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Spa salva aziende al via con oltre 1 miliardo

Partirà ad aprile, ma probabilmente anche prima, la Spa mista per la ristrutturazione delle imprese industriali. Il governo promette tempi stretti per l’avvio dello strumento inserito nel decreto legge approvato martedì dal consiglio dei ministri, con l’impegno di partire con una dotazione di capitale importante: «Almeno un miliardo di euro» anticipa il viceministro dello Sviluppo economico, Claudio De Vincenti, che ha seguito da vicino il progetto tratteggiato inizialmente nel decreto sblocca Italia di settembre e ora perfezionato.
Il rilancio dell’Ilva potrà essere una delle prime operazioni, ma già si guarda ad altri dossier di aziende in temporanea difficoltà. Dopo diverse valutazioni, si è preferito a un Fondo la promozione di una società per azioni che fin dall’inizio opererà con soggetti istituzionali o partecipati dallo Stato affiancati da operatori privati. «Rispetto al Fondo – spiega De Vincenti – la Spa risponde meglio a una logica imprenditoriale e al bisogno di decisioni strategiche in tempi rapidi». Profilo e obiettivi sono molto chiari: «Stiamo sollecitando operatori di mercato, investitori istituzionali e professionali, a investire nel turnaround di imprese in difficoltà patrimoniale e finanziaria, ma dotate di buone prospettive di mercato, con l’intento di promuoverne la ristrutturazione industriale e farle camminare di nuovo sulle loro gambe».
Un ritorno alla Gepi o all’Iri del passato? «Assolutamente no. Ci sono differenze sostanziali. Non c’è lo Stato nell’operazione, ma potranno esserci soggetti partecipati dallo Stato che sono comunque operatori di mercato. E poi, noi pensiamo a interventi su aziende in difficoltà, non decotte, con l’obiettivo di stabilizzarne la prospettiva patrimoniale e industriale nel medio-lungo periodo. Si tratta di interventi a termine, con un limite temporale che alla fine abbiamo deciso di demandare allo statuto della Spa: una volta risanata l’azienda, si esce dal capitale. Possiamo immaginarlo come una sorta di Private equity rovesciato, guidato non da una logica di breve periodo ma di medio-lungo termine». E questo, aggiunge De Vincenti, spiega l’esigenza di affiancare investitori istituzionali e partecipati dallo Stato a investitori professionali, per invogliare anche quest’ultimi a impegnarsi in un orizzonte più lungo.
La tipologia degli azionisti è delineata e i primi sondaggi sono già stati effettuati. «Cassa depositi prestiti, direttamente e non attraverso il Fondo strategico, è sicuramente un possibile candidato, insieme ad altri operatori di rilievo sul mercato, italiani e stranieri: grandi banche, fondi di investimento ma anche investitori istituzionali come Inail e fondi pensione». La maggioranza? «Non c’è nulla di deciso a priori, vedremo via via, del resto la forma della Spa aiuterà a essere molto flessibili in base agli operatori che riusciremo a coinvolgere». Non dovrà essere un processo lungo. «Contiamo di partire prima di aprile. Non è prevista una dotazione di capitale minima ma 1 miliardo è una buona base di partenza per la diversificazione del portafoglio». Nessun vincolo, nella norma, nemmeno sulle aziende target. Non ci sono livelli minimi di addetti anche se si pensa prevalentemente a medie e grandi aziende, italiane ma anche straniere se hanno sedi in Italia, in squilibrio patrimoniale o finanziario ma con prospettive di rilancio. «Possono trovarsi anche in squilibrio operativo – spiega De Vincenti – ma solo se il Cda della società di turnaround valuterà che è un gap recuperabile in un arco di tempo predeterminato».
Il viceministro conferma che l’Ilva potrebbe essere il primo test. «Se ci sono le condizioni si interverrà: dobbiamo aspettare le scelte dell’amministrazione straordinaria, per esempio se si procederà a una cessione o a un affitto del ramo di azienda». In quest’ultimo caso, la Spa non potrebbe investire direttamente ma solo in una newco appositamente creata per affittare gli asset produttivi dell’Ilva.
E gli altri tavoli di crisi gestiti al ministero? «Tra i tavoli che coordino possono esserci certamente altre aziende target, ma il Cda opererà le proprie scelte in modo del tutto indipendente rispetto al piano politico e all’attività del ministero. Quello che posso dire è che sarebbe un ottimo segnale se la Spa riuscisse a realizzare 3-4 interventi già nel primo anno».
De Vincenti non nasconde che la norma ha richiesto diversi ritocchi, anche dopo un confronto che si è avuto direttamente durante il consiglio dei ministri di martedì. «Alla fine credo sia venuto fuori un testo che tratta tutti gli azionisti, sia privati che a partecipazione pubblica, come operatori di mercato, anche nella parte relativa alla garanzia dello Stato. Qualsiasi azionista potrà richiedere la garanzia, ma sarà tenuto a remunerarla alle condizioni fissate dalla Ue, in sostanza chi chiede allo Stato di garantire il proprio rischio dovrà operare secondo criteri di mercato. E anche questa, vorrei sottolineare, è una differenza sostanziale rispetto ai salvataggi che risalgono all’epoca delle partecipazioni statali». E i privati che non saranno garantiti? «Per loro il decreto prevede che siano riconosciuti particolari diritti ma, anche in questo caso, sarà lo statuto della Spa a definirli».

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