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Sos, studi associati in allerta

Studi associati e società interprofessionali in prima linea per la lotta alle operazioni sospette con un incremento del 300% dell’operatività di segnalazione. Il Protocollo d’intesa fra Uif e Cnn, nello scorso anno stilato anche con il Cndcec contribuisce al trend in ascesa. Crimine organizzato, corruzione ed evasione fiscale i fenomeni a maggior rischio, ma anche reati societari e costituzioni di srl senza liberazione del capitale, fonte di indagine per snidare le operazioni di riciclaggio. Sono alcuni degli aspetti emergenti dal Rapporto annuale Uif per il 2016 (si vedano anche ItaliaOggi del 4 e 5 luglio).

Il fenomeno di continua crescita delle Sos. Molti i fattori che incidono sull’evoluzione del fenomeno di crescita delle segnalazioni di operazioni sospette (che ha registrato un +18.637 unità nello scorso anno raggiungendo le 101.065, ossia otto volte il numero che si registrava un decennio fa, alla costituzione della Uif). In particolare, destano attenzione le indicazioni ricevute a seguito del finanziamento del terrorismo che nel 2016 sono state 741, ossia un numero più che doppio rispetto al 2015 e sei volte superiore nel confronto con il 2014. Oltre il 90% di queste è stato ritenuto di interesse investigativo dal Nucleo speciale di Polizia valutaria e sono diversi i casi in cui le indagini hanno confermato i sospetti. Altro aspetto determinante si rinviene nelle segnalazioni relative ad operazioni finanziarie connesse con l’adesione alla procedura di collaborazione volontaria che nel 2016 sono arrivate a 21.098, pari al 21% del totale (8% nel 2015). A riguardo, l’anno precedente, i professionisti avevano fatto registrare un picco ampiamente riconducibile alle sos connesse all’avvio di procedure di voluntary disclosure. La distribuzione delle segnalazioni di Vd tra le diverse categorie di soggetti obbligati denota che, rispetto al 2015, i commercialisti hanno sensibilmente ridotto il proprio contributo in materia (dal 20% al 6%) mentre è cresciuto quello di banche e Poste (dal 53% al 66%).

Tali dati, come rilevato nel Rapporto, testimoniano il cambiamento profondo nell’atteggiamento dei soggetti obbligati che fino alla riforma del 2007 apparivano restii alla collaborazione, spesso trincerandosi dietro improprie motivazioni di lealtà verso il cliente o di eccessiva onerosità del sistema segnaletico ma ora possono beneficiare delle semplificazioni apportate dall’Uif per l’adempimento del dovere di segnalazione unita allo sviluppo di una «diffusa cultura antiriciclaggio». All’incremento delle segnalazioni, poi, ha contribuito il protocollo d’intesa con il Consiglio nazionale del notariato che ha assicurato l’anonimato dei professionisti segnalanti ed il protocollo, sottoscritto nel 2016, con il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili. Il trend crescente è proseguito anche nel primo semestre del 2017.

Dal quadro d’insieme emerge il consolidamento della consapevolezza del ruolo di collaborazione attiva nell’ambito del sistema di prevenzione del riciclaggio per tutte le categorie di segnalanti, con la notevole contrazione, tra l’altro, nei tempi di inoltro delle segnalazioni anche se resta, ovviamente predominante il ruolo svolto da banche e Poste con il 78% delle Sos.

Gli ambiti maggiormente sorvegliati. In linea con l’Analisi nazionale dei rischi di riciclaggio coordinata dal Mef, l’Uif ha riversato particolare attenzione alle segnalazioni riguardanti: crimine organizzato, corruzione ed evasione fiscale. Questi hanno mostrato, infatti, importanti punti di contatto ed elementi di sovrapposizione soggettive e operative tra le diverse fattispecie criminali (come nel caso delle segnalazioni relative a sospette violazioni di norme fiscali e tributarie, che hanno rappresentato nel 2016 quasi il 36% del totale).

Oltre all’ottenimento di indebiti vantaggi fiscali, le operazioni segnalate hanno svelato che esse sono spesso elementi di schemi molto più complessi e articolati, finalizzati al compimento di reati di altra natura, concepiti e realizzati nell’ambito di organizzazioni criminali ben strutturate.

Fra gli esempi evidenziati nel rapporto in particolare: l’utilizzo delle false fatturazioni allo scopo di reimmettere nel circuito legale proventi derivanti da usura o da estorsione che offrono alle imprese criminali anche la giustificazione di ingenti trasferimenti di denaro, che di frequente varcano i confini nazionali per poi rientrarvi dopo un’articolata serie di operazioni dirette a ostacolare la ricostruzione dei flussi finanziari.

Negli ultimi anni, poi, anche a causa della crescente attenzione all’utilizzo del denaro contante, è cambiato il modo in cui vengono trasferiti fondi e beni patrimoniali a fini corruttivi (casi di rilevanti trasferimenti mediante triangolazioni con soggetti esteri o apparentemente legittimati da attività consulenziali, fittizie compravendite di opere d’arte, acquisto di beni di lusso o di proprietà immobiliari con fondi messi a disposizione, dietro schermatura, dal soggetto corruttore).

Il tema dei «paradisi fiscali» è pure oggetto di specifica attenzione oltre allo screening dei bonifici diretti verso alcuni paesi arabi e nord-africani, mirato all’identificazione di picchi e andamenti anomali e di eventuali vulnerabilità nel sistema di prevenzione degli intermediari.

Ulteriori settori a rischio, oggetto di monitoraggio, quelli dei giochi online, delle Video Lottery Terminal, dei servizi di pagamento e della moneta elettronica e, in particolare, dei money transfer collegati, tra l’altro, allo sfruttamento del traffico dei migranti.

Anomalie connesse all’ambito societario. Molteplici Sos hanno interessato comportamenti anomali posti in essere da soci e amministratori di aziende nell’esercizio delle loro funzioni. Dall’analisi dei bilanci d’esercizio e degli assetti proprietari è emersa la relazione dei comportamenti segnalati con diverse tipologie di reati societari. A seguito anche del perdurare della crisi economica, gli obblighi civilistici relativi alla copertura delle perdite d’esercizio e alla ricostituzione del capitale sociale, sono stati ottemperati solo formalmente dai soci segnalati, rimpossessandosi di fatto, delle risorse destinate alle società partecipate.

Un’ulteriore fattispecie più volte oggetto di segnalazione interessa la fase di costituzione di srl o di aumento del capitale di tali società, spesso per importi particolarmente rilevanti. In proposito gli approfondimenti condotti hanno dimostrato che, difformemente da quanto attestato dall’organo amministrativo della società, il capitale deliberato e sottoscritto non è stato liberato: gli assegni bancari, tratti anche su conti intestati a terze persone estranee all’assetto societario, sono risultati non negoziati (in alcuni casi è stata accertata anche l’incapienza dei relativi conti di traenza), inesistenti o appartenenti a carnet diffidati. Oltre alla criticità legata al venir meno della funzione di garanzia del capitale così costituito, tali anomalie possono anche assumere rilevanza ai fini del merito creditizio delle società coinvolte.

Christina Feriozzi

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