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Sottozero i tassi dei Bund tedeschi. Spread ai massimi da febbraio

La paura della Brexit, la possibilità che la Gran Bretagna scelga di uscire dall’Unione Europea nel referendum del 23 giugno, ieri ha fatto cadere un altro muro in Europa: per la prima volta i tassi del Bund decennale tedesco sono scesi sotto zero. Il fatto è che il Bund decennale è il benchmark assoluto sul mercato del reddito fisso, il riferimento per lo spread di tutti gli altri bond sovrani europei. Con la discesa in territorio negativo, a -0,005% per poi chiudere intorno a quota zero, il Bund si unisce ai quasi 10 miliardi di dollari che oggi pagano un interesse negativo. Come dire che gli investitori pagano per comprare titoli decennali tedeschi. Succede anche alle banche europee, quando depositano i loro fondi presso la Bce, invece di farli circolare nell’economia reale con i prestiti. Insomma: un mondo alla rovescia, dove a pagare il prezzo non sono solo istituti di credito e assicurazioni, ma anche famiglie e pensionati, che non vedono possibilità di far crescere risparmi e pensioni, stretti tra tassi negativi e crolli in Borsa.

Anche i titoli di Stato giapponesi sono scivolati ancora di più in territorio negativo, con i tassi a -0185%. Il gilt, il bond sovrano decennale inglese, ha toccato un nuovo minimo. In Svizzera è sotto zero quasi l’intero debito sovrano (il decennale ieri è sceso a -0,528%). E l’America non è rimasta immune, con un nuovo ribasso del rendimento dei Treasuries a 10 anni, scesi all’1,6%, ai minimi dal 2012.

Come sempre accade in tempi di grande incertezza, è tornata la tensione sui titoli di Stato dei Paesi periferici: lo spread del Btp decennale è risalito a 151 punti, ai massimi da febbraio, con un rendimento dell’1,51%. E si è allargato il differenziale dei Bonos spagnoli, che rendono l’1,54%, e quello dei bond greci (7,9%).

La fuga dal rischio ha fatto cadere di nuovo i listini, che ieri hanno bruciato 172 miliardi di capitalizzazione. Parigi ha ceduto il 2,2% finale, Milano il 2,1%, Madrid e Londra entrambe il 2%, con Francoforte che ha segnato un ribasso finale dell’1,4%, ma a spaventare sono le perdite cumulate nelle ultime 4 sedute: Milano -9%, Madrid -8%, Parigi -7%, Londra e Francoforte -6%.

Una delle poche note positive è che i tassi ai nuovi minimi storici spingono il mercato dei mutui e favoriscono la ripresa del mercato immobiliare, tradizionalmente un volano della crescita. Secondo il rapporto mensile Abi il tasso medio, che sintetizza l’andamento dei tassi fissi e variabili, si è ulteriormente ridotto al 2,24% contro il minimo del 2,29% del mese precedente.

Oggi gli occhi degli investitori sono puntati sulla Federal Reserve e sulle parole della presidente Janet Yellen.

Giuliana Ferraino

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