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Spa, paghi 1 prendi 3

Paghi uno e voti tre. Anche nelle spa non quotate viene ammesso di modificare gli atti costitutivi prevedendo, in deroga al principio di democrazia finanziaria, di emettere azioni a voto plurimo.

In un primo momento, tuttavia, le modifiche statutarie finalizzate a introdurre le nuove norme potranno essere realizzate solo con il voto favorevole di almeno i due terzi dei soci.

Anche le società che fanno ricorso al mercato di capitale di rischio potranno introdurre il voto limitato o scaglionato.

Sono queste le novità più rilevanti introdotte dal dl 91/2014, approvato dal senato e ora al vaglio della camera.

Le modifiche all’art. 2351 c.c. Rispetto all’articolo in via di abrogazione che si rivolgeva solo alle società chiuse (società di minori dimensioni che non facevano ricorso al mercato del capitale di rischio) il nuovo comma 3° si rivolge indistintamente a tutte le società.

La possibilità di ricorrere sia al diritto di voto statutariamente limitato a una misura massima (es. 10% del capitale sociale con esclusione per le quote eccedenti) che scaglionato (es. un voto per ciascuna azione fino al 5% del capitale sociale, 1 voto ogni 2 azioni oltre il 5 e fino al 10% del capitale, 1 voto ogni 10 per detenzioni superiori al 10%) viene esteso anche alle società che fanno ricorso al mercato di capitale di rischio ai sensi dell’art. 2325-bis c.c. nonché alle quotate.

Ma la novità sicuramente più rilevante dell’art. 2351 c.c. è da identificarsi nelle nuove previsioni del comma quarto, che introducono, per tutte le spa non quotate la possibilità di creare azioni a voto plurimo consentendo a ciascun possessore di azione di tale categoria di esprimere fino a tre voti.

Tale possibilità viene prevista anche limitatamente a particolari argomenti (es. nomina delle cariche sociali, oppure approvazione del bilancio), o subordinatamente al verificarsi di determinati condizioni (es. mancata distribuzione di utili per tre esercizi consecutivi, produzione di perdite oltre certi limiti statutari, superamento di un certo numero di soci ecc.). Unica circostanza limitativa in merito a tali condizioni (da prevedersi statutariamente) è che esse debbano essere oggettive e non rimesse alla potestà arbitraria di taluno (es. Consiglio di amministrazione).

Modifiche statutarie. Per le modifiche statutarie finalizzate alla introduzione del voto multiplo, a tutela delle minoranze viene modificato l’art. 212 delle disposizioni transitorie al codice civile elevando i quorum deliberativi delle assemblee straordinarie a ciò finalizzate.

Sul tema, nella relazione provvisoria al decreto, si legge che «per evitare che nelle società esistenti al momento dell’entrata in vigore delle nuove disposizioni…, le azioni a voto plurimo possano essere emesse in prima convocazione con la sola maggioranza assoluta del capitale, è previsto che le delibere di modifica dello statuto con cui viene prevista la creazione di azioni a voto plurimo, ai sensi dell’articolo 2351 del codice, siano adottate, anche in prima convocazione, con il voto favorevole di almeno i due terzi del capitale rappresentato in assemblea».

Ovviamente, appare da ritenersi che a seguito di tali decisioni, i soci che non hanno concorso alla decisione (assenti, che voteranno contro o che si sono astenuti) potranno esercitare il diritto di recesso ex art. 2437, comma 1, lett. g), c.c. (modificazioni dello statuto concernenti i diritti di voto o di partecipazione).

Le novità sulle quotate. Molte le modifiche anche sulle quotate. Qui, il dl da un lato conferma la possibilità prevista dal dl 91 di introdurre il diritto di voto maggiorato a favore degli azionisti che hanno detenuto azioni per un biennio (fino a due voti), ma viene chiarito che nel caso di aumenti di capitale ex art. 2442 c.c. la maggiorazione del diritto di voto si estende alle azioni emesse in sede di aumento solo in proporzione alle azioni a voto maggiorato già detenute. Circa le azioni a voto maggiorato è poi prevista l’emanazione di un apposito regolamento Consob entro il 31/12/2014.

In merito alle azioni a voto plurimo (fino a tre voti), invece, viene previsto da un lato che le società già ammesse alla negoziazione sui mercati regolamentati non potranno emetterle ma le stesse potranno essere conservate se introdotte negli statuti anteriormente alla quotazione. Una volta ottenuta quest’ultima, tuttavia, non potranno essere previste per via statutaria ulteriori maggiorazioni del diritto di voto.

Novità di rilevo riguardano, infine, gli obblighi di opa (offerta pubblica di acquisto ex art. 106 del Tuf). Per le società quotate ordinarie viene infatti previsto che oltre al caso di detenzione di una partecipazione superiore alla soglia del trenta per cento o per chi dispone di diritti di voto in misura superiore a tale soglia (art. 106, comma 1), l’obbligo di acquisto scatti, (per le società diverse dalle pmi) anche nel caso in cui a seguito di acquisti il socio venga a detenere una partecipazione superiore alla soglia del 25%, in assenza di altro socio che possieda una partecipazione più elevata. Confermata, invece la flessibilità per le pmi, che statutariamente possono prevedere una soglia diversa (non inferiore al 20% e non superiore al 40%).

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