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«Spaghetti western» in Borsa Gli eredi di Leone quotano il mito

Gli «Spaghetti western», quelli doc firmati dalla cinepresa del grande e inimitabile Sergio Leone, oggi vanno in Borsa. Per la serie: quotazioni che non si contano ma si pesano, soprattutto per la lunga fila di appassionati del genere che comprende registi come Quentin Tarantino e prosegue con un’intera generazione cresciuta imitando davanti allo specchio le espressioni di Clint Eastwood. I diritti dei cult come «Il buono, il brutto, il cattivo» e «Per qualche dollaro in più» sono detenuti dai due eredi del regista, Andrea e Raffaella Leone, che oggi quoteranno la Leone Film Group al circuito Aim di Piazza Affari. E va da sé che sperano di prendere non solo qualche dollaro in più, ma 17 milioni di euro per il 20% del veicolo che controllano pariteticamente. Se le attese verranno confermate dagli ordini di acquisto la capitalizzazione complessiva sarà pari a 75 milioni.
La Leone Film Group fu fondata 25 anni fa a Roma dallo stesso regista (scomparso nel 1989) con il nome di Andrea Leone Films. Al suo interno ci sono alcuni diritti permanenti dei classici che hanno lanciato definitivamente Eastwood come stella di Hollywood — era già noto al pubblico americano ma per la serie tv «Rawhide» ed è con Leone che ha preso quell’espressione da duro che non ha lasciato più fino a oggi — e anche l’indimenticabile «C’era una volta in America» con Robert De Niro. Quando si tratta dei film di Leone è lecito usare anche più di un superlativo. Ma se si trattasse di diritti e basta saremmo di fronte solo alla quotazione di una library , per quanto prestigiosa e intramontabile.
In realtà la società, che nel complesso gestisce oltre 400 titoli, negli anni ha anche archiviato importanti contratti come quello che la vede distributrice in esclusiva per l’Italia dei film della Dreamworks fondata da Steven Spielberg (l’ultimo successo è «Turbo», storia di una lumaca da corsa per bambini dai 5 ai 99 anni…) e di Martin Scorsese. La società , dunque, ha già i diritti dell’atteso «The wolf of Wall Street», pellicola di Scorsese con Leonardo Di Caprio, che si mette in scia con la cinematografia alla «Wall Street» di Oliver Stone.
La Leone Film si è fatta un nome anche come distributrice del cinema indipendente americano e come produttore: è del 2012 la prima coproduzione internazionale per «Playing for Keeps» di Muccino.
Il giro di affari della società non è grande: nel 2012 ha totalizzato 13,1 milioni di euro di ricavi consolidati, ma con 6,7 milioni di Ebitda ha un invidiabile Ebitda margin del 51%.
L’obiettivo degli eredi di Leone è usare la cassa della quotazione per crescere acquistando maggiori diritti, ma tra i progetti c’è anche quello di rivitalizzare l’immagine dei film cult di Leone tra le nuove generazioni con lo sviluppo di un videogame ispirato alla saga de «Il buono, il brutto, il cattivo».
Per aiutare l’operazione «amarcord» su Leone gli eredi stanno anche pensando di portare su pellicola (digitale) l’ultimo copione che il regista non potè girare a causa della sua scomparsa. Per questo progetto sarebbe già stato coinvolto David Franzoni che ha lavorato a «Il gladiatore».
Le pellicole e le pizze saranno pure state rimpiazzate definitivamente dalle tecniche digitali. Ma se sopra ci sono delle scene che qualunque regista moderno vorrebbe copiare allora la storia cambia. E di molto.
Lunga vita agli «Spaghetti western».

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