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Spagna e Belgio tra i Paesi più a rischio

di Isabella Buffacchi

Non è ancora periodo di bassa stagione per i declassamenti dei rating sovrani nell'area dell'euro. Al contrario, le reiterate minacce di nuove retrocessioni in arrivo da parte di Moody's, S&P's e Fitch confermano la tenuta dell'alta stagione dei tagli. Negli ultimi due anni gli stati dell'eurozona periferica in difficoltà (Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna e Italia) hanno lasciato sul tappeto dello standing creditizio 96 notches: tra settembre e ottobre anche l'Italia ha contribuito a questa valanga di declassamenti con la perdita di un gradino per S&P e tre gradini per Moody's. In prospettiva, nelle prossime settimane o mesi – ma potrebbe trattarsi anche solo di giorni tanta l'imprevedibilità della tempistica degli interventi sui rating sovrani – nell'Eurozona dovranno risolversi 21 casi di probabili retrocessioni sovrane: tra outlook negativi, credit watch, rating under review e developing, si ritrovano a tutt'oggi nel mirino delle agenzie di rating – oltre all'Italia – anche Spagna, Portogallo, Irlanda, Malta, Cipro, Belgio, Slovenia e Grecia. La Spagna potrebbe essere prossima a calare di uno o più gradini. Anche il Belgio, già oberato da un debito/Pil piuttosto alto e nuovamente alle prese con l'esplosione del caso Dexia, potrebbe subìre il colpo di mannaia dagli esperti del merito di credito.

E non è tutto. Oltre alle 21 procedure pubblicamente in corso, con conclamate probabilità di tagli sovrani da parte di Moody's, S&P's e Fitch nella zona dell'euro, il mercato teme ancor di più l'imponderabile, l'azione a sorprea, l'annuncio inaspettato della revisione al ribasso di una tripla "A" proveniente dal pacchetto degli Stati core. Nei giorni scorsi, per esempio, sono circolate voci di acquisti da parte della Banca centrale europea sui titoli di Stato francesi: le scadenze acquistate, a differenza di quanto sarebbe avvenuto finora per Italia e Spagna, si sarebbero concentrate sulle annate 2012 e 2013, sulla parte più breve della curva dei rendimenti francese. La Bce non conferma e non smentisce le voci di corridoio, anche e soprattutto su questo specifico tema, e non fornisce alcun dettaglio qualitativo sul Securities markets programme, limitandosi a rilasciare notizie quantitative sui volumi dei titoli messi in portafoglio con scadenza settimanale. Ma il solo fatto che sulla piazza parigina i traders abbiano temuto che gli acquisti Bce si fossero allargati alla Francia la dice lunga sui timori che serpeggiano attorno alla "AAA" di Parigi: l'intervento di Francoforte sarebbe scattato in risposta a vendite consistenti provenienti dagli Stati Uniti, il copione della storia agostana sui BTp. Nelle trading room parigine è stato captato questa settimana qualche acquisto anomalo sui titoli di Stato francesi perdino da parte della Cdc, la Cassa depositi e prestiti francese. Queste casse, istituzioni che investono sul lungo e lunghissimo termine e che sono possedute totalmente o con quote di maggioranza dallo Stato, sono molto liquide ed è normale che acquistino quantitativi anche importanti di titoli di Stato del proprio Paese. Ma di questi tempi, le quantità della Cdc sarebbero aumentate in maniera inusitata.

La tripla A francese non è minacciata da alcuna retrocessione, ha fatto intendere ieri Moody's (si veda articolo a fianco). Ma agli investitori non è passato inosservato un dato importante recente sull'andamento dei conti pubblici francesi: il debito/Pil nel secondo trimestre di quest'anno ha toccato un nuovo massimo storico, raggiungendo quota 86,2% dal 84.5% del primo trimestre 2011. Lo stock del debito pubblico francese è salito da 1.646,3 miliardi a 1.692,7 in questo periodo: questo salto all'insù, pari a 46,4 miliardi, è prossimo al più alto cambiamento trimestrale mai registrato dai conti pubblici francesi dall'introduzione delle regole di Maastrich, da quando le serie storiche vengono registrate (secondo trimestre 2009), come hanno fatto notare gli analisti di Barclays.

Nell'eurozona, Francia a parte, la lista dei declassamenti potenziali è lunga. La Spagna, che gode ancora della "Aa2" tolta all'Italia, è stata posta sotto osservazione da Moody's lo scorso 29 luglio: i tempi di questo declassamento, che potrebbe essere motivato come per l'Italia dal cambiamento strutturale dovuto al profondo calo di fiducia degli investitori che acquistano i titoli di Stato spagnoli, potrebbe essere prossimo. La doppia "A" spagnola ha un outlook negativo di S&P'e e Fitch dalla metà del 2010.

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