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Sottoprodotti ridotti a rifiuto

Gli uffici del ministero dell’ambiente stanno lavorando a tappe forzate a un decreto che integri la nozione di sottoprodotto. Infatti, l’art. 184-bis, secondo comma 2, del Tua (dlgs 152/2006) prevede che con uno o più decreti siano adottate misure per stabilire criteri qualitativi o quantitativi da soddisfare affinché specifiche tipologie di sostanze o oggetti siano considerati sottoprodotti e non rifiuti. La bozza di decreto che ItaliaOggi ha potuto leggere introduce una serie di condizioni e limiti sconosciuti alla normativa primaria: per esempio la nozione di «residuo-rifiuto» e il vincolo che il sottoprodotto possa essere stoccato al massimo per un anno. Ma non basta: introduce la regola che il sottoprodotto sia in quantità tale da essere destinata al successivo utilizzo (condizione piuttosto difficile se il sottoprodotto è tipicamente un prodotto secondario della produzione), uno specifico formulario di identificazione e che non possa in alcun modo essere commercializzato. Condizioni che non trovano alcun riscontro nel quadro normativo comunitario ed europeo. Completa il decreto un elenco non esaustivo di sottoprodotti da incentivare con il sistema delle tariffe delle fonti rinnovabili e che quindi diventano combustibili veri e propri. Insomma il sottoprodotto non è un rifiuto, ma in fondo non se ne discosta troppo se il dicastero introduce tali e tanti vincoli.

La dottrina e la normativa. La nozione di «sottoprodotto» viene introdotta dalla Corte europea di giustizia che, in ripetute sentenze, ne dà un quadro definitorio ad iniziare proprio dalle modalità produttive. All’evoluzione della giurisprudenza della Corte di giustizia europea segue la Comunicazione interpretativa in materia di rifiuti e di sottoprodotti (datata 21 febbraio 2007 Com 2007/59) che, benché antecedente alla direttiva del 2008, è ancora attuale ed offre spunti di riflessione. Con la direttiva 2008/98/Ce sui rifiuti trova ingresso nella normativa comunitaria la nozione di «sottoprodotto». L’art. 5 della predetta direttiva stabilisce le condizioni affinché determinate sostanze suscettibili di un utilizzo economico possano essere reintrodotte nel ciclo economico senza la necessità di essere sottoposte alle operazioni di trattamento previste per i rifiuti. Una norma immediatamente operativa che non necessita di integrazioni e specificazioni.

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