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Spagna, partono gli aiuti alle banche

È iniziato ieri finalmente il viaggio degli aiuti europei da Bruxelles alle banche spagnole. Dopo oltre otto mesi di trattative, memorandum d’intesa, stress test, analisi dei bilanci e dettagli tecnici la Commissione europea ha dato il via libera al piano di ristrutturazione già deciso dal Governo di Madrid e approvato dalla Banca centrale spagnola.
Con l’approvazione dell’Antitrust europeo inizia dunque il trasferimento dei finanziamenti alla Spagna. L’Esm, il meccanismo di stabilità europeo, sosterrà le banche spagnole con un primo prestito di circa 37 miliardi di euro destinato agli istituti di credito già nazionalizzati tramite il Frob, il Fondo spagnolo di ristrutturazione bancaria ordinaria: 17,96 miliardi andranno a ricapitalizzare Bankia; 9,08 miliardi andranno a Catalunya Banc; 5,425 a Ncg Nova Galicia Banco; 4,5 miliardi di euro sono destinati al Banco di Valencia che sarà venduto e integrato in CaixaBank.
L’approvazione dei piani di ristrutturazione da parte della Commissione «è una pietra miliare nell’attuazione del memorandum d’intesa tra i Paesi dell’Eurozona e la Spagna», ha sottolineato il commissario Ue alla Concorrenza, lo spagnolo Joaquin Almunia, ricordando che «l’obiettivo è ripristinare la sostenibilità delle banche salvate in modo che siano in grado di funzionare senza aiuti pubblici in futuro, con il minor contributo possibile dei contribuenti».
Secondo le misure già concordate con le autorità spagnole, entro il 2017 il bilancio delle banche salvate sarà ridotto del 60% rispetto al 2010. La loro attività sarà rifocalizzata sul business al dettaglio e sui prestiti alle imprese, usciranno quindi dal settore immobiliare e limiteranno la loro attività nel settore all’ingrosso. Gli asset immobiliari tossici verranno trasferiti alla bad bank creata dal Governo. Le banche salvate dovranno inoltre tagliare la metà dei loro sportelli e ridurre gli organici di ottomila dipendenti in tutto.
La crisi delle banche iberiche, travolte dal crollo del settore immobiliare dopo un decennio di bolla speculativa – con l’esclusione dei big Santander e Bbva – aveva fatto traballare anche le finanze dello Stato costringendo il premier spagnolo Mariano Rajoy a chiedere l’intervento mirato dell’Unione a favore del sistema finanziario credito. L’Eurogruppo in giugno aveva accordato alla Spagna un finanziamento di 100 miliardi di euro per sostenere le proprie banche e spezzare i legami ad alto rischio tra il crack del sistema finanziario e il bilancio pubblico. Madrid ha in seguito deciso di utilizzare solo in parte i fondi europei.
Per il Fondo monetario internazionale «il programma di riforma del settore finanziario spagnolo è sulla buona strada e sta rispettando le scadenze anche se i passi più difficili sono quelli ancora da fare».
La Commissione di Bruxelles ha fatto sapere che il prossimo 20 dicembre verrà deciso anche il via libera alla ricapitalizzazione attraverso l’Esm, di un secondo gruppo di banche spagnole: saranno coinvolte Ceiss, Banco Mare Nostrum, Liberbank e Cajatres che hanno tuttavia necessità finanziarie molto inferiori rispetto alle cajas nazionalizzate.
La Spagna che è riuscita a tamponare la crisi finanziaria con l’appoggio dell’Europa, resta ancora indecisa sulla richiesta di aiuto a Bruxelles e alla Bce per l’intera economia in funzione antispread. Ma la pressione dei mercati sembra diminuire – ieri il differenziale bonos-bund sui dieci anni è sceso sotto i 400 punti – lasciando ancora margini di manovra a Mariano Rajoy.

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