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Spagna, legge sul copyright Internet “Multe record per tutelare i giornali”

C’era l’urgenza, e nessuno la metteva in discussione, di salvaguardare i contenuti protetti dal diritto d’autore. E poi un primato, imbarazzante per la Spagna, che è quello di essere tra i campioni mondiali della pirateria. Però, alla fine, il risultato non soddisfa neppure il governo del Partito Popolare di Mariano Rajoy che, approfittando della sua maggioranza assoluta alle Cortes, ha varato in perfetta solitudine la nuova legge sulla “proprietà intellettuale”, appena entrata in vigore. Mesi di dibattiti sterili, con l’opposizione contraria in blocco e il mondo culturale in rivolta, e ora è lo stesso esecutivo conservatore ad ammettere che, tempo un anno, occorrerà di nuovo un’ampia revisione della normativa. Per adeguarsi, si suppone, a un’eventuale legge comune di livello europeo, che gli stessi cittadini Ue reclamano a gran voce come risulta dalla recente, ampia consultazione commissionata dalla Direzione generale per il Mercato Interno. E che lo stesso Jean-Claude Juncker, prima ancora di essere eletto presidente della Commissione, aveva definito come indispensabile.

Già ancor prima della pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale, la nuova legge spagnola aveva cominciato a far discutere, provocando un vero terremoto con la decisione di Google News, a metà dicembre, di smantellare il proprio portale iberico, primo caso al mondo. Uno dei punti più controversi della normativa è infatti la cosiddetta Google Tax (qui conosciuta anche come “canone Aede”, dalla sigla dell’Associazione editori di giornali che l’avevano sollecitata con forza): la compensazione economica dovuta agli editori per lo sfruttamento dei loro contenuti nell’ambito degli aggregatori di notizie su Internet. Altri hanno deciso, almeno per il momento, di mantenere la loro attività in Spagna (da Yahoo News a Menéame), ma il gigante di Mountain View è stato il primo a battere i pugni sul tavolo in modo clamoroso, forse anche per dare un segnale chiaro di fronte alle pressioni che arrivano da mezza Europa: dalla Francia che ha per ora risolto il problema con una sorta di compenso una tantum, al Belgio dove Big G ha offerto agli editori una collaborazione tecnologica e pubblicitaria. Dalla Germania, dove gli editori hanno finora rinunciato a esigere l’applicazione della Google Tax per non essere penalizzati in termini di traffico dei loro siti, all’Italia che sembra ancora lontana dall’individuare una soluzione, nonostante l’impegno di Renzi a intervenire nel corso del semestre di presidenza Ue.
Ora è chiaro che, anche in Spagna, l’apparente decisionismo di Rajoy si sta dimostrando inadeguato: gli stessi editori che avevano sollecitato l’applicazione della tassa cominciano ad assistere con preoccupazione al crollo verticale delle visite ai loro siti dopo l’abbandono di Google News. Ma a questa norma controversa se ne aggiungono altre. La nuova legge prevede multe salatissime – fino a 600mila euro – per le web che violino il copyright. Il testo include nella lotta alla pirateria anche le pagine di link che forniscono l’accesso a siti nei quali sono ospitati contenuti non autorizzati, oltre agli inserzionisti e ai servizi di pagamento online che collaborino con queste web. Una minaccia che ha indotto anche migliaia di autori di blog personali a smantellare i propri siti, per timore di rappresaglie legislative spropositate.
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