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Sospensiva, informazioni flash

Con la riforma del processo tributario le parti dovranno essere tempestivamente informate sull’esito dell’istanza di sospensione cautelare dell’atto impugnato. Il provvedimento del giudice, di accoglimento o rigetto dell’istanza, dovrà essere comunicato alle parti in udienza. Lo prevede l’articolo 9 del decreto legislativo 156/2015 che ha apportato modifiche anche alla norma che disciplina il procedimento di sospensione degli effetti degli atti tributari, in attesa del giudizio di merito.

L’articolo 9, infatti, ha introdotto delle modifiche alla normativa processuale tributaria (decreto legislativo 546/1992), la cui entrata in vigore è fissata al 1° gennaio 2016. Nello specifico, il legislatore ha accelerato i tempi di comunicazione alle parti interessate sull’esito dell’esame della domanda di sospensiva contenuta nel ricorso proposto in primo grado o in un’istanza ad hoc. Dell’accoglimento o del rigetto gli interessati devono essere informati tempestivamente. Il giudice non potrà, come avviene ancora oggi, riservarsi di decidere e notificare successivamente il provvedimento interinale. Dunque, il collegio sentite le parti in camera di consiglio e delibato il merito, provvede con ordinanza motivata non impugnabile. Ma la novità è che il dispositivo dell’ordinanza che decide sull’istanza di sospensione «deve essere immediatamente comunicato alle parti in udienza».

Com’è noto, il contribuente può rivolgersi alla Commissione tributaria provinciale competente per territorio per richiedere la sospensione cautelare dell’atto impositivo impugnato, attraverso un procedimento incidentale. La sospensione può essere chiesta con istanza motivata proposta nel ricorso oppure con atto separato notificato alle altre parti e depositato nella segreteria. È previsto, poi, che il presidente del collegio fissi con decreto la trattazione dell’istanza di sospensione che avviene in camera di consiglio. Presupposto per l’accoglimento dell’istanza è che dall’atto impugnato possa derivare al ricorrente un danno grave e irreparabile. Il provvedimento di sospensione mira a interrompere provvisoriamente l’efficacia di un atto amministrativo, al fine di evitare che si producano effetti «pregiudizievoli e irreparabili» nei confronti del contribuente. La tutela cautelare è finalizzata a impedire che la tutela giurisdizionale venga vanificata dalla provvisoria efficacia del provvedimento. Il contribuente è legittimato a chiedere l’emissione di un provvedimento idoneo a evitare che l’atto impugnato produca, nelle more del giudizio, un danno grave e irreparabile. Il giudizio sommario positivo nel merito, affinché si possa sospendere l’atto impugnato, è lasciato all’esame del giudice. È indubbio che la concessione del provvedimento è legata a una valutazione di probabilità di accoglimento del ricorso. Non è infatti sufficiente la semplice non manifesta infondatezza del ricorso. Tuttavia, si ritiene in dottrina che se il pericolo di un danno «grave e irreparabile» è molto elevato, il giudizio sul fumus possa essere anche meno rigido.

I giudici di merito, in generale, hanno valutato diversamente la sussistenza del presupposto del cosiddetto periculum in mora. Secondo alcuni è una valida ragione per concedere la sospensiva dell’esecuzione la situazione finanziaria del contribuente che, per esempio, presenti consistenti e documentate esposizioni bancarie, tali da pregiudicare la prosecuzione della modesta attività economica esercitata.

Nel processo tributario è esclusa esplicitamente l’impugnabilità dell’ordinanza decisoria, sia che accolga sia che respinga l’istanza. Ciò non vuol dire, però, che sia immodificabile. È previsto che il provvedimento giudiziale possa essere modificato o revocato, a istanza di parte, prima della sentenza di primo grado, qualora sopravvenga un mutamento delle circostanze per cui era stato concesso. È inoltre previsto un ulteriore rimedio per revocare o modificare il provvedimento, quando non sussistono o sono differenti le condizioni che lo giustificano. Gli effetti della pronuncia di sospensione durano fino all’emanazione da parte del giudice della sentenza che decide la controversia. Pertanto, gli effetti cessano dalla data di pubblicazione della sentenza di primo grado.

Le fasi del procedimento cautelare. Nell’ambito della disciplina del procedimento cautelare si possono scorgere tre fasi distinte: a) una fase eccezionale; b) una fase ordinaria; c) una fase soltanto eventuale.

Vi è una prima fase in cui il presidente, nei casi di eccezionale urgenza, può con decreto motivato, pronunciato «inaudita altera parte», disporre la sospensione «interinale» dell’esecuzione fino alla pronuncia del collegio. Nella fase ordinaria il collegio, invece, provvede con ordinanza motivata non impugnabile. Questa è caratterizzata dal contraddittorio tra le parti che avviene in camera di consiglio.

Il provvedimento di sospensione può essere anche parziale. La sospensione, inoltre, può essere subordinata alla prestazione di una garanzia. Nella nuova formulazione dell’articolo 47 è espressamente disposto, poi, che con decreto del ministro dell’economia e delle finanze devono essere stabiliti il contenuto della garanzia, la sua durata nonché il termine entro il quale può essere escussa, «a seguito dell’inerzia del contribuente in ordine alla restituzione delle somme garantite protrattasi per un periodo di tre mesi».

La fase da ritenere solo eventuale può aversi prima della sentenza di primo grado, nei casi in cui vengano meno o siano diverse le circostanze per cui era stato dato il provvedimento.

Il giudice tributario, su istanza motivata di parte, se ritiene che non sussistano le condizioni o siano diversi i presupposti che avevano originariamente portato all’emanazione del provvedimento cautelare, può revocarlo o modificarlo.

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