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Sospendere i termini per il contraddittorio con le Entrate

La mancata sospensione dei termini di scadenza degli atti tributari sta generando seri problemi a cittadini, imprese e professionisti. Ed è singolare che nessuna delle competenti istituzioni (Mef, Entrate, Consiglio della giustizia tributaria ecc.) si ponga il problema.

L’articolo 1 del Dl 11/2020 ha previsto che sino al 22 marzo 2020 «le udienze dei procedimenti civili e penali pendenti presso tutti gli uffici giudiziari» (salvo determinate eccezioni) sono rinviate d’ufficio a data successiva al 22 marzo 2020. Il comma 2, sempre sino al 22 marzo 2020, sospende i termini per il compimento di qualsiasi atto «dei procedimenti indicati al comma 1». Tali previsioni sono poi estese al processo tributario (comma 4: «le disposizioni del presente articolo, in quanto compatibili, si applicano altresì ai procedimenti relativi alle commissioni tributarie»).

Tuttavia, la sospensione dei termini pare operare solo rispetto a procedimenti pendenti, quelli per i quali è già stato instaurato il processo. Ne consegue che gli atti tributari per i quali scadono in questi giorni i termini di impugnazione sono esclusi, atteso che non esiste ancora un procedimento pendente.

È il caso degli avvisi di accertamento, degli atti di irrogazione sanzioni, degli avvisi di liquidazione, degli atti di classamento catastale, delle cartelle di pagamento conseguenti ad avvisi bonari o a controlli formali. E ancora eventuali comunicazioni della riscossione di presa in carico del credito (si pensi a quelle erroneamente notificate qualche settimana fa in Lombardia a fronte di rateazioni già avviate o definizioni di liti pendenti).

Per tutti questi atti in scadenza in questi giorni o nei prossimi (60 giorni dalla loro ricezione) occorrerà procedere alla notifica del ricorso all’ente impositore, alla costituzione in giudizio e al pagamento del contributo unificato.

Per gli avvisi di accertamento, oggetto di istanza di adesione, diventano particolarmente urgenti quegli atti per i quali scadono i 150 giorni. Nella maggior parte dei casi vi sono obiettive difficoltà di contattare i funzionari incaricati e, anche nelle rare ipotesi più favorevoli, la risposta generalmente è che non ci sono le condizioni e i tempi per raggiungere un accordo. Da notare che si tratta di atti giacenti presso gli uffici da almeno un paio di mesi quando l’emergenza non era neanche lontanamente ipotizzabile.

La mancata adesione comporta, in termini concreti, che in caso di contestazioni in parte palesemente infondate, si riusciva ad espungerle pagando così le sanzioni (ridotte) solo con riferimento alle rettifiche corrette. Ora, invece, in assenza di accordo, i provvedimenti devono essere impugnati onde evitare che diventino definitivi.

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