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Spagna, la debolezza che vince

I mercati finanziari, si sa, guardano al futuro. È così che la Spagna, molto più debole dell’Italia nell’economia reale, oggi viene preferita sul mercato: perché dà agli investitori la sensazione di avere già toccato il fondo, mentre il nostro Paese dà l’impressione di avere solo scalfito alcuni dei suoi storici problemi strutturali e di avere un’instabilità politica troppo profonda per fare di più.

Insomma: la Spagna sui mercati obbligazionari piace più dell’Italia perché – pur partendo da una situazione peggiore dal punto di vista economico – ha un Governo più stabile e perché si si sta adoperando con maggiore forza per realizzare le necessarie riforme strutturali. I passi fatti e non fatti «L’Italia ha varato molte riforme negli ultimi anni – osserva Alberto Gallo, economista di Rbs –, ma sono state principalmente di natura fiscale con l’obiettivo di mettere in sicurezza i conti pubblici. Queste sono misure che servono, certo, ma solo nel breve periodo. Nel lungo termine sono necessarie quelle che rendano il Paese più competitivo». La Spagna invece, secondo gli economisti, ha fatto – pur con tanti problemi ancora irrisolti e con effetti troppo spesso devastanti sull’economia reale – qualche passo in più. La riforma del lavoro dall’altra parte del Mediterraneo, per esempio, è stata ben più profonda. Lo dimostra il fatto che Madrid è riuscita a ridurre il costo unitario del lavoro: dal 2009 ad oggi, secondo i dati Ocse, è sceso quasi dell’11%. Questo significa maggiore competitività. In Italia, invece, nello stesso periodo il costo unitario è salito del 3,5% circa. Il Paese iberico ha pagato questa ristrutturazione con un abnorme incremento del tasso di disoccupazione (stimato al 27,3% a fine 2013 dall’Ocse) e con un impoverimento della popolazione (che ha causato il crollo dei consumi). Ma in questo bagno di sangue, un lato positivo i mercati iniziano a vederlo: la Spagna ora è più competitiva sui mercati internazionali. E primi i risultati ci sono già: le esportazioni nel primo semestre 2013 sono cresciute dell’8% e nell’intero 2013, stima l’Ocse, il balzo sarà del 4,5%. In mezzo alla cenere, insomma, si intravedono i primi germogli della ripresa: l’aumento dell’export potrebbe prima o poi convincere le imprese ad investire di più (quest’anno gli investimenti caleranno del 9,9%) e a tornare ad assumere. Anche sul mercato immobiliare e sul sistema bancario, veri cancri del Paese iberico, la rivoluzione c’è stata. Le banche sono state ristrutturate, anche con soldi europei, in maniera profonda: questo non ha certo risolto tutti i problemi, ma quantomeno li ha presi per le corna. Contemporaneamente il prezzo delle case – secondo i dati di Scenari Immobiliari – è crollato in Spagna del 28% dal 2008 ad oggi in termini nominali. Questo significa che la Spagna ha, almeno in parte, sgonfiato la bolla immobiliare che negli anni passati aveva ucciso le banche. «Nelle grandi città, dopo il ribasso dei prezzi, il mercato spagnolo sta iniziando a migliorare – osserva Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari –. Il problema è dato dal milione di nuove case rimaste invendute, soprattutto nelle località di villeggiatura». I problemi, insomma, sono ancora tanti, ma sono stati in gran parte affrontati. Con effetti catastrofici sull’economia locale, ma secondo molti economisti propedeutici per riportare in futuro la crescita nel Paese. E infatti gli indicatori prospettici vedono rosa. In Italia, invece, la sensazione di molti economisti è che non si sia fatto altrettanto. Italia più solida È per questo che l’instabilità politica pesa oggi più che mai: perché per fare riforme strutturali epocali bisogna avere un governo forte con un’ampia maggioranza parlamentare. Come in Spagna. L’Italia deve infatti ancora lavorare per sciogliere i suoi nodi strutturali: dalla spesa pubblica eccessiva alla burocrazia asfissiante, dalla giustizia civile troppo lenta alla scarsa competitività delle imprese. Su questi fronti, troppo poco è stato fatto. E, con un sistema politico instabile, i mercati temono che il Paese continuerà a fare poco. Eppure l’Italia è economicamente molto più forte della Spagna. Il Paese ha certo un debito pubblico enorme (stimato al 131,4% a fine 2013), ma stabile. Invece la Spagna ha un fardello meno elevato (91,3% del Pil), ma in repentina crescita: è quasi raddoppiato dal 2009 ad oggi. Il Paese iberico, poi, ha un deficit fuori controllo e un indebitamento privato ancora eccessivo: le famiglie spagnole hanno debiti pari al 70% del Pil, mentre quelle italiane pari al 30%. Questo rende il Paese iberico molto più vulnerabile. L’economia italiana è poi ben più diversificata e più concentrata sul settore manifatturiero, mentre la Spagna resta troppo dipendente da un mercato immobiliare quasi morto. Insomma: il nostro Paese ha fondamenta più solide. Ma questo, ormai, non basta più: servono vere ristrutturazioni. I mercati finanziari questo stanno dicendo: anche i palazzi più solidi, senza adeguata manutenzione, rischiano di crollare.

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