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Sostegni, salta la cessione dei crediti Sì al decreto, malumore tra i 5 Stelle

A un certo punto, all’inizio del pomeriggio, si è temuto il peggio. È stato quando il capogruppo dei 5 Stelle al Senato, Ettore Licheri, ha avvertito: «Il Movimento valuta come procedere sulla fiducia al decreto Sostegni, perché la Ragioneria dello Stato, all’ultimo momento, ha chiesto di stralciare la misura che prevede la cedibilità dei crediti d’imposta per gli investimenti delle imprese rientrati nel piano Transizione 4.0». Era accaduto che il Tesoro aveva fatto togliere la norma, passata in commissione con un emendamento dei 5 Stelle, temendo «potenziali rilevanti effetti sulla finanza pubblica» a causa dell’indeterminatezza sulla platea dei possibili beneficiari e quindi della necessaria copertura. E così la seduta dell’Aula, convocata per le 15.30 per le dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia posta ieri mattina dal governo, è stata rinviata prima alle 16.15 e poi alle 18. Ore spese per trovare il compromesso che alla fine ha consentito, ieri sera, di chiudere la partita a Palazzo Madama con il voto di fiducia sul decreto (207 sì, 28 no), che ora passa alla Camera, dove non subirà altre modifiche, dovendo essere convertito entro il 21 maggio.

Il compromesso lo ha spiegato lo stesso Licheri prima della ripresa dei lavori: «Il Movimento voterà la fiducia, ma ripresenterà l’emendamento sulla cessione del credito del superbonus imprese nel decreto Sostegni bis», che dovrebbe essere approvato dal Consiglio dei ministri la prossima settimana.

Il Tesoro, aggiunge Licheri, ha garantito l’apertura di un tavolo per mettere a punto la norma. Quello su Transizione 4.0 non è l’unico emendamento cancellato. La Ragioneria ha ottenuto lo stralcio anche della norma che consentiva la cedibilità a banche e intermediari finanziari dei crediti (o lo sconto in fattura) per l’acquisto dei mobili e degli elettrodomestici per immobili in ristrutturazione, anche qui per mancanza di copertura.

Gli unici voti contrari sono stati quelli dell’opposizione, cioè di Fratelli d’Italia. «Questo provvedimento è un’elemosina che dà al massimo 2 mila-3 mila euro per ogni impresa. Non c’è miglior sostegno che consentire le riaperture in sicurezza e con protocolli anche rigidi, ma che non sono più rinviabili», ha detto il senatore di Fdi, Nicola Calandrini. Qualche critica è arrivata anche dalle file della maggioranza. Donatella Conzatti, di Italia viva, ha sottolineato: «Siamo ancora fermi ai Sostegni, è un provvedimento importante, ma insufficiente. D’ora in poi dobbiamo creare ricchezza e lavoro».

Il decreto distribuisce altri 32 miliardi di euro di aiuti a imprese e famiglie. Il piatto forte sono i contributi a fondo perduto per complessivi 11 miliardi per le partite Iva fino a 10 milioni di ricavi con perdite medie del fatturato mensile 2020 di almeno il 30% sul 2019. Il provvedimento proroga inoltre il blocco dei licenziamenti fino alla fine di giugno per le imprese con la cassa integrazione ordinaria e fino alla fine di ottobre per quelle con la cassa in deroga. Riconosce un’indennità di 2.400 euro agli stagionali del turismo e dello spettacolo. Assegna altri 5 miliardi alla sanità, 1,5 miliardi al Reddito di emergenza e un miliardo al Reddito di cittadinanza. Avvia un parziale sblocco degli sfratti: dal primo luglio per quelli decisi prima del Covid. Cancella la prima rata Imu per le imprese con cali del fatturato di almeno il 30%, il canone Rai per alberghi, bar e ristoranti e la Tosap. Raddoppia da 18 a 36 mesi la validità dei voucher emessi per viaggi e pacchetti turistici. Quelli per gli spettacoli dureranno tre anni. E quelli delle palestre e piscine 6 mesi dopo la fine dello stato d’emergenza.

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