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Soundreef, accordo con YouTube e sfida a Siae sul «fronte svizzero»

La “campagna d’Italia” della guerra sul diritto d’autore ormai ha a tutti gli effetti un fronte svizzero: dopo il passaggio a Siae di Pdu, l’etichetta indipendente di Mina prima iscritta alla collecting dei cantoni Suisa, adesso tocca a Soundreef: la start up di diritto inglese fondata dal romano Davide D’Atri annuncia una partnership con la stessa Suisa.
E, prarallelamente, si accorda con YouTube, piattaforma di streaming del gruppo Alphabet: riceverà direttamente i report relativi alle utilizzazioni dei video dei propri artisti caricati e riscuoterà dal provider i compensi dovuti sulle opere che amministra. Un’intesa, quest’ultima, strategica se consideriamo che il roster di artisti rappresentati da Soundreef comprende personaggi che porprio sul «Tubo» spesso incontrano la propria fanbase: da Fedez (1,3 milioni di iscritti al suo canale) a Rovazzi (1,1 milioni di subscrivers) fino all’ultimo acquisto J-Ax (601mila). La partnership con Suisa riguarda, invece, raccolta e ripartizione dei diritti dei propri autori ed editori per le utilizzazioni multi-territoriali online. Le due società, secondo le informazioni fornite, uniscono i propri repertori nel dialogo con i Digital service provider (Dsp). Le utilizzazioni in questione verranno gestite in collaborazione con la società svizzera, anche attraverso la piattaforma Mint, creata in collaborazione con Sesac. «Suisa», aggiunge D’Atri, «rappresenterà Soundreef sul territorio svizzero». L’intesa, secondo il fondatore, «ha un valore politico forte: Suisa è il primo grande organismo di gestione collettiva del diritto d’autore a riconoscerci come entità di gestione indipendente». Secca la replica di Siae: «L’annuncio dell’accordo conferma le nostre perplessità sulla capacità di Soundreef di operare per la tutela del diritto d’autore. Ci stupisce che una realtà che si è sempre dichiarata tecnologicamente avanzata sia costretta ad affidarsi ad un’organizzazione terza per poter amministrare i diritti in un mercato, quello online, completamente liberalizzato sin dal 2008». La Siae si dice dispiaciuta «che la tutela di una parte del repertorio italiano sia stata affidata a una società straniera». La guerra va avanti. Dall’1 gennaio c’è il nuovo regime per il diritto d’autore: con il recepimento della Direttiva Barnier, l’esclusiva Siae è venuta meno e in Italia possono operare nuove agenzie di collecting, purché risultino non a scopo di lucro. Soundreef dovrà superare questa barriera. Come? Ce lo spiegherà presto.

Francesco Prisco

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