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Sorpresa in Borsa: la regina è popolare (Milano)

T ra le 14 banche commerciali italiane quotate sul listino di Piazza Affari, nei primi sei mesi del 2012 solamente tre hanno chiuso in positivo il bilancio di metà anno. Al 30 giugno scorso, infatti, se si escludono le performance della Banca Popolare di Milano (+19,1%), del Banco Popolare (+4,62) e del Credito Emiliano (+2,91%), tutte le altre hanno chiuso in rosso. Si va dalla perdita frazionale della Popolare di Spoleto (-0,75%) — banca pronta a un aumento di capitale fino a 30 milioni, di cui Mps è socio al 26 per cento —, fino al dimezzamento del valore di Banca Carige (-54,23%), passando attraverso tutti i big del settore, da Intesa Sanpaolo (-16,50%), al Monte dei Paschi di Siena (-23,33), fino a Unicredit (-33,2%), la più penalizzata tra le grandi istituzioni finanziarie, che dal primo gennaio ha lasciato sul terreno un terzo del proprio valore. Val la pena di evidenziare che le banche prevalentemente di investimento, o con business particolare, come Banca Generali (+24,37%), Profilo (+8,72%), Mediobanca (-22,91%) e Mediolanum (-10,11%), non sono state considerate.
Conferme…
Per i risparmiatori che ancora continuano a credere nel settore come possibilità di investimento, la notizia è allarmante, ma non presenta elementi di novità. Il settore del credito è da tempo chiamato a un profondo ripensamento del proprio business e tra crediti in sofferenza, esuberi di personale per decine di migliaia di persone e crollo dei consumi, viene difficile immaginare una cornice economica diversa dall’attuale.
Unicredit ha appena annunciato l’ennesimo riordino interno: prima il bancone, poi le «banchine», ma intanto il titolo in sei mesi dice «meno 33». Intesa appare meno fluttuante — ha perso la metà rispetto a Piazza Cordusio — ma deve mettere mano a una radicale riorganizzazione: 5.648 sportelli in Italia sono troppi e ci sono quasi diecimila dipendenti in esubero. Il Monte dei Paschi poi non sarà quello che ha sognato di essere e se i tempi fossero meno grami — per tutti — Bnl-BnpParibas si sarebbe già appropriata della rete Antonveneta. Una situazione pesante, che non muta in maniera sostanziale se aggiorniamo la classifica a venerdì scorso (Bpm +12%; Intesa Sanpaolo -23%; Mps -30%; Unicredit -36,74%).
…E sorprese
In un simile contesto, colpisce la performance della Banca Popolare di Milano. Con l’ex presidente Massimo Ponzellini agli arresti domiciliari, un paio di inchieste della magistratura in corso e nonostante 500 milioni di Tremonti bond ancora da restituire, il mercato in questi primi sei mesi dell’anno ha premiato sostanzialmente il cambio di proprietà e dei vertici del management. L’arrivo di Andrea Bonomi e dell’amministratore delegato Piero Luigi Montani hanno coinciso con lo «sdoganamento» dell’istituto di piazza Meda agli occhi dei maggiori investitori istituzionali. La Borsa ha premiato il cambio di cavalli, ma perché la luna di miele non finisca in fretta è necessario che Montani passi rapidamente dalle parole ai fatti.
Il cambiamento
Per anni la Popolare di Milano è stata il centro di un modo diverso di fare banca, dove si sono esaltati gli aspetti cooperativistici e sociali. Poi, questa dimensione ha lasciato spazio a degenerazioni, al sopravvento di logiche estranee sia al business che all’interesse complessivo degli stakeholder. Quell’epoca è finita. Lo sa bene Montani, che con il presidente del Consiglio di gestione, Bonomi, ha da poco fatto recapitare a tutti i dipendenti una lettera in cui si dice: «stiamo ponendo le fondamenta per il rilancio di Bpm che sarà possibile solo grazie all’impegno di tutti voi; dovremmo affrontare dei sacrifici perché non è possibile realizzare un serio cambiamento senza fatica o difficoltà». Fatica e difficoltà che si riassumono in una riorganizzazione interna e in un piano di esuberi che toccherà un migliaio dei circa seimila dipendenti, passaggio questo che pare imprescindibile per il rilancio del gruppo. Che intanto prende forma con il recente arrivo, a capo dell’organizzazione della macchina interna, di Maria Louise Arscott, proveniente da Intesa Sanpaolo. I dettagli dell’operazione di rilancio saranno nel piano industriale che verrà presentato probabilmente martedì della prossima settimana, 24 luglio. Un piano che dettaglierà la cifra dell’intervento di Montani e Bonomi sul futuro della Popolare di Milano.

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