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Sospensione mutui dimenticata

La sospensione dei mutui per imprese e famiglie resta una chimera. E si avvicina la scadenza del 31 marzo. Data entro la quale le modalità operative per concedere la sospensione dei pagamenti della quota capitale delle rate sarebbero dovute essere chiare, così come previsto dal comma 246 della legge di stabilità per il 2015 (si veda ItaliaOggi del 10 gennaio 2015). Dal ministero dell’economia e delle finanze e dal ministero dello sviluppo economico, però, nulla è dato sapere. Si è mossa, infatti, solo l’Associazione bancaria italiana che ha dato il via a una serie di incontri con i soggetti interessati. E intanto sono migliaia le richieste che, in questi mesi, sono state depositate presso gli istituti di credito senza ottenere risposta. E più il tempo passa più si avvicina il rischio che anche le imprese si imbattano nello stesso ostacolo previsto per le famiglie, ovvero quello di veder escluse dalla concessione della sospensione le attività che versano in maggiore difficoltà rispetto a quelle che riescono ancora a tirare avanti. Queste ultime, infatti, agli occhi delle banche risulterebbero essere dei migliori creditori. Uno spiraglio arriva solo dall’Abi che, in questi mesi, è rimasta in attesa di un segnale da parte del governo. Segnale che, però, non è mai arrivato. E per non correre il rischio di ritrovarsi in prossimità della scadenza del 31 marzo senza nulla in mano l’Abi ha dato il via a una serie di incontri con i rappresentanti del mondo delle imprese e del mondo dei consumatori per riuscire, almeno, a delineare la cornice entro cui sarà possibile agire. Circostanza che risulta essere ancora più paradossale alla luce del fatto che sono proprio i dicasteri quelli che avrebbero dovuto svolgere una funzione di mediazione tra i soggetti destinatari della misura e le banche. Una partite che come ha spiegato a ItaliaOggi Mario Pagani, responsabile del dipartimento delle politiche industriali per la Cna «si sta svolgendo senza arbitro quando in campo ci sono interessi fortemente contrapposti. Da un lato, infatti, ci sono imprese e famiglie che versano in una condizione di difficoltà e che necessitano della sospensione dei mutui. Dall’altro lato, invece», ha evidenziato Pagani, «ci sono le banche, che per soddisfare le richieste che arrivano dall’Europa sono chiamate non solo a prevedere dei coefficienti minimi patrimoniali più alti rispetto al passato ma anche a offrire criteri più stringenti nel momento in cui vengono rinegoziati i termini dei finanziamenti. La somma di tutto questo da vita a posizioni difficili da conciliare soprattutto senza gli arbitri della partita che delimitano i confini di azione». Un atteggiamento quello dei ministeri che ha portato al paradosso di far compiere la prima mossa all’Abi e non al governo che, se non interverrà come previsto rischia di rendere quasi impossibile il raggiungimento di un accordo tra le parti in causa. «Siamo fiduciosi del fatto che entro il 31 riusciremo a trovare un qualche tipo di soluzione», ha concluso Pagani, «ma per non correre rischi e fare in modo che la misura soddisfi le aspettative attese è necessario che Mef e Mise intervengano quanto prima. L’obiettivo minimo che ci poniamo, però, è quello di fare in modo che la misura venga strutturata in modo tale da non portare, alla fine del periodo di stand by, un aggravio di costi per i soggetti che hanno ottenuto la sospensione». E in tutto questo giacciono in attesa di un segnale migliaia di richieste arrivate dalle banche. «In questi mesi», ha spiegato a ItaliaOggi Francesco Cariello (M5s) autore della norma «sono arrivate in modo massiccio richieste di accesso alla misura senza che le banche abbiano potuto dare risposta. L’Abi ha atteso invano che il governo si muovesse senza ottenere nulla. Ma ora è indispensabile che Mef e Mise agiscano per delimitare i confini di azione e facciano in modo che la norma rispetti le aspettative ovvero quelle di incrementare la liquidità di imprese e famiglie».

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