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Il sospetto su Etruria: «Ordini agli sportelli arrivati dall’alto»

Verificare chi ha dato indicazioni alle filiali di coinvolgere anche i piccoli risparmiatori nell’acquisto delle obbligazioni subordinate di Banca Etruria: è questo il mandato con cui gli investigatori del Nucleo valutario della Guardia di Finanza sono entrati ieri negli uffici della direzione generale dell’Istituto di credito aretino. Un’acquisizione di documenti disposta dalla procura di Civitavecchia che indaga sulla morte del pensionato Luigi D’Angelo, suicida il 28 novembre 2015 dopo aver scoperto che il suo investimento da oltre 100 mila euro era diventato carta straccia, vista l’approvazione del decreto del governo salva Banche.

L’inchiesta del pubblico ministero Alessandra D’Amore mira a verificare perché — nonostante le indicazioni della Banca d’Italia che per questo tipo di acquisti fornisce la disposizione di privilegiare i clienti istituzionali — numerose filiali sparse in tutta Italia abbiano invece «consigliato» anche a chi aveva un po’ di soldi da parte di tentare il colpo. Si procede per truffa: il sospetto è che i clienti siano stati ingannati con la promessa di facili guadagni. E dunque, al di là delle responsabilità di direttori e funzionari delle sedi locali, si deve verificare se ci sia stato un «input» dall’alto e dunque se qualcuno tra i vertici possa avere avuto una responsabilità rispetto alle «perdite» subite dai risparmiatori.

Ieri sono stati proprio questi ultimi, che da mesi protestano contro il vecchio consiglio di amministrazione di Etruria — guidato da Lorenzo Rosi e dai vicepresidenti Alfredo Berni e Pierluigi Boschi, padre del ministro Maria Elena — a subire un colpo. Perché il giudice Annamaria Loprete — che dovrà giudicare l’operato dell’ex presidente Giuseppe Fornasari, l’ex direttore generale Luca Bronchi e il dirigente Davide Canestri, accusati di concorso in bancarotta fraudolenta proprio per la liquidazione data al dg — ha respinto la richiesta di costituzione di parte civile avanzate da gruppi di risparmiatori e associazioni di consumatori, mentre ha accolto soltanto l’istanza di Bankitalia. E ha accettato la richiesta di giudizio abbreviato presentata dagli imputati.

Per la truffa il procuratore Roberto Rossi ha iscritto nel registro degli indagati una decina di direttori e funzionari di diverse filiali. Per bancarotta è invece sotto inchiesta l’intero cda guidato da Rosi e non è escluso che nelle prossime settimane possano esserci ulteriori sviluppi, visto che gli investigatori della Guardia di Finanza di Arezzo e Firenze — che lavorano in pool — hanno già consegnato ai magistrati i risultati delle prime verifiche dopo la dichiarazione di insolvenza formulata dal tribunale.

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