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Sorpresa, sono i distretti a trainare il Pil

C’è una letteratura economica che continua a giudicare sorpassato il modello distrettuale e ne decreta periodicamente la morte. Fortunatamente la realtà va da tutt’altra parte e i distretti non solo hanno tenuto botta davanti a cinque anni di crisi ma sono i meglio attrezzati per intercettare la ripresa della domanda mondiale. La «notizia», se vogliamo considerarla tale, arriva dal Servizio studi e ricerche di Intesa Sanpaolo che studia con particolare attenzione le dinamiche dell’industria di territorio. E allora vediamo dati e previsioni. Nel 2014 l’evoluzione del fatturato delle imprese dei distretti dovrebbe segnare un incoraggiante +2,2%, molto al di sopra quindi dell’incremento del Pil italiano, diagnosticato per l’anno in corso attorno al mezzo punto o appena su. L’anno successivo, il 2015, le imprese distrettuali dovrebbero aumentare i ricavi addirittura del 4,7%. «A quel punto — sottolinea Gregorio De Felice, capoeconomista della banca — i distretti saranno riusciti a recuperare la maggior parte del fatturato che avevano dovuto lasciare per strada negli anni della recessione. Se prendiamo come riferimento i livelli del 2008 mancherà solo l’1,4%». Un miracolo, visto che se prendiamo in esame l’intero manifatturiero italiano il raffronto 2015 su 2008 segna comunque una perdita di ricavi del 9,4%. Dunque i distretti promettono di perdere meno degli altri e di riprendere a correre più velocemente.
A guidare la volata dei territori è il settore meccanico che esce dalla recessione con una rinnovata capacità di cogliere i mutamenti della domanda internazionale e che nel 2015 crescerà oltre il 6%. Non era affatto scontato e riguarda in primo luogo la meccanica di processo che si conferma come una grande eccellenza del made in Italy. De Felice ne parla come di «un mid-tech italiano che ha saputo affinare la sua specializzazione e può darci una grande spinta per i prossimi anni». Dietro la meccanica e i prodotti in metallo spuntano gli altri settori tradizionali dell’offerta italiana: i mobili che dopo un 2014 attorno a +2% dovrebbero prodursi in un 2015 vicino al 5% di incremento; il sistema moda e l’alimentare con un ritmo di crescita più contenuto. È interessante notare come dagli studi di Intesa Sanpaolo si segnali una buona risalita persino dei distretti dell’elettrodomestico in virtù, anche in questo caso, della domanda estera. I punti di forza dei distretti sono sostanzialmente quattro: una quota maggiore di imprese che esportano, un numero di partecipate estere ragguardevole (pari a 35 su 100), una capacità di produrre brevetti che supera il 50% delle imprese e anche un numero crescente di marchi. In parole povere l’industria di territorio esce dalla crisi più internazionalizzata, più innovativa e più attenta al marketing. «Si ha la sensazione che abbiano raggiunto una massa critica nell’innovazione e che ciò si traduca in maggior vantaggio competitivo», annota De Felice.
Le imprese distrettuali che fanno più investimenti diretti all’estero sono anche quelle che esportano di più, non c’è quindi un effetto di sostituzione a danno dei territori. La presenza all’estero «è concepita come una base di sviluppo per opportunità di vendita difficilmente soddisfabili dall’Italia». Anche le filiere di fornitura tengono perché i Piccoli garantiscono alle imprese capofila «qualità, affidabilità e time to market» superiori ai componentisti stranieri. Tra tante notizie positive però Intesa Sanpaolo segnala un pericolo rosso: «Nei distretti c’è una perdita progressiva di molte competenze e occorre quindi un rilancio di tutto il sistema formativo. Dalle scuole professionali all’università».

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