Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Sovraindebitamento per pochi

Curare nuovi mali con vecchi rimedi non è mai stata una scelta saggia. Ancor di più se quei vecchi rimedi si sono rivelati nel tempo poco efficaci. Questa potrebbe essere la sintesi di un commento all’articolo 5 del dl 8 aprile 2020 n.23 che ha disposto la proroga al 1° settembre 2021 dell’entrata in vigore del codice della crisi e con esso della nuova disciplina normativa sul sovraindebitamento che avrebbe sostituito fra poche settimane la novellata legge 3/2012. Non sono bastati 18 mesi di vacatio legis, caratterizzati da una intensa attività di approfondimento e formazione, per convincere il legislatore che il periodo di crisi che stiamo vivendo, a seguito della diffusione epidemiologica Covid-19, potesse essere l’occasione per scommettere su una riforma pensata per garantire una gestione più efficace della crisi d’impresa.

In tema di sovraindebitamento, appare opportuno ripercorrere la breve storia di questo istituto, per poter cogliere l’importanza che l’entrata in vigore del codice della crisi avrebbe avuto sulla diffusione ed il corretto utilizzo di questi strumenti. Correva l’anno 2012, gli effetti della crisi economica mondiale del 2008 avevano ormai manifestato le conseguenze sul territorio economico nazionale alimentando problemi economici con risvolti sociali drammatici. In quel contesto, viene così introdotta la legge 3/2012 denominata, per l’appunto, legge anti-usura che si prefiggeva lo scopo di porre rimedio alle situazioni di sovraindebitamento per quei soggetti cosiddetti «non fallibili», a cui la legge fallimentare non riservava alcun tipo di trattamento. In questo modo consumatori, startup, imprese agricole, imprese di minori dimensioni, lavoratori autonomi che fino ad allora, a fronte di una situazione debitoria non più compatibile con le proprie disponibilità patrimoniali e reddituali, sarebbero stati condannati a subire perennemente azioni individuali dai propri creditori, avrebbero potuto utilizzare questo strumento ed intraprendere un percorso che, se meritevoli, gli avrebbe consentito di ottenere l’esdebitazione, mediante il piano del consumatore, l’accordo di composizione della crisi o la liquidazione del patrimonio e così concedere un fresh start al soggetto diligente.

Purtroppo la normativa non si è rivelata all’altezza delle finalità che si prefiggeva di raggiungere, facendo registrare in questi anni una marginale percentuale di successo di queste procedure, in rapporto alle istanze introduttive presentate. Qualche numero: è stato stimato che nell’anno 2018 poco più di 4 mila soggetti hanno beneficiato di questi strumenti, a fronte di una platea di circa 6 milioni di sovraindebitati stimati in Italia (vale a dire un lo 0,07% dei possibili casi). In Germania (con una popolazione di circa 1/3 superiore a quella italiana), per dare un termine di paragone, si registrano circa 100 mila esdebitazioni all’anno.

L’analisi sul tipo di procedura utilizzata, evidenzia come lo strumento che avrebbe dovuto assumere un ruolo residuale, ovvero la liquidazione del patrimonio, è stato quello maggiormente utilizzato, a dimostrazione della necessità di un intervento normativo in soccorso del piano del consumatore e dell’accordo di composizione della crisi. L’esperienza maturata dai professionisti sul campo, unita alle prassi che si sono sviluppate nei tribunali, ha consentito di individuare una serie di modifiche, in buona parte recepite nel codice della crisi che ha, o meglio avrebbe dovuto sostituire la legge 3/2012. Pensiamo, per citarne alcune, alle procedure familiari, alla possibilità a determinate condizioni di escludere dal piano il mutuo sulla prima casa (o sul bene strumentale per l’accordo di composizione della crisi), all’ottenimento dell’omologa del nuovo accordo di composizione della crisi (concordato minore) pur in presenza del voto contrario dell’erario qualora il soddisfacimento previsto dalla proposta sia comunque migliore rispetto all’alternativa liquidatoria. Interventi mirati a disinnescare quelle situazioni che più frequentemente hanno portato il debitore all’abbandono della procedura intrapresa oppure ad optare, in assenza di strumenti adatti a risolvere la propria crisi, alla residuale procedura di liquidazione del patrimonio.

In conclusione, l’entrata in vigore della riforma in ambito di sovraindebitamento darebbe maggior efficacia a questi strumenti, contribuendo a contrastare le conseguenze economiche e sociali della crisi. “L’attesa è il futuro che si presenta a mani vuote” sosteneva un poeta del rinascimento. La riforma è una opportunità da cogliere e da non rinviare.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Il colosso cinese Huawei non compare nella lista dei fornitori ammessi alla gara indetta da Tim e pa...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Tutti sulla nuvola a caccia dell’oro del secolo: i dati. Come custodirli, in sicurezza. E scambiar...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Rinvio al 30 settembre del termine per l'approvazione dei bilanci di previsione 2020-2022 e della sa...

Oggi sulla stampa