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S&P stima accantonamenti fino a 42 miliardi nel 2014 Ma ora c’è l’effetto utili

La crisi del sistema creditizio italiano non finirà nel 2014, anche se il Paese potrebbe registrare una lievissima crescita del Pil. Quest’anno le banche della Penisola dovranno infatti accantonare in bilancio (cioè mettere a perdita) ulteriori 32-42 miliardi di euro per via dei crediti deteriorati. Un ulteriore buco, che si somma a quelli degli anni passati portando a 143-153 miliardi di euro le perdite totali causate dai crediti andati a male. Eppure, nonostante questa crescente voragine, se tutto andrà come previsto le banche italiane dovrebbero cavarsela relativamente bene. Cioè con ferite gestibili: nel 2014 saranno infatti in grado – mediamente – di generare sufficienti utili per assorbire le perdite. Non tutte le banche probabilmente ci riusciranno (le più deboli sono Carige, Banco Popolare e Bper), ma mediamente sarà così. Queste, almeno, sono le previsioni di Standard & Poor’s in un duplice studio pubblicato ieri.
Lo studio dell’agenzia di rating parte da un dato di fatto: nonostante la mini-ripresa economica prevista per il 2014 (+0,4%) e per il 2015 (+0,9%), le famiglie e soprattutto le imprese faticheranno ancora a rimborsare i debiti contratti negli anni passati. Per questo S&P stima che tra il 2013 e il 2014 nelle pance delle banche si sono accumulati e si accumuleranno tra i 76 e gli 87 miliardi di euro di nuovi crediti deteriorati. Insomma: una percentuale compresa tra il 4,3% e il 5% del totale portafoglio crediti sta andando a male. Questo porterà la montagna di crediti dubbi nei bilanci bancari a un totale compreso tra i 310 e i 320 miliardi di euro a fine 2014, generando nuove perdite per 32-42 miliardi tra giugno 2013 e fine 2014. Nonostante questo, però, le banche saranno mediamente in grado di far fronte al buco con gli utili generati durante l’anno. «I profitti che le banche registreranno quest’anno – osserva Mirko Sanna, associate director istituzioni finanziarie di S&P – saranno in grado di coprire le perdite sui crediti, ma saranno appena sufficienti. Questo è il motivo per cui manteniamo un outlook negativo (previsioni future, ndr) sulle banche italiane». Morale: mediamente non avranno bisogno di iniezioni di capitale.
Ma questa è una media. Le banche più deboli di qualche aumento di capitale potrebbero invece avere bisogno: quelle che hanno una situazione patrimoniale debole, unita a una bassa copertura dei crediti deteriorati e a una modesta attesa sugli utili. Nei grafici inclusi nello studio, l’agenzia di rating fa capire quali sono le banche a suo avviso più deboli. Per esempio Carige: i crediti deteriorati dell’istituto genovese ammontano infatti al 170% del «total adjusted capital» (un indicatore del capitale elaborato da S&P). Già questo è un segnale di debolezza. Per di più Carige, solo in base alla previsione sugli utili e alla rischiosità degli attivi, merita un rating 5 gradini sotto il livello base di «BBB-». Altrettanto debole il Banco Popolare: i crediti deteriorati ammontano al 180% del «total adjusted capital» e il rating sta quattro gradini sotto il livello base. Esattamente come Bper, che ha crediti non performing pari al 150% del capitale «adjusted». Molto debole anche Veneto Banca. Le più forti, invece, sono Mediobanca e la popolare dell’Alto Adige, ma anche Intesa Sanpaolo e Credito Emiliano.
Nel secondo studio, più generale sulle prospettive delle banche, Standard & Poor’s tocca anche altri elementi. In generale le prospettive dell’agenzia di rating restano negative per vari motivi: l’incertezza sull’andamento economico, la forte esposizione sul debito statale, la crescita dei crediti deteriorati e la bassa redditività. Le banche hanno infatti nei bilanci titoli di Stato italiani per un totale di 414 miliardi di euro, pari al 220% del capitale «Tier 1». Questo, secondo S&P; rappresenta un rischio: «Un ribasso nel prezzo dei titoli di Stato – si legge sullo studio – causerebbe potenziali perdite». L’aspetto positivo, invece, è che sul fronte del funding e della liquidità «i profili delle banche non si deterioreranno nel 2014».

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