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S&P boccia diciotto banche italiane

Standard & Poor’s taglia il rating di 18 banche italiane. «Stanno operando in un ambiente con rischi economici più elevati, lasciandole più esposte a una recessione più lunga e profonda di quello che avevamo previsto in precedenza in Italia» ha spiegato l’agenzia americana nella nota in cui ha annunciato i nuovi giudizi nonché la rimozione del «creditwatch negativo» per 17 istituti. L’unica che resta nell’elenco è Banca Carige. Dal taglio si sono salvate Unicredit e Intesa Sanpaolo, il cui rating di lungo termine però, ha ricordato S&P, era stato ridotto il 10 luglio in seguito al taglio del giudizio sul merito di credito dell’Italia. L’abbassamento dei rating su Ubi, Bpm, Bper, Unipol Banca, Banca Carige, Iccrea, Banco Popolare, Banca Popolare di Vicenza, Veneto Banca e Credito Emiliano, invece, ha spiegato sempre l’agenzia americana, «riflette principalmente l’impatto dei maggiori rischi per l’economia e il settore industriale».

Il downgrading ha colpito anche la Bpm, scesa di un gradino a BB, che oggi ha in agenda un appuntamento decisivo. Piazza Meda ha convocato i consigli di sorveglianza e di gestione per l’illustrazione della relazione ispettiva della Banca d’Italia. Il contenuto potrebbe segnare una svolta definitiva per la popolare milanese. Non quella della trasformazione in Spa, rinviata sine die da Andrea Bonomi e Piero Montani, ma un deciso assestamento della governance sì. E anche qualche chiara indicazione sulla direzione che la banca deve prendere per neutralizzare le pressioni interne, dei sindacati e di quel mondo che faceva riferimento alla disciolta Associazione Amici della Bipiemme, e accelerare il recupero di efficenza. Per Bonomi e Montani è una sorta di «tagliando» dopo un anno e mezzo passato a rimettere in ordine conti, organizzazione e strutture in Piazza Meda, dopo le allegre gestioni degli anni passati. Un anno e mezzo in cui le vecchie anime della Bpm sono tornate alla ribalta riprendendo un po’ di quel potere che la nuova gestione e l’adozione della governance duale sembravano essere riuscite ad arginare. Nella relazione della Banca d’Italia un passaggio importante riguarderebbe proprio il tema dei poteri. Via Nazionale potrebbe chiedere un riequilibrio tra i consigli di sorveglianza e di gestione, con un ampliamento delle materie di competenza della sorveglianza, oggi piuttosto limitate per il fatto che quando era stato varato il nuovo statuto c’era la necessità di sterilizzare l’influenza di alcuni consiglieri sulla gestione ordinaria di Piazza Meda. Consiglieri su cui la Banca d’Italia ha acceso un faro nel corso dell’ispezione e il cui comportamento potrebbe essere oggetto di sanzioni. Sanzioni sarebbero previste, secondo indiscrezioni, anche per la gestione dei crediti della controllata Banca di Legnano da parte dei vecchi vertici.

Più che alla governance, però, l’attenzione di Bonomi e Montani sarebbe rivolta soprattutto alle indicazione che arriveranno da Via Nazionale sui crediti. La Banca d’Italia ha imposto a Bpm dei requisiti di capitale più stringenti (i cosiddetti add-ons) a copertura dei rischi. L’eliminazione di questi requisiti aggiuntivi avrebbe l’effetto di liberare capitale e migliorare i ratios patrimoniali di Piazza Meda. Bpm, insomma, potrebbe finalmente togliere il freno a mano, anche se l’eliminazione di tutti gli add-ons è improbabile.

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