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Spagna e Italia, è lontano il ritorno alla normalità

Anche se le fonti ufficiali bollano come una follia l’ipotesi di una richiesta di aiuto alla Ue da parte della Spagna, i mercati non sono così certi che il gigante iberico possa uscire dalla crisi solo con le proprie forze e, cinicamente, scommettono contro. Il contesto macro italiano non è certo più brillante. Il 2012 dovrebbe concludersi per l’Italia con un Pil in contrazione dell’1,3%, un risultato che rischia quindi di essere peggiore anche di quello spagnolo. Non stupisce pertanto che siano stati proprio gli indici di Madrid e Milano i più bersagliati dalle vendite.
In particolare l’indice delle blue chip spagnolo, l’Ibex 35 ha inviato segnali grafici preoccupanti. Le quotazioni sono infatti scese sotto i minimi del settembre 2011, a 7.505 punti, livello dal quale era partito un tentativo di reazione dopo il ribasso dal picco del febbraio 2011 a 11.165 punti. La violazione dei record negativi dello scorso anno costringe a considerare concluso il rimbalzo e ripreso invece il trend discendente che caratterizza l’andamento del grafico dal gennaio del 2010. Per l’Ibex 35 si apre ora la strada al ritorno sui minimi di marzo 2009, in area 6.700, quota coincidente con il lato inferiore del canale inclinato negativamente che contiene l’andamento dei prezzi da inizio 2010. E il rischio di violazione anche di questa area di supporto appare elevato dal momento che le quotazioni, a metà aprile, sono scese sotto la trend line crescente disegnata dai minimi del ottobre 2002 (e passante per quelli del 2009). Se anche il il sostegno dei 6.700 punti dovesse cedere diverrebbe probabile il ritorno sui minimi del 2002 a 5.266 punti. La strada per riuscire ad allontanare la attuale negatività è invece lunga e tormentata: recuperi oltre gli 8.000 punti sarebbero un primo indizio di ripresa ma solo la rottura della media mobile a 200 giorni, attualmente in area 8.550, coincidente con la trend line ribassista disegnata dal top di luglio 2011, potrebbe rappresentare un vero e proprio capovolgimento di fronte. In altre parole, anche se la situazione dovesse migliorare, sarà opportuno mantenere i nervi saldi ed evitare di fare calare l’attenzione. Il rischio che sotto la cenere continui a covare il fuoco del ribasso rimarrà elevato ancora a lungo.
La condizione grafica del Ftse Mib è solo marginalmente migliore di quella dell’Ibex. Se da un lato infatti le quotazioni dell’indice italiano sono scese nelle ultime settimane sia al di sotto della media mobile a 200 giorni, resistenza a 15.850, sia della trend line disegnata dai minimi di settembre, passante a 14.750, per il momento il sostegno offerto a 13.300 punti circa dalla linea che sale dai minimi del marzo 2009 è stata rispettata. Discese sotto questo livello non sarebbero tuttavia da sottovalutare, dal momento che metterebbero fine al tentativo di rimbalzo dai minimi dello scorso settembre lasciando al contempo spazio alla ripresa del trend ribassista originato dai massimi di inizio 2011. Il target della discesa si collocherebbe in quel caso in area 9.500 punti, sulla base del canale che è possibile ipotizzare dai massimi dello scorso anno. Un eventuale rimbalzo favorito dal test della linea passante per 13.300 dovrebbe confrontarsi prima con la media a 200 sedute, poi con il lato superiore del citato canale, in area 16.750, per segnalare un allentamento non episodico delle pressioni di vendita.
Le indicazioni che provengono dal mercato dei titoli di Stato non vanno purtroppo in questa direzione. L’andamento del grafico di forza relativa che mette in rapporto la serie storica del BTp future con quella del Bund future ha ripreso la via del ribasso dopo un bimestre di rialzi.

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