con Google e Facebook, società che oggi capitalizzano fino a 15 volte più di Yahoo!

Non ci sarà più Yahoo! così come lo conosciamo. L’accordo ufficializzato punta infatti a fondere due titani della rete: Yahoo!, appunto, e Aol, che Verizon ha comprato lo scorso anno per 4,4 miliardi di dollari. Alla piattaforma Aol si andranno ad aggiungere tutti i contenuti internet di Yahoo!: dal motore di ricerca al servizio email, dalle news alla finanza, dallo sport ai servizi video. Fuori dell’intesa restano invece la parte dei brevetti e le quote che Yahoo! ha in Alibaba e in Yahoo! Japan. Quote che hanno peso sul bilancio (un valore complessivo di circa 40 miliardi di dollari) ma meno sul piano simbolico. A differenza del nome Yahoo! che andrà a sparire, insieme a quell’acronimo strampalato (Yet Another Hierarchically Organized Oracle, Ancora un altro oracolo ufficioso strutturato gerarchicamente ) scelto nel 1994 da due studenti di Stanford Jerry Yang e David Filo per la loro startup. Costretti ad aggiungere un punto esclamativo perché il marchio «Yahoo» era già stato depositato da qualcun altro.

E pensare che per uno strano gioco del destino, fu proprio Filo a suggerire un anno sabbatico dal dottorato a due sconosciuti studenti di Stanford che gli chiedevano consigli su come sviluppare il loro motore di ricerca. I due ragazzi erano Larry Page e Sergey Brin, fondatori di Google che poi, molti anni dopo, contribuirà a mandare in tilt Yahoo!. Proprio l’exploit del gigante di Mountain View e poi a seguire quello di Facebook hanno tagliato le gambe a Yahoo!, non più in grado nel tempo di reggere la concorrenza. Cosa che invece cercherà di fare Verizon, forte dei 225 milioni di utenti profilati e del prezioso servizio di posta elettronica Yahoo!, secondo in America solo a Google.

«Amo Yahoo! e voglio seguirla nel prossimo capitolo della sua storia» ha fatto sapere ieri Marissa Mayer. Ma la sua permanenza dopo la chiusura dell’operazione, prevista per l’inizio del 2017, appare quanto meno improbabile. Potrebbe consolarsi con una maxi buonuscita: circa 57 milioni di dollari e un bel po’ di punti esclamativi.

Corinna De Cesare

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