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Sostenibilità e digitale: ora la banca cambia marcia

Una strada obbligata e una trasformazione irreversibile. Digitalizzazione e sostenibilità, sempre più interconnese, sono ormai diventate il nuovo paradigma per la creazione di valore. Soprattutto nell’ottica del Next Generation Eu che dovrà convogliare risorse verso l’economia reale e le Pmi.

Ne sono convinti i rappresentanti del mondo bancario riuniti nell’ottava Accenture Banking Conference che si è svolta ieri in modalità ibrida. «La pandemia – sottolinea il Ceo di Accenture Julie Sweet – è un’incredibile opportunità per la ricostruzione di un futuro sostenibile e per la trasformazione dell’economia globale. In questo contesto le banche, anche in Italia, potranno giocare un ruolo chiave». Un’occasione di riposizionamento del sistema bancario, le fa eco Mauro Macchi, Europe Strategy & Consulting Lead di Accenture, «che va costruito su un percorso orizzontale per coinvolgere tutte le divisioni».

Il lockdown, con la chiusura degli sportelli e il rapporto con la clientela tutto da remoto, ha agito da stress test – questa volta non teorico – mettendo in luce la capacità di tenuta del sistema, come hanno mostrato i risultati di bilancio del primo trimestre per i principali istituti. «Imprese e banche – sottolinea Stefano Barrese, responsabile della Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo – hanno reagito bene sostenendosi reciprocamente».

Il percorso digitale dell’istituto è iniziato nel 2013 con la multicanalità integrata tra fisico e virtuale, mentre la vocazione sostenibile è partita con la creazione di Banca sistema focalizzata sul mondo del non profit. Oggi l’orizzonte si sposta più in là in linea con le richieste del mercato. «La banca – dice Barrese – diventa sempre più una piattaforma per l’erogazione di servizi». Non solo. «Questo – aggiunge – è il momento di spingere le aziende, in particolare le Pmi, ad investire in maniera più concreta e diretta nel modo giusto, sulla linea di quanto scritto nel Pnrr», il Piano di ripresa e resilienza inviato a Bruxelles. Di pari passo prosegue la rivoluzione digitale. «Il cloud – dice Barrese- porta a una riduzione dei costi ed è una grande leva verso la crescita delle banche». L’enorme massa di dati con cui il mondo del credito dovrà confrontarsi, rileva Elena Goitini, ad di Bnl e prima donna al vertice di una grande banca in Italia, «consentirà di conoscere meglio la clientela e porterà a forme di collaborazione con altri operatori del settore». Grazie all’integrazione tra digitale e sostenibilità «le banche dovranno avere il ruolo di accompagnare le imprese clienti verso il tema della sostenibilità e un comportamento virtuoso che può fare la differenza, ma anche verso servizi sempre più personalizzati».

Banca Mediolanum, dice l’ad Massimo Doris, «è nata digitale e investe da anni su questa voce. Prima della pandemia il 70% dei nostri contratti veniva già siglato in modalità digitale. Non abbiamo quindi avuto difficoltà a passare al 100 per cento». Il percorso obbligato verso l’Intelligenza artificiale, fa notare, non deve però far dimenticare la dimensione umana. Negli ultimi anni l’attenzione si è focalizzata sempre più su investimenti in fondi con rating di sostenibilità. «È il mercato che lo chiede – afferma – e non c’è una via di ritorno. Sono convinto che in futuro tutte le aziende rispetteranno i criteri di sostenibilità».

Si procederà però per gradi, fa notare Giovanni Sandri, ad di BlackRock Italia: «È pura follia – dice a chiare lettere – pensare che entro i prossimi due anni verranno rimossi gli investimenti brown a beneficio dei green e non è corretto ragionare in un’ottica di contrapposizione tra queste due tendenze». Il più grande fondo di investimento mondiale che gestisce asset per quasi 9mila miliardi di dollari, ha iniziato a imboccare questa strada. «Abbiamo inserito i criteri Esg nella nostra gestione attiva, che vale circa un terzo del patrimonio totale e cerchiamo di sensibilizzare in diversi modi su queste tematiche i board in cui siamo presenti facendo capire che la sostenibilità premia».

Che la pandemia sia stata un’occasione per rendersi conto del grande valore del digitale lo sa bene Nexi. «Per noi – spiega l’ad Paolo Bertoluzzo -sono prioritari quattro pilastri: ogni anno investiamo oltre 150 milioni all’anno in competenze e tecnologie e 3mila persone sono attive su questo fronte. Intendiamo continuare a investire su queste voci, cercando di stimolare l’utilizzo dei pagamenti digitali, collaborando con banche e istituzioni e dando sempre maggiore spazio alla formazione».

La spinta verso il tandem digitale- sostenibilità, rileva la vicedirettrice generale della Banca d’Italia Alessandra Perrazzelli renderà anche necessario un potenziamento dell’educazione finanziaria dei risparmiatori e delle imprese più piccole. Al tempo stesso le banche centrali diventano motori della doppia transizione. «A dicembre – conclude – abbiamo creato il nostro hub di innovazione a Milano per sostenere l’evoluzione digitale del mercato finanziario italiano e favorire l’attrazione di talenti e investimenti. A giugno partiremo con la prima call e stiamo creando una piattaforma per testare i progetti. Oggi c’è molta innovazione ma è molto frammentata. Il nostro obiettivo è farla diventare di sistema».

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