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Sorpresa: gli istituti italiani meno rischiosi della media Ue

Spesso appesantite nei rating dal rischio paese, le banche italiane si riscattano al banco di prova della Vigilanza Bce. L’esame Srep relativo al 2019 pubblicato ieri – che individua i punti di debolezza delle banche europoee e definisce i requisiti prudenziali aggiuntivi per il 2020 – mette in evidenza un comparto creditizio italiano tutto sommato in salute, anche se polarizzato: un mercato formato da non poche eccellenze che spiccano a livello europeo, diverse realtà allineate alle media del Vecchio Continente, e qualche istituto che rimane più indietro sul fronte del controllo dei rischi.

Le 11 banche italiane sottoposte al vaglio del Single Supervisory Mechanism si sono viste assegnare da Bce un requisito prudenziale medio di Pillar 2 (P2r) pari al 2,07%. Il dato – che non considera Carige, il cui Srep non è stato inserito dalla Bce nell’elenco – si rivela di qualche centesimo inferiore al dato medio delle 109 banche vigilate da Bce, pari al 2,14%. A un Pillar 2 più basso corrisponde una minore rischiosità intrinseca della banca, e di conseguenza una minore richiesta di capitale aggiuntivo rispetto ai minimi regolamentari.

È la conferma che le banche italiane sono percepite dagli ispettori di Francoforte parimenti rischiose, se non addirittura meno problematiche, rispetto alle concorrenti europee. Segno che le banche domestiche hanno fatto importanti passi avanti sul fronte del presidio dei rischi in particolare sul fronte degli Npl, anche se va detto che molto è ancora da migliorare sul versante della governance e della sostenibilità del business model.

Ovviamente il cuscinetto di Pillar 2 imposto da Bce è il punto intermedio di una forchetta che va dall’1% dei casi più brillanti (Credem) al 3% delle banche meno attrezzate sotto il profilo del controllo dei rischi (Popolare Sondrio e Mps). In questo senso la banca emiliana conferma la sua eccellenza non solo a livello domestico ma nel quadro europeo: è infatti la banca commerciale con il requisito patrimoniale più basso di tutta Europa, ed è superata solo da 2 banche francesi (Sfil e Crh, la prima controllata direttamente dallo Stato, l’altra specializzata nel rifinanziamento dei mutui residenziali) che presentano un requisito patrimoniale inferiore (0,75%). Il gruppo emiliano non è da solo: tra le banche italiane da evidenziare è il risultato di Mediobanca, che si posiziona sul quarto gradino nell’elenco delle richieste più basse di capitale aggiuntivo, con un cuscinetto dell’1,25%. Dietro Piazzetta Cuccia, di rilievo il dato di Intesa Sanpaolo (1,5%), prima tra le grandi banche commerciali europee per minore rischiosità assieme ad altri colossi del calibro di Credit Agricole e Santander. Bene anche UniCredit (1,75%), unica banca italiana ad aver registrato una limatura del buffer di Pillar 2 (rispetto al 2% dell’anno precedente) per i miglioramenti sulla qualità degli attivi. Nella fascia compresa tra il 2 e il 2,5% si attestano le altre grandi banche italiane. Si va dal 2% di Bper al 2,25% di Ubi, BancoBpm e Ccb fino al 2,5% di Iccrea. In coda al listone europeo si posizionano invece – con un requisito aggiuntivo del 3% – Mps e Banca Popolare di Sondrio. Se per il gruppo senese il cuscinetto è una conferma, per la banca valtellinese l’incremento dello 0,75% è arrivato come una sorta di ammonimento dopo le mancate cessioni di Npl.

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