Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

S&P taglia il voto a 24 banche italiane

di Fabrizio Massaro

MILANO — Si presenta in peggioramento il 2012 per le banche italiane. La debolezza dell'economia, le tenzioni nelle aree periferiche dell'Eurozona e le prospettive calanti di crescita influenzeranno negativamente il sistema bancario italiano, che vedrà aumentare i costi per reperire liquidità, e di conseguenza ridursi la redditività per il 2012. Questa è la visione di Standard &Poor's, che ieri ha ridotto da 2 a 3 (su una scala decrescente da 1 a 10) il giudizio sul sistema bancario a causa della sua stretta correlazione con l'economia italiana. L'analisi segue il giudizio del 19 settembre che ha visto ridotto di un gradino, da «A+» ad «A», il rating sull'Italia: «Le difficoltà operative non saranno transitorie o facilmente invertite. Il costo del credito per banche e aziende rimarrà notevolmente più alto nell'Eurozona finché il governo non metterà in campo misure per la crescita e realizzerà una più rapida riduzione del debito», dice S&P nel rapporto.
Contemporaneamente ieri l'agenzia ha declassato 24 banche italiane, fra le quali Mps, Ubi e Banco Popolare, ma ha confermato i voti per 19, fra cui Intesa Sanpaolo e Mediobanca (downgradate a settembre insieme con lo Stato, da «A+» ad «A») e Unicredit, che era già al livello «A», grazie alla minore dipendenza dall'Italia. Sempre ieri Fitch ha declassato Fiat da «BB+» a «B» per i rischi dell'integrazione di Chrysler «in un contesto sempre più impegnativo».
Ci sono effetti anche per i clienti delle banche. «Ogni 100 punti base di aumento degli spread sovrani comporta per le banche un calo del margine di interesse di circa il 9% per il 2012%», spiega Renato Panichi, autore del rapporto, «ma questa cifra non tiene conto del parziale trasferimento ai clienti del maggior costo della raccolta sotto forma di un aumento degli interessi e di altri oneri. Se si considera questo, stimiamo che l'impatto sul margine di interesse si riduca a -4,4% nel 2012». Insomma, metà del costo in più pagato dalle banche per gli spread fra Btp e Bund tedeschi si scaricherà sui clienti. Da marzo a settembre gli spread su un bond bancario a 5 anni per Intesa Sanpaolo sono passati da 153 punti a 370, per Unicredit da 148 a 367. Molto più delle francesi Credit Agricole (297) e Bnp (232), o della spagnola Bbva (354). L'altra variabile che incide sul sistema bancario è per S&P la crescita economica, stimata in appena +0,5% per il 2012 contro un +1% per la Spagna. «La minore crescita economica significa rallentamento dell'attività creditizia, che unita al maggior costo del funding aumenta gli effetti negativi». Per Standard &Poor's finora comunque non ci sono segnali di una stretta sul credito: «Non ci sarà magari credit crunch, ma impatti a livello economico sì. La mancanza o meno di credito è legata alle capacità delle banche di finanziarsi. Ad oggi le due più grandi riescono a emettere covered bond, mentre le altre si finanziano per lo più con titoli e depositi presso la clientela retail o corporate, visto che i mercati wholesale sono difficili da accedere, non solo per le banche italiane ma in tutta Europa. Questo è un punto di forza delle banche italiane, che possono fare leva sui risparmi delle famiglie e sulla fiducia di cui ancora godono».
 

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Intesa Sanpaolo mette a disposizione 400 miliardi di euro in crediti a medio-lungo termine a fianco ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Un sostegno per tutti i lavoratori (dipendenti, autonomi, saltuari), tutte le imprese (grandi e picc...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Joe Biden punta a raddoppiare il prelievo fiscale sui capital gain, le plusvalenze realizzate sugli ...

Oggi sulla stampa