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Sotto la lente del Csm la Procura di Milano e la gestione di Greco

Se mai ci fosse stato un dubbio, il Csm ha messo nel mirino tutta la situazione che sta incendiando la procura di Milano. A spiegarlo, tre fatti rilevanti avvenuti nelle ultime ore. Il primo riguarda gli accertamenti disciplinari avviati dal pg della Cassazione Giovanni Salvi anche per il procuratore aggiunto Fabio De Pasquale e il pm Sergio Spadaro, titolari dell’inchiesta su Eni-Nigeria, dopo la dura richiesta (trasferimento e perdita delle funzioni) avanzata per Storari. Il secondo, riguarda l’audizione degli aggiunti avvenuta ieri davanti alla prima sezione del Csm: Alberto Nobili, uno degli ispiratori della raccolta firme di solidarietà, ha ribadito che non ci sono problemi a lavorare con Storari, contraddicendo quanto sostenuti da un altro procuratore aggiunto, Laura Pedio che ha parlato di «un’infedeltà grave ». E il terzo riguarda le criticità nella gestione dei fascicoli, una serie di appunti mossi all’organizzazione della procura di cui si discuterà oggi davanti alla settima sezione.I veleniIl fronte più duro riguarda i dissidi interni. Davanti al csm, sezione prima, ieri sono stati ascoltati gli aggiunti della procura milanese: Tiziana Siciliano, Alessandra Dolci della dda, Laura Pedio, Letizia Mannella, Eugenio Fusco e Alberto Nobili che è a capo della sezione anti terrorismo. La domanda principale è stata quella sul “clima” che si respira all’interno degli uffici e sulle aspre prese di posizione da quando è esploso il caso Storari. Per alcuni sono arrivate domande precise su episodi verificatisi all’indomani dei dissidi interni. Nobili ha raccontato invece degli sfoghi di Storari nei confronti del procuratore e degli aggiunti Pedio e De Pasquale, dicendo che non gli facevano arrestare Amara. La tesi difensiva del pm Storari, finito sotto inchiesta a Brescia e al Csm per aver consegnato all’allora membro del Consiglio, Piercamillo Davigo, i verbali segreti di Amara sulla presunta “Loggia Ungheria”, è infatti sempre stata quella di averlo fatto per tutelarsi dall’inerzia dei vertici del suo ufficio. Nobili ha anche ribadito che nessuno avrebbe problemi a lavorare con Storari.Questioni disciplinari Ad aggiungersi a tutto questo, anche la notizia dell’avvio di una serie di accertamenti disciplinari da parte del pg della cassazione Giovanni Salvi anche nei confronti del procuratore aggiunto Fabio De Pasquale e del pm Sergio Spadaro, titolari dell’inchiesta su Eni-Nigeria. Un disciplinare “lieve” che è però legato al fascicolo aperto dalla procura di Brescia che vede i due magistrati indagati per rifiuto di atti d’ufficio: secondo l’accusa avrebbero rifiutato di ammettere delle prove al processo, tra cui un video che avrebbe dimostrato l’inattendibilità di Vincenzo Armanna. Una decisione che allarga il fronte disciplinare e che sembra andare nella direzione di una doppia punizione, dopo la durissima richiesta fatta da Salvi nei confronti di Storari. Quella che qualcuno, usando una metafora calcistica, spiega così: «un cartellino rosso da una parte e uno dall’altra».La solidarietà a StorariIn questa partita un ruolo fondamentale ce lo hanno anche le molte adesioni al testo di solidarietà nei confronti di Storari che, in questi giorni, si sono moltiplicate. Una delle ultime è quella del giudice Andrea Borrelli, figlio di Francesco Saverio Borrelli, storica guida della procura milanese negli anni di Tangentopoli nella quale lavorava anche Francesco Greco. Nel lungo elenco di firme però, non mancano i distinguo: tra i pm c’è chi rivendica di averlo fatto per sola solidarietà nei confronti di un collega che andava incontro a una punizione troppo severa e chi di averlo fatto per avere chiarezza.L’organizzazione internaUn altro capitolo riguarda l’organizzazione degli uffici della procura milanese: un lungo documento – firmato dalla settima commissione del Csm – che, raccogliendo alcuni appunti mossi sia da sostituti procuratori sia dalla procura generale, solleva non poche questioni sull’organizzazione che il procuratore Francesco Greco ha voluto dare all’ufficio. E, in particolare, ai criteri con cui vengono affidati i fascicoli ai singoli sostituti. Si legge nella relazione: «Nell’atto del procuratore non si rinviene un’analisi dettagliata ed esplicita della realtà criminale nel territorio di competenza, non risulta un’indicazione ed un’analisi attuale e dettagliata dei dati relativi alle pendenze e ai flussi di lavoro, non sono stati individuati gli obiettivi organizzativi, di produttività e di repressione criminale che l’ufficio intende perseguire, dando conto degli obiettivi sono o non sono stati conseguiti nel precedente periodo». Sullo sfondo c’è l’accusa che è stata mossa più volte in questi anni a Greco: quella, cioè, di dare troppa attenzione ai reati di tipo finanziario, italiani ed esteri. Ma c’è di più. Come si diceva nel mirino sono finiti i criteri di assegnazione dei fascicoli. Vicenda delicatissima perché riguarda, evidentemente, chi deve trattare cosa. E dovrebbe evitare che, attorno all’ufficio dirigente, si formi una sorta di cerchio magico. «I criteri di assegnazione nelle materie specializzate non sono contenuti nel progetto organizzativo e sono rimessi a provvedimenti organizzativi adottati da singoli Procuratori Aggiunti» scrivono dal Consiglio. La questione Milano finirà oggi in Plenum. In quello che sarà, evidentemente, non soltanto un voto su un modello organizzativo. Ma molto di più.

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