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Sorpresa Telecom converte le risparmio e risponde ai francesi

MILANO.
Era da almeno 15 anni che il mercato aspettava la conversione delle risparmio in ordinarie. Ieri finalmente il cda di Telecom Italia ad unanimità ha votato il progetto di trasformare i titoli rnc in azioni con diritto di voto. Il fatto curioso è che l’operazione che comporterà una diluizione di un terzo del capitale ordinario, avviene proprio ora che il miliardario francese Xavier Niel ha rilevato opzioni sul 15,2% della società, a valle degli acquisti della connazionale Vivendi (socia al 20,5%). Ma proprio l’ingresso di Niel in Telecom ha fatto sì che gli investitori tornassero a puntare sulle ordinarie, a scapito delle risparmio, rendendo possibile che si verificassero le condizioni di mercato necessarie per rendere l’operazione conveniente per entrambe le classi di azioni. Le risparmio rinunciano alla maggiorazione sul dividendo (pari al 2% del capitale sociale), ma ottengono i diritti di voto e un premio ben superiore a quei 9,5 centesimi di conguaglio che gli vengono chiesti per la conversione. Se la conversione facoltativa non avesse successo, ne seguirà una obbligatoria che prevede un conguaglio di 0,87 rnc per ogni ordinaria e una terza via resta il recesso, che però non è conveniente perché equivale a 0,9241 euro. L’operazione deve essere approvata dalle assemble ma ci sono pochi margini di errore, perché crea valore per tutti gli stakeholders. Telecom incassa 570 milioni e ne risparmia 166 di extra cedole, un valore che attualizzato al costo medio del capitale ponderato significa sinergie per 2,3 miliardi. Morale, anche le azioni ordinarie, il cui peso viene ridimensionato del 31% sui diritti di voto, ne guadagnano subito circa 15 centesimi per azione, più il beneficio che deriverà al gruppo, dopo la conversione, di tornar a far parte dell’Eurostoxx 50, dove nel calcolo della capitalizzazione e della liquidità di un azienda sono escluse le azioni senza diritti di voto. Nessuna delle grandi aziende europee del settore ha azioni rnc, e se da una parte la conversione equivale a un adeguamento agli standard internazionali, dall’altra facilita anche matrimoni futuri tra rivali sia del comparto media che della telefonia. Fonti finanziarie riferiscono inoltre, che nei mesi scorsi si sono notati acquisti di azioni rnc sia da parte di investitori d’Oltralpe, che di gruppi finanziari brasiliani, ipotesi che sono però difficili da verificare dato che le azioni di risparmio sono al portatore. Infine ieri Telecom ha approvato una modifica della sua organizzazione interna, che è stata discussa in serata tra i vertici e i sindacati, e i risultati della trimestrale: fatturato di 14,9 miliardi di euro (-6,9%), un ebitda di 5,6 miliardi in calo per oneri non ricorrenti pari a 460 milioni. L’utile scende a 362 milioni (985 mln nel 2014).
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