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Il sorteggio beffa Milano l’Agenzia del farmaco assegnata ad Amsterdam

Milano beffata dalla sfortuna, al sorteggio perde l’assegnazione dell’Agenzia Ue per il farmaco in favore di Amsterdam. Una sconfitta dolorosa (l’Ema vale quasi 2 miliardi di indotto all’anno) ma non politica, visto che la Madonnina era uscita in testa alle prime due votazioni. Chi invece prende uno schiaffo senza precedenti è la Germania: nel giorno in cui rinuncia alla formazione del suo nuovo governo, Merkel subisce un ammutinamento in Europa. Non solo Bratislava – appoggiata da Berlino per l’Ema – esce al primo turno, ma pure Francoforte, grande favorita per l’Eba (banche), viene triturata, con Parigi che vince, anche lei grazie al sorteggio, su Dublino. Un tracollo che lascia intravedere nuovi equilibri nell’Unione. Sul banco degli imputati infine il farraginoso sistema di voto per l’assegnazione delle due agenzie in fuga da Londra per la Brexit, da sempre contestato dall’Italia. A ragione, visto che ieri entrambe le votazioni sono finite alle buste: un inedito, un assist alla retorica antieuropea.
Al primo turno ogni paese aveva 6 voti a disposizione da distribuire su tre pretendenti. Milano finisce prima tra le 16 in corsa per l’Ema con 25 punti. A cinque lunghezze Amsterdam e Copenaghen. Fuori Bratislava, paladina dell’Est che nonostante una candidatura tecnicamente disastrosa era appoggiata da Berlino in una logica di “appeasement” con il blocco orientale e di scambio di voti per Francoforte sull’Eba. È un primo segnale di cedimento dell’egemonia tedesca. Il ministro slovacco, infuriato, lascia il tavolo, portando all’astensione del suo paese nei successivi due turni. In sala, nei corridoi e tra Cancellerie si negozia. Il sottosegretario Sandro Gozi da Bruxelles è in contatto con Gentiloni, che ferma il suo volo di Stato a Genova per seguire il voto: sente Costa, Tsipras, Ratas, Orban e Rajoy e si messaggia con Macron e Merkel per il rush finale. Al secondo turno Milano prende 12 punti, Amsterdam 9, Copenaghen esce. Il pacchetto di voti danese va alla capitale olandese, tranne uno. Cosi al ballottaggio, causa astensione slovacca, è pareggio: 13 a 13. A quel punto il viceministro estone, Matti Maasikas, da una grande palla di vetro tra i due bussolotti estrae quello di Amsterdam. «Che beffa», la reazione di Gentiloni. «Come perdere una finale mondiale con la monetina », dice a caldo Gozi ricordando il lavoro di squadra di governo, regione, comune e industria che aveva portato a una candidatura italiana raramente solida. Milano è stata votata dal Sud, da diversi paesi dell’Europa centro- orientale e da qualche baltico. Anche dalla Francia, con tanto di favore ricambiato a Parigi sull’Eba. Ma qualcuno tra chi aveva promesso un voto ha tradito. Infine Berlino dopo l’uscita di Bratislava ha appoggiato Amsterdam seguita dalla Spagna per assicurarsi i favori di Merkel nella crisi catalana. Pochi minuti dopo però la Germania ha pagato il conto. Al primo turno sull’Eba Francoforte ha incassato una trentina di voti, ma al secondo ne ha presi solo 4. Una ribellione dei governi che appena avvertita l’inedita debolezza tedesca si sono tolti qualche sassolino dalla scarpa. Al ballottaggio anche tra Parigi e Dublino è stato pareggio, con il bussolotto che ha premiato la Francia. Gli sconfitti possono cercare il riscatto con la presidenza dell’Eurogruppo (sarà assegnata il 4 dicembre). I socialisti reclamano il posto, ma tra veti incrociati al momento resta in piedi solo lo slovacco Peter Kazimir, di centrosinistra ma poco apprezzato dai colleghi perché rigorista. Per questo prende quota la conferma dell’olandese Dijsselbloem, altro socialista poco gradito ai compagni. Così il Ppe sogna il colpaccio con l’austriaco Schelling. Il governo italiano continua a spendersi per Padoan: il ministro uscirà allo scoperto solo se avrà la sicurezza di vincere. Altra partita difficilissima.

Alberto D’Argenio

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