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Sostegni Bis, il decreto slitta ancora Giorgetti rilancia sui prossimi ristori

Slitta alla prossima settimana il decreto legge Sostegni bis. E non solo perché il presidente del Consiglio, Mario Draghi, sarà impegnato a Oporto per il vertice europeo. Ma soprattutto perché c’è ancora da lavorare sulla messa a punto del cuore del provvedimento, ovvero il meccanismo dei ristori alle imprese, che dovrebbe assorbire tra i 20 e i 22 miliardi sui 40 complessivamente a disposizione.

Ieri lo ha spiegato il ministro per lo Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti (Lega), nel Question time alla Camera. Giorgetti aveva lanciato un paio di settimane fa la proposta di adeguare il meccanismo dei contributi a fondo perduto, sganciandolo dal parametro della perdita di fatturato superiore al 30% finora utilizzato e che, secondo la Lega, lascia fuori ancora troppe attività. Il ministro aveva lanciato l’idea di far scattare gli indennizzi rispetto alle perdite di bilancio, in modo da tener conto adeguatamente dei costi sopportati dalle partite Iva. Ma la proposta era stata lasciata cadere dai tecnici del Tesoro perché giudicata complicata. E così nella bozza del dl Sostegni bis, al posto della proposta Giorgetti, si era affiancato un secondo canale di ristori, sempre basato sulla perdita di fatturato di almeno il 30% come nel primo decreto Sostegni (sul quale oggi in Senato verrà votata la fiducia), ma, anziché misurato sulla media mensile 2020 rispetto al 2019, su un periodo di tempo che abbraccia fino al 31 marzo 2021, allargando così la platea dei beneficiari.

La partita sembrava chiusa, ma ieri Giorgetti l’ha riaperta. Il ministro prima ha annunciato che il decreto Sostegni bis sarà approvato in consiglio dei ministri «la settimana prossima» e poi ha aggiunto: «Mi sono fatto carico di proporre l’introduzione, accanto a quelli vigenti, di ulteriori modelli di determinazione degli indennizzi» prevedendo «un criterio che tenga conto dei costi, fissi e variabili, con un’attenzione al dato del margine operativo lordo, che sintetizza il rapporto tra ricavi e costi e, ove maggiormente opportuno, a quello del risultato di esercizio». Una spiegazione dettagliata, nella quale Giorgetti ha riproposto anche l’idea per superare l’ostacolo rappresentato dal fatto che bisognerebbe aspettare la chiusura dei bilanci a giugno: intanto si darebbe un anticipo di ristoro secondo il vecchio meccanismo e poi il saldo sulla base del risultato di bilancio. La palla ora torna al ministro dell’Economia, Daniele Franco. Lo stesso che ieri, insieme con il sottosegretario alla presidenza, Roberto Garofoli, ha incontrato i segretari di Cgil, Cisl e Uil sul Pnrr.

I sindacati hanno chiesto un ruolo nella governance del piano. «Ci vuole – dice Pierpaolo Bombardieri (Uil) – un organismo di dialogo sociale, come previsto dallo stesso regolamento Ue sul Recovery e su questo abbiamo riscontrato disponibilità». Altra richiesta: un confronto con l’Economia e gli altri ministeri coinvolti nelle 6 missioni del Piano, per approfondire i programmi d’investimento. I sindacati hanno chiesto in particolare che ogni misura sia accompagnata da una valutazione su quanta occupazione in più verrà creata. Il governo ha promesso l’apertura di un confronto sia sulla governance sia sulle missioni. Nessuna risposta invece alle richieste sindacali di prorogare il blocco dei licenziamenti («fino alla fine di ottobre», dice il leader della Cisl, Luigi Sbarra) e aprire un negoziato sulle pensioni. Maurizio Landini (Cgil), avverte che le tre confederazioni valuteranno «iniziative» se il governo non risponderà anche su questo.

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