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S&P taglia il rating all’Italia “Obiettivi a rischio per Imu e Iva”

Italia di nuovo declassata. L’agenzia Standard & Poor’s ha comunicato ieri di aver tagliato il rating dei titoli di debito italiani da BBB+ a BBB: appena due punti al di sopra del livello dei “junk bond”, i titoli spazzatura. La decisione dell’agenzia americana è stata motivata da una parte con la debolezza strutturale dell’economia e con l’aggravarsi della recessione, dall’altra con il timore che lo slittamento dell’Imu e il rinvio dell’aumento dell’Iva mettano «potenzialmente a rischio» gli obiettivi di bilancio fissati dal governo.
S&P attribuisce all’Italia anche un outlook negativo, cioè ritiene possibili nuovi declassamenti del rating a causa «di un’ulteriore indebolimento della crescita sulla struttura e la resistenza dell’economia italiana ». Il rapporto dell’agenzia prevede per il 2013 una contrazione dell’economia pari all’1,9 per cento, e fa notare che negli ultimi dieci anni «la crescita reale si e’ aggirata in media attorno a un – 0,04%» registrando quindi una lunghissima stagnazione e una perdita di competitivitàdovuta «in larga parte alle rigidità del mercato del lavoro e di quello produttivo».
Il ministero dell’economia respinge il giudizio. Le valutazioni di S&P, dice una nota, «non sono condivisibili», derivano da una valutazione «retrospettiva» e non tengono in considerazione le iniziative adottate dal governo per migliorare la competitività e stimolare la crescita.
Ma a rafforzare i timori di S&P ci ha pensato ieri il commissario Ue agli affari economici Olli Rehn. il quale ha preso implicitamente ma fermamente posizione contro le ipotesi di cancellazione dell’Imu e dell’aumento dell’IVA. Alla domanda su come giudicasse le richieste in questo senso avanzate da una parte della maggioranza, Rehn ha risposto: «l’Italia è un Paese profondamente europeista, e quindi ho fiducia che il governo italiano prenderà seriamente in considerazione le nostre raccomandazioni ». Le raccomandazioni di politica economica per l’Italia, che ancora ieri sono state confermate dal Consiglio Ecofin, invitano il governo «a spostare il carico fiscale da lavoro e capitale a consumi, beni immobili e ambiente». Cioè proprio il contrario di quanto avverrebbe con l’abolizione della tassa sugli immobili e con il mantenimento delle aliquote sui consumi. Rehn ha anche ricordato che le raccomandazioni di politica economica, presentate dalla Commissione il 29 maggio, «sono state adottate all’unanimità, con l’appoggio del governo italiano» all’ultimo vertice dei leader europei, e che quindi Roma si è impegnata ad alleggerire la tassazione sul lavoro e a trasferire il carico fiscale su beni immobiliari e consumi.
Tra le altre indicazioni, le raccomandazioni europee vincolano l’Italia a mantenere il tetto del deficit al di sotto della soglia del tre per cento, a registrare un surplus primario, cioè ad avere un bilancio in attivo senza considerare la spesa per gli interessi sui buoni del tesoro, in modo da ridurre la montagna del debito pubblico, a rivedere le spesedella pubblica amministrazione e a migliorarne il funzionamento in particolare per quanto riguarda la giustizia e l’istruzione.
Ieri infine i ministri europei hanno dato il via libera definitivo all’ingresso della Lettonia nell’euro, che avverrà il primo gennaio dell’anno prossimo.
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