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Spa, controllo alle minoranze

Nelle società per azioni tutti i sindaci e gli amministratori possono essere nominati superando il 12,5% del capitale. È quanto deriva dalla combinazione di voto plurimo e voto limitato introducibili negli statuti di spa. Per i calcoli dei quorum costitutivi e deliberativi delle assemblee, in presenza di azioni a voto plurimo o limitato, vale il numero dei voti spettante alle azioni e non il numero delle azioni o il capitale da esse rappresentato. Nelle srl, la riduzione del capitale al di sotto dei 10.000 euro è ammissibile in caso di perdite ma non per mera volontà dei soci.

Sono questi i principi contenuti nelle nuove tre massime emesse dalla Commissione per l’elaborazione dei principi uniformi in tema di società del Consiglio notarile di Milano.

Categoria di azioni e diritto di nomina di amministratori e sindaci. Fra i diritti diversi, ex art. 2348 c.c., attribuibili con clausola statutaria a una o più categorie di azioni c’è anche quello di nominare amministratori e sindaci (o componenti del consiglio di sorveglianza nel dualistico). Tale diritto non deve essere proporzionale al numero delle azioni della categoria, né al numero di voti a essa spettanti, bensì può coincidere con la maggioranza o la totalità dei componenti l’organo. Le azioni a voto non pieno non possono tuttavia superare il 50% del capitale (art. 2351, comma 2, c.c.). Sterilizzando il 50% del capitale, basterà, quindi attribuire il voto triplo al 12,5%+ 1 dei voti per controllare di fatto la società . In pratica 12,5 x 3= 37,5 stessa percentuale disponibile per chi può esercitare il voto unico, in una società in cui i voti totali sono 75.

Il diritto di nomina può normalmente esser esercitato nell’assemblea ordinaria, la quale in seconda convocazione può consentire la nomina di amministratori e sindaci anche con l’intervento di una sola azione dotata di diritto di voto (ovviamente in presenza di quel solo socio o di altri soci privi di diritto di voto), ai sensi dell’art. 2369, comma 4. Gli amministratori e sindaci nominati nell’esercizio dei diritti di voto spettanti a una o più categorie di azioni, sono soggetti alle stesse regole degli altri componenti gli organi di amministrazione e controllo, salvo diverse disposizioni statutarie.

Azioni a voto plurimo e quorum assembleari. In tutti i casi di azioni con voto quantitativamente diverso dal rapporto 1 a 1 occorre adeguare i criteri con cui si procede sia al computo delle azioni che al calcolo dei quorum. La massima, si legge in motivazione «afferma la necessità in tutti i casi di computo delle azioni, sia quando la base di calcolo è data dal “capitale totale”, sia quando essa è costituita dal “capitale rappresentato” di sostituire il numero delle azioni con il numero dei voti ad esse spettanti». In altri termini:

– quando la base del calcolo è data dal capitale totale si dovrà prendere a riferimento il numero totale dei voti spettanti alle azioni emesse al momento della riunione assembleare (fatto 100 il numero delle azioni di cui es. 50% voto doppio, 50 voto singolo, voti totali= 150);

– quando invece la base del calcolo è data dal capitale rappresentato (cioè presente in assemblea), si deve far riferimento al numero totale dei voti spettanti alle azioni intervenute: es. di cui sopra se fossero presenti il 50% dei detentori del voto doppio e il 50% dei detentori di azioni a voto singolo, il capitale rappresentato in assemblea sarebbe pari a voti 75.

Il minimo legale del capitale di srl. A seguito delle modifiche all’art. 2463 c.c., che ha introdotto nel nostro ordinamento le srl con capitale inferiore a 10.000 euro, la massima n. 143 risponde a due interrogativi e cioè: 1) se a seguito di perdite una società possa deliberare una riduzione di capitale o un aumento a un ammontare inferiore a 10.000 euro; 2) se i soci possano eseguire tale riduzione volontariamente.

In sintonia con lo studio d’impresa 892/2013 del notariato nazionale rubricato, «Le nuove srl», anche i notai Lombardi ritengono ammissibile in ogni situazione di perdita (inferiore a 1/3 del capitale, superiore a 1/3 dello stesso, e superiore a 1/3 e al minimo legale) ammissibile la riduzione al di sotto dei 10.000 e la ricapitalizzazione sempre al di sotto di tale soglia. Anche la massima, in epigrafe, infatti ritiene che il rinvio di cui all’art. 2463 n. 4 c.c. (10.000 euro) contenuto nelle negli artt. 2482 e 2482-ter c.c. 9 sia frutto di un difetto di coordinamento delle norme. Diversa, invece, rispetto alle conclusioni a cui giunge in Consiglio notarile nazionale è la posizione del notariato di Milano in merito alla riduzione volontaria del capitale (mediante rimborso ai soci delle quote pagate, mediante liberazione dall’obbligo dei versamenti ancora dovuti o mediante passaggio a capitale) quando all’esito dell’operazione, la somma del capitale sociale e della riserva legale risulti di ammontare inferiore a 10.000 euro. Questa operazione, infatti, seconda la massima n. 143 sarebbe incompatibile con l’obbligo di accantonamento accelerato della riserva legale, disposto dall’art. 2463, comma 5 del codice civile.

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