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Sostegni, l’utile entra a fine anno

Il decreto bis sui sostegni atteso in Consiglio dei ministri nei prossimi giorni arricchisce il meccanismo degli aiuti a fondo perduto. E prova a recuperare la cedibilità dei crediti d’imposta su Transizione 4.0 caduti la scorsa settimana per le obiezioni Eurostat. In fatto di fisco, poi, si punta a far risalire sul treno delle rateizzazioni a 6 o 10 anni i contribuenti che ne sono caduti.

Il testo del decreto è ancora al centro di una ridda di riunioni tecniche e politiche per cercare di sciogliere i tanti nodi ancora in cerca di una soluzione definitiva.

Oggi è prevista una cabina di regia che riunirà con il presidente del Consiglio Mario Draghi i molti ministri interessati direttamente da quello che si prospetta come l’ennesimo omnibus anti-crisi.

Al primo punto dell’agenda politica c’è ovviamente il meccanismo con cui distribuire gli almeno 14 miliardi che le griglie del ministero dell’Economia dedicano al nuovo giro di aiuti a fondo perduto.

Il confronto nella maggioranza si è acceso dopo che la scorsa settimana il ministro dello Sviluppo economico, il leghista Giancarlo Giorgetti, aveva sollevato l’esigenza di superare il criterio del fatturato per abbracciare nei calcoli la dinamica degli utili persi dalle imprese con la pandemia. Esigenza tecnicamente corretta ma complicata.

La soluzione a cui si è lavorato nelle scorse ore prova a sposare la rapidità garantita dal criterio del fatturato con la puntualità offerta da quello sulla redditività.

Il risultato dovrebbe essere un’architettura su tre pilastri.

I primi due sono quelli già emersi nelle bozze circolate la scorsa settimana. E rimangono fedeli al fatturato. Prima di tutto, è prevista una replica degli aiuti distribuiti con il primo decreto sostegni, che quindi offriranno ai diretti interessati la stessa cifra erogata in base alle regole di marzo.

Una prima integrazione offrirà la possibilità di chiedere un ricalcolo dell’aiuto aggiornando il periodo di riferimento per il conteggio della perdita di fatturato: il confronto non sarebbe più fra 2020 e 2019 ma fra il periodo compreso tra il 1° aprile 2020 e il 31 marzo 2021 con i dodici mesi precedenti. Anche in questo caso a misurare l’aiuto, con le solite percentuali decrescenti all’aumentare del fatturato, sarebbe il calo medio mensile.

Queste prime due mosse, del valore complessivo di 14 miliardi (11 dedicati alla replica di marzo, 3 alle integrazioni) promettono tempi brevi nel riconoscimento delle somme alle partite Iva.

Gli utili scenderebbero in campo in un momento successivo: solo a fine anno.

La ragione è nei dati necessari a calcolare l’impatto determinato dalla crisi pandemica sui margini delle imprese. I dati infatti si trovano nei bilanci, che le aziende hanno tempo di chiudere fino alla fine di giugno dopo le proroghe emergenziali, oppure nelle dichiarazioni fiscali. Un dato, quest’ultimo, più frequente nella platea delle piccole imprese candidate all’aiuto, che in larga parte seguono la contabilità semplificata. Proprio per questa ragione il panorama dei dati si completerà solo il 30 novembre, termine di presentazione della dichiarazione «redditi 2021». Ecco perché il conguaglio potrà arrivare solo a fine anno. Con un complesso di calcoli che dovrà scalare gli assegni a fondo perduto già ricevuti, e anche le tante voci di costi fissi già coperte da altri aiuti pubblici: come la Cig, l’Imu, il canone unico sul suolo pubblico, oppure quelli in arrivo con il sostegni-bis per la Tari e gli affitti.

La partita sulla cedibilità dei crediti fiscali di Transizione 4.0 si è riaperta in questi giorni soprattutto per iniziativa del Movimento 5 Stelle, che è tornato alla carica con i tecnici del Mef nel tentativo di superare le obiezioni alla base della bocciatura della scorsa settimana. Sul tema sarebbe in corso quindi un supplemento di istruttoria, con l’ipotesi di recuperare la norma appena possibile. Anche se gli ostacoli sul terreno rimangono parecchi, perché il confronto è soprattutto con i tecnici Eurostat in un panorama nel quale la moltitudine di crediti cedibili rappresenta una peculiarità italiana. A sostegno dei Cinque Stelle c’è naturalmente il mondo delle imprese, che dalla cedibilità degli incentivi 4.0 otterrebbero un ventaglio di utilizzo concreto decisamente più ampio per garantire la liquidità alle prese con i problemi generati dalla crisi da Covid.

Per quel che riguarda la riscossione, il primo compito del decreto sostegni-bis sarà quello di introdurre il congelamento ulteriore di un mese per l’avvio dei 40 milioni di notifiche delle cartelle, per ora solo annunciato da un comunicato legge del Mef. Ma il capitolo promette di essere più ampio, e guarda prima di tutto a un altro giro di interventi pro-liquidità.

In particolare, le norme in via di definizione dovrebbero aprire a una nuova chance di dilazione a sei o 10 anni dei debiti fiscali dei contribuenti che già avevano avviato un piano di rateizzazione, da cui però erano poi decaduti, soprattutto a causa dei mancati pagamenti.

La nuova norma dovrebbe poi allargare la platea dei possibili candidati alla rateizzazione lunga, soprattutto guardando al mondo delle partite Iva che oggi sono escluse dall’orizzonte decennale.

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