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Sospensione generalizzata per il contenzioso tributario

Sospensione generalizzata per il contenzioso tributario: il blocco dei termini opera anche per i ricorsi mentre, per i termini amministrativi nessuno stop in vista. E’ questo quanto può essere ricavato dalla lettura dell’articolo 80 del decreto legge approvato ieri dal governo che contiene anche tutta una serie di misure che impattano sugli adempimenti di natura fiscale non strettamente correlati con i termini di pagamento e versamento nonché legati alla riscossione.

In via preliminare va chiarito come le disposizioni del nuovo decreto intervengono a sostituire quelle contenute nel dl n. 11 del 2020 che, di fatto, aveva creato alcune perplessità in merito alla applicabilità delle disposizioni in esso contenute al comparto tributario. Per quello che interessa ai fini fiscali, le norme che rilevano sono essenzialmente quelle contenute nei primi due commi e nel comma 21. Infatti, i primi due commi precisano come :

– dal 9 marzo 2020 al 15 aprile 2020 le udienze dei procedimenti civili e penali pendenti presso tutti gli uffici giudiziari sono rinviate d’ufficio a data successiva al 15 aprile 2020;

– sempre dal 9 marzo 2020 al 15 aprile 2020 è sospeso il decorso dei termini per il compimento di qualsiasi atto dei procedimenti civili e penali. Si intendono pertanto sospesi, per la stessa durata, i termini stabiliti per la fase delle indagini preliminari, per l’adozione di provvedimenti giudiziari e per il deposito della loro motivazione, per la proposizione degli atti introduttivi del giudizio e dei procedimenti esecutivi, per le impugnazioni e, in genere, tutti i termini procedurali. Ove il decorso del termine abbia inizio durante il periodo di sospensione, l’inizio stesso è differito alla fine di detto periodo. Quando il termine è computato a ritroso e ricade in tutto in parte nel periodo di sospensione, è differita l’udienza o l’attività da cui decorre il termine in modo da consentirne il rispetto.

– il comma 21 precisa che queste disposizioni si applicano per quanto compatibili anche alla giustizia tributaria. Per chiarire il senso delle norme introdotte, la relazione di accompagnamento al comma 2 sottolinea come la norma sia finalizzata a chiarire, rispetto alla originaria formulazione dell’articolo 1, comma 2, del decreto-legge n. 11 del 20202, che, ferme le eccezioni previste, “la sospensione dei termini, investendo qualsiasi atto del procedimento (e non meramente del processo), si estende anche i termini stabiliti per la fase delle indagini preliminari, per l’adozione di provvedimenti giudiziari e per il deposito della loro motivazione, per la proposizione degli atti introduttivi del giudizio e del procedimento esecutivo, per le impugnazioni e, in genere, riguarda tutti i termini procedurali (quindi anche dei procedimenti esecutivi e concorsuali)”.

Calando dunque questi concetti nell’ambito di natura tributaria sembra di poter affermare come :

– Laddove siano pendenti, alla data del 9 marzo 2020, il termine per la presentazione di un ricorso, lo stesso è sospeso sino al 15 aprile 2020 e, successivamente, la ripresa della decorrenza non dovrà tenere conto dei giorni già eventualmente “consumati” prima del 9 marzo. Ciò in quanto da un punto di vista letterale, il termine sembra decorrere ex novo alla fine del periodo di sospensione in questione. La previsione in esame dovrebbe valere anche in relazione alla disciplina del reclamo di cui all’articolo 17 bis del d.lgs n. 546 del 1992;

– ad analoga conclusione si giunge in relazione ai termini riferiti ad esempio alle costituzioni in giudizio per i ricorsi presentati prima del 9 marzo 2020 come pure per tutte le successive attività che il più delle volte sono legate allo svolgimento delle udienze, anche rinviate in base al comma 1 del medesimo articolo.

Se dunque la norma dovrebbe andare a cogliere in maniera di fatto totale tutti quelli che sono gli adempimenti legati al processo tributario sin dal momento della proposizione del ricorso, non sembra che la stessa conseguenza si verifichi nel caso in cui siano pendenti dei termini che consentono, in alternativa, lo svolgimento di una attività di natura amministrativa. Si pensi al caso della proposizione di una istanza di accertamento con adesione di cui al d.lgs n. 218 del 1997 che, ovviamente, non può dirsi compresa nell’ipotesi del procedimento giurisdizionale. La norma, infatti, non contiene alcun riferimento alla sospensione dei termini per l’impugnativa ma non contiene un analogo riferimento alle procedure alternative alla impugnativa medesima. Come pure il problema si pone in relazione alle procedure di accertamento con adesione che sono in itinere alla data del 9 marzo ove, nel decreto, non appaiono ipotesi di specifica “interruzione”. Indirettamente, si potrebbe ricadere nell’ipotesi del decreto quando il termine per l’adesione spira nell’arco temporale previsto dalla legge con conseguente decorrenza del termine per l’impugnativa, naturalmente nel caso in cui l’adesione si chiuda negativamente.

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