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Sostegni, domande da domani Decisivi fatturato e perdite

Ci siamo: da domani – martedì 30 – si apre la finestra per chiedere il nuovo contributo a fondo perduto. Nelle passate edizioni, l’invio delle domande è stato possibile dalla tarda mattinata ed è probabile che anche stavolta sarà così. Il canale sarà ancora una volta la sezione «Fatture e corrispettivi» del sito dell’agenzia delle Entrate.

C’è da aspettarsi un boom di richieste. Non solo per la lunga attesa del decreto Sostegni (Dl 41/2021). Ma anche perché – diversamente dagli ultimi ristori – non ci saranno erogazioni automatiche: dovranno inviare la richiesta tutti i 3 milioni di potenziali beneficiari stimati dalle Entrate (imprese, autonomi e – stavolta – anche professionisti ordinistici, senza distinzioni di codice Ateco).

Secondo quanto anticipato dal premier Mario Draghi, i primi accrediti su conto corrente arriveranno l’8 aprile. In tutto saranno distribuiti 11,15 miliardi, con una media di 3.700 euro. I singoli aiuti, comunque, peseranno in modo molto diverso a seconda del volume d’affari e della perdita subita nell’anno del coronavirus (si veda il grafico).

Quanto pesano i sostegni

Ad esempio, un’impresa di pulizie che è passata dai 370mila euro fatturati nel 2019 ai 203.500 del 2020 – con un calo del 45% – avrà un aiuto di 6.938 euro. Una somma pari al 50% della riduzione media mensile di fatturato.

Anche il bar aperto a giugno 2019 dovrà calcolare l’aiuto sulla perdita media mensile, ma in questo caso dovrà conteggiare solo i mesi di attività (escludendo quello di apertura). Così, se ha fatturato 19.500 euro da luglio a dicembre 2019, e in tutto il 2020 ne ha ottenuti 18mila, riporterà comunque un calo medio del 53,8%, che corrisponde a una perdita mensile di 1.750 euro. L’aiuto, per il titolare, sarà di 1.050 euro, pari al 60% di tale perdita (le percentuali degli indennizzi, infatti, sono divise in cinque fasce, dal 20 al 60% in base ai ricavi 2019).

L’ammontare degli aiuti ha suscitato più di un malumore. Le simulazioni dimostrano che il contributo vale in genere qualche punto percentuale del volume d’affari pre-coronavirus, anche se i numeri vanno letti con attenzione. Per l’impresa di pulizie del nostro esempio, l’aiuto pesa l’1,9% del fatturato 2019; per il bar – che in quell’anno ha lavorato solo sette mesi – l’incidenza cresce al 5,4 per cento.

In generale, il meccanismo a scaglioni fa sì che il sostegno pesi di più per i “piccoli”. Un giovane avvocato passato da 28.850 a 19mila euro (calo del 34%) riceverà 1.000 euro, cifra minima per le persone fisiche, e che gli vale il 3,5% del fatturato 2019. Un’azienda che produce macchinari ed è scesa da 9,65 a 6,28 milioni (-35%) avrà un sostegno di 56.116 euro. Che però copre solo il 20% della perdita e pesa lo 0,6% del fatturato pre-crisi.

Chi è tagliato fuori

Quest’azienda rientra di un soffio tra i beneficiari, perché oltre i 10 milioni di ricavi 2019 non si può chiedere il contributo (con i vecchi ristori l’asticella era fissata a 5 milioni). Ma la causa più frequente di esclusione sarà il calo di fatturato e dei corrispettivi: se la riduzione media mensile nel 2020 rispetto al 2019 non è almeno del 30%, non si ha diritto a nulla. Come accade ad esempio a una psicoterapeuta passata da 28 a 20mila euro: la riduzione – pur pesante, 8mila euro – si ferma al 28,5% e preclude l’istanza.

A sbarrare la strada può essere anche un evento eccezionale, come la vendita nel 2020 di un macchinario da 75mila euro, per un impresa di terzisti passata da 4,1 a 2,9 milioni: senza quell’introito, la perdita sarebbe stata del 30,3 anziché del 28,5 per cento. In altre circostanze, l’evento è ambivalente, come nel caso di un’impresa commerciale che dismette uno dei suoi due negozi e vede crollare il fatturato 2020: se l’avesse ceduto, l’esito sarebbe stato diverso.

Il terzo gruppo di esclusi comprende chi non aveva una partita Iva attiva al 23 marzo scorso (entrata in vigore del decreto). Vi rientra chi ha gettato la spugna e chiuso l’attività. Ma anche chi ha avuto la “sfortuna” di aprire la partita Iva negli ultimissimi giorni.

Chi invece l’ha aperta dal 1° gennaio 2020 non dovrà confrontare il calo di fatturato, ma riceverà l’importo minimo (1.000 euro per le persone fisiche, 2mila per gli altri; il massimo è 150mila euro).

L’accredito su conto corrente, però, non è l’unica opzione. Nella domanda di contributo si può anche scegliere la “trasformazione” in credito d’imposta, così da spendere il bonus in compensazione nel modello F24 per pagare ad esempio imposte arretrate. La scelta è in ogni caso irrevocabile e non si può frazionare il contributo.

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