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I sottoscrittori hanno svalutato Atlante per oltre 500 milioni

I conti veri si faranno solo alla fine del periodo dell’investimento, ovvero tra cinque anni (più eventualmente tre, rinnovabili di anno in anno). Ma per il momento il sistema finanziario continua a fare i conti con la svalutazione di Atlante, di cui ha virtualmente tagliato il valore storico (pari a 3,4 miliardi) di almeno 435 milioni, in attesa che UniCredit alzi il velo sulle sue decisioni.
L’ultimo sottoscrittore che in ordine di tempo ha annunciato di aver rivisto il valore della quota del fondo salva-banche gestito da Quaestio è stato ieri Generali. L’a.d. Philippe Donnet ha reso noto al mercato di aver svalutato del 52% i 150 milioni detenuti nel capitale. Un deprezzamento che dà la misura del sacrificio fatto giusto un anno fa dai soci del veicolo guidato da Alessandro Penati. Atlante, va detto per inciso, ha il merito di aver salvato Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca dal collasso.
L’iniezione di 2,5 miliardi fatta nell’aprile 2016 (cui si sono aggiunti altri 950 milioni all’inizio del 2017) ha permesso ai due istituti di evitare il bail-in. Facendo sistema e coinvestendo in Atlante, le banche italiane hanno evitato una crisi di fiducia i cui esiti forse sarebbero stati ben più gravi di quelli che oggi devono registrare a bilancio.
Certo è che, da un punto di vista puramente finanziario, l’investimento registra un pesante deprezzamento. Lo si è visto nel corso della presentazione dei bilanci delle scorse settimane. Bper ha svalutato la quota del 34,8% (-28 milioni), Creval del 36% (-17), Banca Mediolanum del 42%. Più contenuti, ma comunque significativi, i deprezzamenti di Intesa Sanpaolo (-26%, 227 su 845 milioni) e Banca Popolare Sondrio (-28%). A breve, non appena verrà depositato il bilancio, si scoprirà quanto decisa è stata la revisione della quota da parte di UniCredit, che si tuttavia preannuncia significativa, probabilmente superiore al 50%.
Chi invece ha scelto di non tagliare il valore dell’investimento è Fondazione Cariplo che, insieme a Compagnia San Paolo, rappresenta uno dei principali contributori nel mondo degli Enti. «Non vogliamo rimetterci nemmeno un euro, perciò non svalutiamo», aveva detto a fine febbraio Giuseppe Guzzetti, numero uno di Fondazione Cariplo e padre nobile di Atlante.
Si vedrà. Certo è che ora la sfida è solo all’inizio. Il possibile intervento dello Stato nel capitale di Atlante, e l’urgenza di una nuova ricapitalizzazione, costringerà i sottoscrittori a fare una valutazione sulle prossime mosse. Nell’auspicio che tra qualche anno le cose siano messe meglio.

Luca Davi

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