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Spagna, tassi triplicati in asta

Ormai è ufficiale: il vero malato d’Europa è la Spagna. Non solo ha conti pubblici fuori controllo, un sistema bancario in crisi, un’economia in frenata, una disoccupazione insostenibile. Non solo Moody’s ha declassato 28 banche due giorni fa. Ma ormai ha un problema ancora maggiore: fatica a reperire finanziamenti sui mercati. La dimostrazione è arrivata ieri, quando ha collocato titoli di Stato a 3 e 6 mesi: il Governo di Madrid è riuscito a vendere tutti i 3 miliardi di euro preventivati, ma ha dovuto pagare tassi d’interesse tripli rispetto a un mese fa ricevendo ugualmente una domanda fiacca dagli investitori. I titoli trimestrali pagavano a maggio tassi dello 0,846%, mentre ora sono costretti a offrire il 2,362%. Quelli semestrali sono invece passati dall’1,737% al 3,237%. Segno che Madrid soffre: da quando ha chiesto aiuti per le sue banche, i mercati stanno chiudendo le porte in faccia al Governo. Insomma: il salvataggio del credito sta strozzando lo Stato.
Il salvagente-boomerang
Il 10 giugno Madrid ha chiesto (ottenendo la disponibilità europea) 100 miliardi di euro per ricapitalizzare le banche in crisi. Questa notizia, seguita due giorni fa dalla richiesta ufficiale (pur senza specificare una cifra), si è trasformata però in un boomerang: le modalità con cui sono congegnati gli aiuti europei producono infatti effetti collaterali enormi per chi li chiede. Dato che gli aiuti non arriverebbero direttamente alle banche, ma allo Stato, aumenterebbero il debito pubblico spagnolo. Gli economisti calcolano che, se arrivassero 100 miliardi, il rapporto tra debito e Pil salirebbe al 90-95%. Era al 61% solo due anni fa.
Ma il vero problema è un altro: se gli aiuti arrivassero dal nuovo fondo salva-Stati Esm, questo fondo diventerebbe un creditore privilegiato della Spagna. Insomma: in caso di default, il fondo Esm sarebbe rimborsato prima di tutti i possessori di titoli di Stato. Questo ha avuto l’effetto di ridurre ulteriormente il già scarso appeal dei Bonos spagnoli. Morale: da quando la Spagna ha chiesto aiuti per le banche, i tassi d’interesse dei suoi titoli di Stato sono saliti. I decennali sono passati dal 6,21% al 6,85% di ieri. «Il modo con cui è congegnato l’aiuto lo trasforma nel bacio della morte – commenta Luca Mezzomo di Intesa Sanpaolo –. Meccanismi così serrati rischiano infatti di chiudere l’accesso ai mercati». Infatti in Europa si sta discutendo sull’opportunità di togliere lo status di creditore privilegiato al fondo.
Mancano acquirenti
Ma la Spagna ha anche un altro problema: si sono ridotti gli acquirenti potenziali di titoli di Stato spagnoli. Gli investitori esteri, da un lato, li vogliono sempre meno: secondo le ultime statistiche del Tesoro, a marzo solo il 31% del debito spagnolo era in mani estere (dal 45% di fine 2010). Nei mesi scorsi erano state le banche locali a comprare a piene mani i titoli di Stato: ormai hanno in mano il 41% del debito pubblico locale, molto più del 27% del 2010. Ma ora sono le banche ad essere in crisi. Il loro aiuto al Governo sta quindi venendo meno.
Il guaio è che in Spagna i risparmiatori non hanno mai comprato titoli di Stato, anche perché le famiglie hanno una ricchezza bassa: calcola il Credit Suisse che solo il 36% degli spagnoli ha una ricchezza superiore a 100mila dollari, contro il 61,6% degli italiani. Infatti le famiglie detengono in Spagna solo lo 0,87% del debito. E scarsa è anche l’attività anche di assicurazioni e fondi. Morale: la Spagna si trova a dover finanziare ancora il 40% circa del fabbisogno del 2012 con sempre meno investitori disposti a prestarle dei soldi. Ecco perché i tassi d’interesse salgono. Ecco perché in tanti, come gli economisti di Citigroup, sono convinti che presto il Governo di Madrid dovrà chiedere aiuti internazionali.

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