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Sos contro il rischio fallimenti: il codice della crisi cambia agenda

La riforma delle regole sulla crisi di impresa avverrà con un percorso a tappe e un calendario lungo oltre due anni. Un itinerario previsto dal decreto legge varato dal Consiglio dei ministri il 5 agosto scorso per rendere la normativa esistente e quella prevista dal Codice della crisi in grado di fronteggiare le situazioni di difficoltà innescate dalla pandemia.

Il punto di partenza, da cui muove anche la relazione al Dl, è la consapevolezza che una volta esauriti gli interventi normativi ed economici che hanno mitigato gli effetti del Covid, saranno molte le imprese, soprattutto medio-piccole, non più in grado di garantire la continuità aziendale. Secondo il Rapporto Pmi 2021 realizzato da Cerved e Confindustria, quando gli aiuti verranno meno, la quota di Pmi con alta probabilità di default a dodici mesi salirà dal 9,2 al 14,7% (nel Mezzogiorno dal 13 al 20,8%).

In pericolo soprattutto le società che organizzano fiere e convegni (67%), ristoranti (40%) e alberghi (34%). In termini occupazionali, a fine 2021, rispetto a dicembre 2019, i posti di lavoro persi (in tuto il sistema imprese) potrebbero essere 1,3 milioni. L’ultima fotografia scattata dal Cerved a giugno rivela inoltre una crescita del 10,7% dei debiti finanziari delle 640mila società di capitali analizzate, saliti ,dopo, il Covid a 937miliardi.

Il nuovo calendario

Il decreto legge del 5 agosto agisce su più fronti: inanzitutto riscadenza l’entrata in vigore del Codice della crisi prevista per il prossimo 1° settembre. La maggioranza delle norme viene rinviata al 16 maggio 2022: un termine che dovrebbe consentire la modifica degli istituti «poco flessibili» e il recepimento della direttiva Insolvency (2019/10239).

Lo slittamento più lungo (al 31 dicembre 2023) tocca la parte di maggiore novità del Codice, ossia il sistema di allerta obbligatorio e automatico (che, a questo punto, chissà se vedrà mai la luce), giudicato troppo rigido per far fronte alle esigenze della crisi e sostituito da un percorso volontario, denominato «composizione negoziata». D’altronde, l’allerta esterna da parte di enti fiscali e previdenziali era stata già prorogata dal Dl 41/2021 e dalla legge di conversione.

Le norme operative subito

Tutti questi rinvii non toccano però un pacchetto di norme del Codice (si veda la scheda in dieci punti) che facilitano il ricorso alle soluzioni negoziate e agli strumenti alternativi al fallimento, come ad esempio la «convenzione di moratoria» che permette all’imprenditore di accordarsi con i creditori per dilazionare scadenze e impegni o l’estensione dell’efficacia degli accordi di ristrutturazione a tutti i creditori non aderenti. Queste norme diverranno operative non appena il Dl verrà pubblicato in Gazzetta Ufficiale, probabilmente all’inizio di settembre, in concomitanza con la riapertura del Parlamento.

Si allunga così l’elenco dei “pezzi” del Codice della crisi stralciati dal complesso della riforma e fatti entrare in vigore in anticipo: il 25 dicembre scorso sono, ad esempio, diventate operative le modifiche alla legge 3/2012 che aumentano le chance di liberazione dai debiti di persone fisiche, professionisti e piccole imprese, mentre lo scorso autunno erano state introdotte le norme sulla transazione fiscale e previdenziale che il Dl del 5 agosto ha ulteriormente ritoccato (si veda il Sole24ore del 9 agosto).

La composizione negoziata

Il Dl rinvia l’allerta ma prevede un nuovo percorso di risanamento, la «composizione negoziata» delle crisi, cui potranno accedere anche le aziende più piccole (non ci sono requisiti dimensionali). Si tratta di una strada volontaria, extragiudiziale con due protagonisti: da una parte, l’imprenditore, cui spetta la decisione di percorrerla e che mantiene la gestione dell’impresa; dall’altra, l’esperto indipendente che assiste l’imprenditore nella ricerca delle soluzioni e nelle trattative con i creditori ma garantisce anche su trasparenza e assenza di intenti dilatori. Il Dl prevede anche incentivi fiscali e misure protettive.

Il nuovo percorso partirà però il 15 novembre: nel frattempo il ministero della Giustizia dovrà definire con un decreto la piattaforma unica nazionale di accesso, il test di autodiagnosi (utilizzabile anche in via preventiva) che consente alle imprese di verificare la propria situazione e le possibilità di risanamento. Disciplinerà anche la formazione degli esperti.

Si tratta, quindi, di uno snodo fondamentale per capire come funzionerà la nuova procedura e soprattutto se potrà rappresentare una chance reale peer l’emersione dalle crisi.

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