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Spagna, fine della recessione

L’economia spagnola rivede la luce: un lieve incremento congiunturale dopo nove trimestri negativi, che interrompe la seconda recessione dal 2008. È ancora presto tuttavia per parlare di vera ripresa, capace di risollevare il gravissimo quadro occupazionale.
Il dato – una crescita dello 0,1% nel periodo giugno-settembre rispetto al trimestre precedente, ma un calo annuo del Ml’1,2% – è la prima stima fornita dalla Banca di Spagna, ma è solitamente confermato dai dati ufficiali, che l’Ine, l’Istituto nazionale di statistica, rilascerà il prossimo 30 ottobre. È inoltre un indicatore in linea con le previsioni degli analisti, che già avevano colto i primi segnali di ripresa. «Continua il miglioramento graduale del quadro econonomico spagnolo registrato dall’inizio dell’anno – si legge nel bollettino mensile della Banca centrale – sullo sfondo di un allentamento delle tensioni finanziarie e di un incremento della fiducia».
Il traino dell’export
Scavando nei dati, però, si coglie il nodo ancora irrisolto della crisi spagnola: a trainare il Pil è l’aumento dell’export, cresciuto nel terzo trimestre dello 0,4% (del 6,6% nei primi sette mesi dell’anno rispetto al 2012, secondo dati diffusi sempre ieri), mentre ancora rallenta (-0,3%) la domanda interna, sebbene qualche segnale incoraggiante arrivi dai consumi privati (+0,1%). È proprio la domanda interna che può garantire una ripresa più stabile e, soprattutto, un calo del drammatico tasso di disoccupazione, attestato a giugno al 26,3 per cento. Per ora, insomma, si tratta di una timida “jobless recovery”, una ripresa che non porta lavoro e dipende dalle esportazioni, per loro natura fortemente esposte alla congiuntura internazionale. Come peraltro sperimenta un altro dei Pigs, o illustri malati d’Europa: l’Irlanda, che pure sta faticosamente riemergendo da una grave crisi innescata, come per la Spagna, dallo scoppio della bolla immobiliare.
A proposito del buon andamento dell’export spagnolo, la banca centrale evidenzia tra l’altro l’impulso garantito dall’accresciuta competitività, favorita da moderazione salariale e incremento della produttività.
Turismo in forte ripresa
Madrid può registrare intanto altri due fattori di cauto ottimismo. Il primo arriva sempre dal bollettino della Banca centrale, che sottolinea «la rapida ripresa delle entrate provenienti dal turismo nel 2013», almeno finora; un’indicazione che conferma i dati diffusi martedì del ministero del Turismo iberico: 48,8 milioni di presenze dall’inizio del Ml’anno, con un incremento del 4,6% rispetto allo stesso periodo del 2012, grazie soprattutto a russi e nordici (mentre calano le presenze italiane).
L’immobiliare rialza la testa
Il secondo elemento (si veda il pezzo a fianco) è il rinnovato interesse degli investitori internazionali nel mercato immobiliare spagnolo, efficacemente simboleggiato dall’acquisto, da parte del fondatore di Microsoft Bill Gates, del 6% della società di costruzioni Fcc (Fomento de Construcciones y Contratas), che ne ha fatto il secondo azionista. Un interesse certo dettato anche da prezzi convenienti, che però fa sperare in una lenta ripresa del settore.
Il nodo del lavoro
Oggi arriverà un altro importante indicatore dello stato di convalescenza dell’economia spagnola, con la diffusione dei dati trimestrali sulla disoccupazione: l’attesa è di una riduzione, seppure minima, dal 26,3 al 26,1 per cento. La Banca di Spagna ieri ha previsto, nello stesso periodo, una contrazione minima (-0,1% trimestrale) del numero di occupati, che sarebbe comunque il miglior dato dall’inizio della crisi.
Nel frattempo il mercato obbligazionario festeggia l’uscita di Madrid dalla recessione, con i prezzi dei bonos decennali vicini ai massimi degli ultimi cinque mesi e i rendimenti al 4,14% contro il 7,75% toccato l’anno scorso, al culmine della crisi, prima cioè che Madrid chiedesse 41 miliardi di prestiti internazionali da iniettare nelle sue banche.
Il governo intanto, dopo aver varato una Finanziaria di mantenimento dopo le stangate degli anni precedenti, guarda con più ottimismo agli obiettivi di crescita (+0,7% nel 2014) e ai target di bilancio: deficit al 6,5% del Pil quest’anno, al 5,8% nel 2014 e sotto il 3% nel 2016. E cerca di capitalizzare i primi segnali di inversione di tendenza: «I dati diffusi oggi – ha dichiarato il premier, Mariano Rajoy – sono la prova che la ripresa spagnola sta lentamente accelerando». Ma anche l’Eurozona, uscita a sua volta dalla recessione nel secondo trimestre, saluta con favore il dato in arrivo dalla quarta economia dell’area, possibile punto di svolta nella lunga crisi del Vecchio Continente.

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