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Sovrafatturazione a prova difficile

di Debora Alberici 

Più difficile provare la sovrafatturazione dei compensi professionali. Infatti la fattura non può dirsi gonfiata e quindi non sussistono i presupposti per il sequestro dei conti dell'azienda nel caso di «esosità» della parcella. Lo ha stabilito la Cassazione che, con sentenza 920 di ieri, ha respinto il ricorso della procura di Trieste contro il dissequestro dei conti di un'azienda, sospettata di aver gonfiato fatture e quindi di aver esposto costi falsi, in relazione alla realizzazione di un sito internet da parte di un professionista. Insomma, i giudici di merito avevano dato ragione alla difesa della società che aveva impugnato il provvedimento del gip. In particolare il legale ha puntato il dito contro la congruità del prezzo versato dalla piccola società per il servizio reso. La natura intellettuale della prestazione, si legge in quel ricorso, sfugge a una rigida valutazione di congruità e non può essere confrontata con i prezzi di mercato. La pubblica accusa si è rivolta alla Suprema corte ma la terza sezione penale ha sottolineato che «va considerato che in diritto la tesi del procuratore della repubblica ricorrente è corretta avendo questa corte ha affermato — e qui ribadisce — che integra il reato di cui all'art. 2, comma primo, del dlgs n. 74 del 2000, e non già la diversa fattispecie di cui all'art. 3, l'utilizzo, ai fini dell'indicazione di elementi passivi fittizi, di fatture false non solo sotto il profilo ideologico, in riferimento alle operazioni inesistenti ivi indicate, ma anche sotto il profilo materiale, perché apparentemente emesse da ditta in realtà inesistente». Nella specie però il tribunale di Trieste, «con motivazione sufficiente e non contraddittoria, ha ritenuto in punto di fatto che la prestazione di servizi, di cui si dibatte, è effettivamente stata resa dal percettore della somma fatturata in favore degli indagati, titolari della ditta Antonio per la realizzazione di un sito internet in favore della società. Il tribunale ha anche espresso riserve sulla congruità del compenso corrisposto al professionista che tale sito Internet aveva realizzato, ritenendo in sostanza l'esosità dello stesso. Però anche affermato che non vi sono sufficienti e gravi indizi per ritenere una sovrafatturazione mirata a costituire elementi passivi fittizi per la società».

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