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S&P taglia il rating anche a 18 banche italiane

A due settimane dal taglio del rating sovrano a Bbb, l’agenzia Standard & Poor’s ha allineato al ribasso il sistema bancario nazionale, ridotto di un gradino al grado medio (“anchor”) di Bbb-. La decisione, nell’aria perché rituale in casi simili, è comunque preoccupante per le ragioni addotte dagli analisti americani, che vedono «cresciuti rischi del contesto economico, che lasciano le banche esposte in misura maggiore a una recessione più profonda e lunga di quanto abbiamo in precedenza stimato per l’Italia».Non bastasse, c’è il «prolungato maggior costo del funding rispetto a molte banche dell’eurozona, che può limitare l’accesso al mercato dei capitali».
S&p aveva già limato il rating a lungo termine di Intesa, Fideuram, Mediobanca e Unicredit. Le due big e Piazzetta Cuccia mantengono un giudizio Bbb, mentre Ubi e Credem scendono a Bbb-. Declassate a Bb, ovvero
non investment grade (detto “spazzatura”, perché i fondi comuni non possono investirvi), sono Bpm, Bper e Banco Popolare, Popolare di Vicenza, Veneto Banca, Mediocredito centrale e Iccrea. Ancora più giù, a Bb-, stanno Unipol Banca, Agos Ducato e Carige. Le prospettive restano negative sul comparto, anche se per le banche coinvolte è stata rimossa l’osservazione a fini di eventuali ribasso: tranne che su Banca Carige e Dexia Crediop, i cui rating potrebbero subire ulteriori tagli.
Da anni i numeri – e i rating provano come sia impossibile, per gli istituti nazionali, mettere tra parentesi la crisi che gonfia le perdite su crediti e azzera commissioni e margini di interesse. Lo attesta anche S&P: «La prolungata recessione sta mettendo alla prova la tenuta dell’economia italiana, e ci attendiamoun ulteriore peggioramento, per la contrazione dei consumi interni e il calo degli investimenti aziendali». Negli ultimi sei anni il Pil italiano è arretrato «di quasi il 9% in termini reali, e stimiamo il Pil pro capite 2013 a 25mila euro, ai livelli del 2007. Non vediamo questo trend mutare sostanzialmente nel 2014».
Lunedì, forse per parare colpi del genere, Bankitalia, Consob, Ivass e Covip hanno diffuso comunicazioni ai gestori volte a favorire l’uso di procedure alternative al rating per valutare i rischi di credito, e «ridurre l’eccessivo affidamento ai rating».
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