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Sovraindebitamento, via d’uscita

 di Marcello Pollio 

Operativa dal 28 febbraio la legge 3/2012 che ha introdotto la procedura di composizione della crisi per gli imprenditori non fallibili e per tutti i debitori sovraindebitati (si veda ItaliaOggi Sette del 20 febbraio). Un salvagente per alcune decine di milioni di soggetti e un'opportunità di lavoro per coloro che, principalmente, possono essere nominati alle funzioni di curatore fallimentare.

In attesa che il ministero dello sviluppo economico provveda ad emanare i decreti attuativi e fissi i presupposti per la costituzione degli organismi di composizione della crisi (Occ) saranno, infatti, avvocati, commercialisti e notai a dare attuazione immediata alla situazione di crisi che investe la maggioranza delle famiglie e delle piccolissime imprese italiane. Se nella platea degli imprenditori si contano oltre 5 milioni di imprese (cioè il 90% di tutte le imprese italiane), i possibili fruitori della nuova procedura sono altrettante famiglie e lavoratori autonomi che hanno in corso contenziosi legali ed esecuzioni forzate. Il beneficio della sospensione delle procedure esecutive varrà anche per le azioni intraprese da Equitalia. Infatti, i debitori che siano in grado di proporre un piano di pagamento, rateizzato o differito nel tempo, che venga validato dal professionista che agirà in sostituzione dell'Occ, potranno ottenere il blocco delle azioni esecutive, compresa l'espropriazione della casa, e una moratoria per un anno.

A chi è rivolto

La nuova soluzione della crisi da sovraindebitamento è rivolta a chiunque sia debitore sovraindebitato, che non sia assoggettabile alle procedure concorsuali ex rd 267/1942 (legge fallimentare), cioè che sia imprenditore commerciale che non rientri nei parametri fissati dall'art. 1 della legge fallimentare, un imprenditore agricolo, un lavoratore autonomo, un ente non commerciale o semplicemente un debitore civili che non eserciti alcuna attività imprenditoriale, il quale si trovi in un perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio liquidabile, nonché sia definitivamente incapace di adempiere regolarmente le proprie obbligazioni.

Lo studio della fattibilità e le operazioni preliminari

Perché il debitore possa presentare la domanda di sospensione delle azioni esecutive e quindi evitare che siano venduti i beni già in fase di esecuzione, occorre che lo stesso proponga ai creditori un accordo di ristrutturazione dei debiti sulla base di un piano che assicuri il regolare pagamento dei creditori, in particolare quelli estranei all'accordo. Il tutto come già previsto per le imprese in crisi o insolventi che possono sfruttare l'istituto di ristrutturazione dei debiti previsto dall'art. 182 bis della legge fallimentare. Il piano dovrà essere studiato dal debitore, ancorché è più plausibile pensare che ciò possa avvenire avvalendosi di un proprio professionista, il quale dovrà predisporre un'ipotesi di liquidazione dei beni e/o realizzo di somme (che potranno essere messe a disposizione anche da parte di terzi), calcolerà le spese occorrenti al debitore per il mantenimento personale e della famiglia e, quindi proporrà con la liquidità derivante da dismissioni e introiti disponibili al debitore, un piano di pagamento. Il pagamento potrà essere anche in misura ridotta, purché i creditori aderiscano alla proposta.

Il piano potrà prevedere anche l'affidamento del patrimonio del debitore ad un fiduciario per la liquidazione, la custodia e la distribuzione del ricavato ai creditori, un po' come funziona nelle procedure concorsuali o nelle esecuzioni individuali ove nominato un delegato alla vendita. Se le condizioni lo permettono e dunque il piano appare fattibile, il debitore potrà avviare la procedura, presentando al presidente del tribunale, ove ha sede o risiede il debitorie, una domanda per la nomina di un professionista (avvocato, commercialista o notaio) che abbia i requisiti previsti dall'art. 20 della legge 3/2012, il quale agirà quale compositore della crisi, in sostituzione degli organismi di composizione della crisi.

Come si propone il piano e quale documentazione

Una volta nominato il professionista (mediatore) da parte del tribunale, quest'ultimo aiuterà il debitore a presentare la vera proposta ai creditori e fare accettare le condizioni di pagamento. Ai sensi dell'art. 8, la proposta di accordo deve prevedere la ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione dei crediti attraverso qualsiasi forma, anche mediante cessione dei redditi futuri.

Il piano può prevedere una moratoria fino a un anno per il pagamento dei creditori che non aderiscono all'accordo purché il piano risulti attestato dal professionista e quindi sia idoneo ad assicurare il pagamento alla scadenza del nuovo termine proposto e l'esecuzione del piano sia affidata a un liquidatore nominato dal giudice su proposta del professionista mediatore. La moratoria, però, non può riguardare il pagamento dei titolari di crediti impignorabili, ovvero dipendenti del debitore o crediti per alimenti ecc. ai sensi dell'art. 545 codice procedura civile.

La proposta deve essere presentata corredata da varia documentazione e da una dichiarazione di fattibilità del piano e di veridicità dei dati, che devono essere rilasciate dal professionista mediatore della crisi.

Per questo motivo è assai facile che il debitore si farà coadiuvare dal proprio commercialista o legale. Si aprono opportunità per i professionisti, ma attenzione alle pesanti sanzioni che possono colpire i soggetti che svolgeranno le funzioni degli organismi di composizione della crisi.

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